Il Lago di Como attira ogni anno milioni di visitatori verso le ville, i battelli, i lungolago di Bellagio, Varenna e Cernobbio.
Ma sulla sponda occidentale, nel piccolo comune di Ossuccio, oggi parte di Tremezzina, c’è qualcosa che sfugge quasi completamente ai circuiti turistici: un sito dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2003, insieme agli altri Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia.
Si chiama Sacro Monte di Ossuccio, e merita molto più spazio di quello che gli viene dedicato.
Il sentiero UNESCO
Il percorso parte dal paese, si inerpica tra gli olivi e la vegetazione mediterranea fino a quota 419 metri sul livello del mare, e porta al Santuario della Beata Vergine del Soccorso. Lungo la salita, si incontrano quattordici cappelle barocche costruite tra il 1635 e il 1710, probabilmente su iniziativa dei Francescani e di alcune famiglie nobili locali. Ciascuna cappella è dedicata a uno dei Misteri del Rosario: Gaudiosi, Dolorosi, Gloriosi. 
Non era semplicemente devozione. Era comunicazione. In un’epoca in cui la maggior parte della popolazione non sapeva leggere, queste cappelle funzionavano come un racconto visivo, una sequenza di scene tridimensionali che chiunque poteva capire. Il progetto si completò con il santuario, che funge da quindicesima tappa.
Le statue
L’elemento più sorprendente del Sacro Monte di Ossuccio sono le circa 230 statue in stucco e terracotta a grandezza naturale che popolano le cappelle. La maggior parte è opera di Agostino Silva, scultore del Seicento originario di Morbio Inferiore, con contributi della sua bottega familiare, i Francesco Silva e Gianfrancesco Silva.
Le figure non sono personaggi astratti o stilizzati: i costumi riprendono l’abbigliamento dei contadini e dei nobili locali del XVII secolo. Sono persone riconoscibili, colte in momenti precisi della narrazione evangelica. Gli affreschi che completano le scene interne sono attribuiti a Carlo Gaffuri, Innocenzo Torriani, Gian Paolo Recchi e Salvatore Pozzi.
Sotto il santuario, scavi recenti hanno portato alla luce tracce di un impianto cultuale di epoca romana, probabilmente dedicato a Cerere. Il luogo aveva già una funzione sacra secoli prima che arrivassero i Francescani.
La vista sull’Isola Comacina
Dal percorso e dal sagrato del santuario, la prospettiva sul lago è diretta e inattesa. Di fronte si vede l’Isola Comacina, l’unica isola del Lago di Como, con la sua storia travagliata di distruzioni medievali e abbandoni. In autunno, la luce radente del pomeriggio trasforma il colore dell’acqua e degli uliveti in qualcosa che vale già da solo il viaggio.
Il contesto paesaggistico era parte integrante del progetto originario: le cappelle sono costruite in modo da integrarsi con la vegetazione, non da dominarla. Chi ha progettato questo percorso sapeva esattamente cosa stava facendo.
Come si visita
L’accesso al Sacro Monte di Ossuccio è gratuito. Il sentiero è aperto tutti i giorni, indicativamente dalle 7:00 alle 19:00 (meglio verificare con il santuario prima di andare, specialmente fuori stagione). Il santuario celebra messe con orari che variano per stagione.
Il percorso ha gradini, selciato, ghiaia e tratti in terra battuta: non è adatto a persone con difficoltà motorie, a meno di accordarsi preventivamente con il rettore del santuario, che può autorizzare l’accesso in auto per chi ha contrassegno disabili. Vicino al santuario c’è un’area picnic e servizi igienici. Mangiare e bere lungo il sentiero delle cappelle non è consentito.
Come arrivare
In auto, l’accesso più diretto è dall’autostrada A9, uscita Lago di Como, poi la SS340 verso Tremezzina e Ossuccio. Ci sono parcheggi vicino alla prima e alla quarta cappella, ma non è possibile salire fino al santuario in auto (salvo autorizzazione per disabili).
In treno, la stazione più vicina è Menaggio-Cadenabbia sulla linea Como-Colico. Da lì si prosegue in bus o in battello. Il lago è servito da traghetti e aliscafi che toccano Ossuccio e la sponda ovest, con frequenze che variano per stagione. Per tour organizzati e informazioni locali, il riferimento è l’Ufficio del Turismo di Tremezzo.
Quando andare
L’autunno è il momento migliore: il flusso turistico si riduce, gli olivi sono ancora verdi, la luce è più orizzontale e valorizza i dettagli architettonici delle cappelle. La primavera è valida ma più affollata. D’estate il caldo rende la salita meno piacevole. L’inverno offre solitudine quasi assoluta, con il rischio di trovare alcune cappelle chiuse.
Foto https://www.sacrimonti.org/, https://www.lombardiabeniculturali.it/
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Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor – tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.
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