A pochi chilometri da Valdobbiadene, nella zona in cui il fiume Piave piega verso sud e le colline del Prosecco Superiore DOCG iniziano a scendere verso la pianura, c’è un borgo che la maggior parte dei turisti attraversa senza fermarsi.
Vidor è in provincia di Treviso, si trova all’ingresso del Quartier del Piave, e in autunno diventa uno dei posti più fotogenici e meno affollati del Veneto.
Il motivo è semplice: i filari di Glera, il vitigno base del Prosecco, in ottobre e novembre si tingono di giallo caldo, ocra, arancio bruciato. Le colline che lo circondano, inserite dal 2019 nel Patrimonio Mondiale UNESCO come parte del sito “Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”, assumono una luce diversa da quella estiva. Più bassa, più radente, più favorevole a chi fotografa e a chi cammina.
L’abbazia che sopravvisse alla Grande Guerra
Il primo punto fermo di una visita a Vidor è l’Abbazia di Santa Bona, che sorge esattamente dove ci si aspetterebbe di trovarla: tra il fiume e le colline, in una posizione che nel Medioevo era strategica quanto oggi è silenziosa.
Fondata tra il XII e il XIII secolo, era la prima abbazia benedettina dipendente da Pomposa nella diocesi di Ceneda e la più settentrionale del territorio. Divenne monastero nel 1175. I monaci che la abitarono si dedicarono a lungo alla bonifica delle terre intorno, creando il sistema agronomico della Valbone, ancora oggi considerato tra i migliori esempi di gestione agricola storica nel nord Italia. Le aree Palù circostanti fanno parte della rete Natura 2000.
La chiesa romanica conserva un affresco di San Cristoforo, patrono dei traghettatori, e il chiostro gotico ha colonne annodate dal profilo insolito, che la tradizione lega al simbolismo della doppia natura di Cristo. Sopra i capitelli dell’ingresso si trovano due croci che alcune fonti collegano ai Templari, senza prove documentate ma con una certa insistenza narrativa locale.
Nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, l’abbazia fu quasi completamente distrutta: servì come ospedale da campo con un centinaio di posti letto prima di Caporetto, poi finì travolta dagli eventi. I proprietari privati che la acquistarono in seguito la ricostruirono quanto più fedele possibile all’originale.
I vigneti, la camminata e il Col Carpenon
L’escursione più accessibile dal borgo è un anello di circa 6 km che parte dalla chiesa di Vidor, a circa 150 metri di quota, sale fino al Col Carpenon a 235 metri e ridiscende attraverso i vigneti.
Il dislivello è minimo, la difficoltà è bassa, il tempo di percorrenza è circa due ore senza soste. La prima metà è quasi pianeggiante e attraversa boschi e canali tra i filari; la seconda sale dolcemente verso il punto panoramico da cui si vedono il Cesen, il Monte Grappa e il greto del Piave. La segnaletica è discreta ma non sempre continua: un GPX scaricato in anticipo è utile.
A metà percorso c’è una piccola cappella della Madonna delle Grazie. Verso la fine, una cappella votiva ricorda i caduti della Prima Guerra Mondiale: in questa zona del Veneto la Grande Guerra non è archeologia ma strato sottile, quasi a fior di terra.
Non ci sono punti di ristoro lungo il percorso. Meglio uscire con acqua e qualcosa da mangiare, possibilmente acquistato nelle cantine della zona.
Cosa c’è intorno: Valdobbiadene e il Quartier del Piave
Valdobbiadene è a meno di dieci chilometri, ed è il punto di riferimento per chi vuole approfondire la zona del Prosecco Superiore DOCG. Qui si trovano alcune delle cantine più strutturate del territorio, aperte per degustazione in autunno, dopo la vendemmia.
La Strada del Prosecco, che collega Conegliano a Valdobbiadene attraverso le colline UNESCO, passa a pochi chilometri da Vidor e può essere percorsa in auto, in bici o a piedi a tappe. Non è un’attrazione singola ma un corridoio di paesaggio che in ottobre e novembre è al suo meglio. Arrivate a Farra di Soligo, ne vale la pena.
Asolo, a circa 15 chilometri verso sud, aggiunge un livello diverso alla giornata: borgo medievale, Rocca, il centro storico che ha ispirato Robert Browning e Eleonora Duse. Insieme a Vidor e Valdobbiadene compone facilmente un weekend lungo senza dover allontanarsi dal triangolo.
Info pratiche e come arrivare
Vidor si trova in provincia di Treviso, nel Veneto. Per l’Abbazia di Santa Bona: per informazioni sul comune chiamare 0423 986450. Il borgo non ha un vero e proprio centro visitatori, e parte del suo fascino è proprio quello.
In auto da Treviso: circa 35 minuti sulla SR348. Da Venezia: circa un’ora. Da Trento: circa un’ora e mezza passando per Bassano del Grappa. Parcheggio disponibile nei pressi della chiesa, punto di partenza dell’escursione sui colli.
In treno la stazione più vicina è Montebelluna, collegata da Treviso in circa 20 minuti: da lì si raggiunge Vidor in auto o in taxi per altri 15 minuti circa.
Il periodo migliore per visitare è da metà ottobre a metà novembre, quando i colori dei vigneti sono al picco e le cantine propongono degustazioni post-vendemmia. Le giornate si accorciano ma il paesaggio guadagna quella luce bassa che d’estate non c’è mai.
Foto https://www.valdobbiadene.com/, Di Colbertaldo – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=97239140, Colbertaldo – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=130759269, Colbertaldo – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=130969407
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