Febbraio 1834. Il Beagle risale lo Stretto di Magellano e un giovane naturalista inglese guarda la costa: boschi fradici, nubi basse, vento che piega tutto. Charles Darwin la chiama «una scena di desolazione». Poi, testardo, sbarca e sale sul Monte Tarn, la cima che domina il promontorio. Quasi due secoli dopo quel promontorio è ancora lì, praticamente identico. Niente strade, niente paesi, niente rifugi. Solo un sentiero sulla costa, fiumi da guadare e una croce di metallo nel punto in cui il continente americano smette di esistere.
È Cabo Froward, l’estremità meridionale della terraferma sudamericana, e sta per diventare un parco nazionale. National Geographic l’ha inserito nella lista Best of the World 2027 proprio per questo: è uno degli ultimi posti in cui si può arrivare alla «fine del mondo» con le proprie gambe, prima che diventi una meta come le altre.
Perché National Geographic l’ha scelto
Perché nel 2027 dovrebbe nascere ufficialmente il Parque Nacional Cabo Froward. Il terreno, oltre centomila ettari di foreste subantartiche, torbiere e coste, è stato donato allo Stato cileno dalla fondazione Rewilding Chile, quella creata da Kristine Tompkins, e andrà ad aggiungersi alla Ruta de los Parques de la Patagonia, la rete di parchi che corre lungo il sud del Paese per circa 2.700 chilometri. Il piano prevede in cinque anni sentieri segnalati, aree di campeggio, servizi e un rifugio alla Cruz de los Mares. Il resto del territorio resterà selvaggio.
A piedi: il sentiero sulla costa fino alla croce
Tutto parte da Punta Árbol, dove finisce la strada sterrata che scende da Punta Arenas lungo lo stretto. Da qui un sentiero costiero di circa 38 chilometri arriva fino alla Cruz de los Mares, la grande croce metallica piantata sul promontorio. Non è un sentiero di montagna in senso classico: è spiaggia, bosco di faggi australi, torbiera che cede sotto gli scarponi, rocce scivolose. E soprattutto fiumi. Ce ne sono tre da attraversare a guado, con l’acqua che può arrivare alla vita a seconda della marea e delle piogge.

La traversata completa si fa in cinque giorni con campeggio libero, e qui la regola è una sola: con una guida. Gli operatori locali propongono la formula con supporto via mare, in cui tende e cibo viaggiano in barca e si cammina con lo zaino da giornata, e il rientro in barca passando davanti al faro. Lungo la strada si incontrano le rovine di una stazione baleniera di inizio Novecento a Bahía del Águila e la Piedra de la Momia, una guglia di roccia che sembra una figura umana.
A piedi: il faro e il Monte Tarn in giornata
Chi non ha cinque giorni può comunque toccare questa costa. Da Punta Árbol al faro di San Isidro sono circa otto chilometri tra andata e ritorno, in buona parte sulla spiaggia, tra cumuli di conchiglie lasciati dai popoli indigeni. Il faro, acceso nel 1904, ospita un piccolo museo dedicato ai Kawésqar, il popolo di canoisti che ha navigato questi canali per millenni, e alla storia baleniera dello stretto.
La sfida di giornata è il Monte Tarn, la salita di Darwin: oltre 750 metri di dislivello, circa sei ore tra andata e ritorno da Punta Árbol, attraverso bosco, torbiere e vento. In cima, con il cielo pulito, si vede lo stretto aprirsi verso la Terra del Fuoco. Nel bosco vive anche il huemul, il cervo andino in pericolo di estinzione: vederlo è una fortuna, ma non un miracolo.
In acqua: kayak e balene
La fine del continente si può raggiungere anche pagaiando. Esistono spedizioni in kayak di mare di tre o quattro giorni da San Isidro fino al capo, con buone probabilità di incontrare delfini australi, uccelli marini e, in estate, megattere. Per chi preferisce restare all’asciutto, da Bahía Carrera partono all’alba uscite in catamarano di una giornata che doppiano Cabo Froward e arrivano al parco marino Francisco Coloane, una delle aree di alimentazione delle megattere più note del Sud America. Le balene si vedono in genere da dicembre a marzo.
| Quanto è impegnativo
Punta Árbol – Faro di San Isidro: Circa 8 km andata e ritorno, quasi in piano, in parte su spiaggia. Facile, adatto a tutti. Monte Tarn: Oltre 750 m di dislivello, circa 6 ore A/R da Punta Árbol, tra bosco e torbiere. Impegnativo per fondo e vento più che per tecnica. Traversata fino alla Cruz de los Mares: Circa 38 km in 5 giorni con campeggio libero e tre guadi. Solo con guida. Per escursionisti esperti e abituati al maltempo. Kayak: Spedizioni di più giorni in mare aperto: serve esperienza o almeno una buona forma fisica, sempre con guida. Attrezzatura: Guscio impermeabile serio, strati termici, scarpe da guado, ghette, sacche stagne, tenda da vento. Avvertenze: Da dicembre a febbraio le raffiche possono avvicinarsi ai 100 km/h. Lasciare sempre uno o due giorni di margine nel programma. Nessuna copertura telefonica lungo buona parte del percorso. |

| Perché nel 2027
Entro fine 2027: Creazione prevista del Parque Nacional Cabo Froward, nuovo tassello della Ruta de los Parques de la Patagonia. Prossimi cinque anni: Piano di Rewilding Chile per sentieri segnalati, aree di campeggio, servizi e un rifugio alla Cruz de los Mares. Il vantaggio di andarci adesso: Infrastrutture ancora minime e pochissimi visitatori: un’esperienza che tra qualche anno potrebbe essere diversa. |
Quando andare
Durante l’estate australe, all’incirca da ottobre ad aprile. Ottobre e novembre sono più asciutti e meno frequentati; dicembre e gennaio offrono oltre 16 ore di luce al giorno, temperature massime intorno ai 12-13 gradi e notti vicine allo zero. È anche il periodo delle megattere, ma pure quello del vento più forte. D’inverno la zona resta accessibile solo a spedizioni attrezzate.
Come arrivare dall’Italia
Si vola a Santiago del Cile, con uno scalo in un hub europeo come Madrid, e da lì a Punta Arenas con un volo interno di circa tre ore e mezza. Dall’aeroporto si noleggia un’auto e si segue la Ruta 9 verso sud lungo lo Stretto di Magellano: circa 70 chilometri, gli ultimi su sterrato, per un’ora e mezza di guida fino a Punta Árbol. In alternativa, gli operatori che organizzano trekking e spedizioni in kayak offrono il trasferimento da Punta Arenas.
Domande frequenti
Cabo Froward è già un parco nazionale?
Non ancora: il terreno è stato donato allo Stato e la creazione ufficiale del parco è prevista entro la fine del 2027. Il sentiero costiero, però, è già percorribile.
Si può arrivare alla Cruz de los Mares da soli?
È fortemente sconsigliato. Il percorso ha guadi impegnativi, maree, vento e nessun servizio: la traversata si fa con guide locali, in genere in cinque giorni.
Che cosa si può fare in un solo giorno?
La camminata fino al faro di San Isidro e al suo museo, la salita al Monte Tarn per chi è allenato, oppure un’uscita in catamarano per vedere il capo dal mare e le megattere.
Qual è il periodo migliore per vedere le balene?
Da dicembre a marzo, quando le megattere si radunano per alimentarsi nell’area del parco marino Francisco Coloane.
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