Col cane in montagna: le regole e i divieti da conoscere

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Il cane in montagna deve essere sempre tenuto al guinzaglio oppure si può lasciare libero? La domanda, e il dubbio circa regole e divieti quando si porta il cane in montagna, in inverno come in estate, è sempre, sostanzialmente questa (e qui c’è anche il parere di un veterinario). La legge italiana, purtroppo, non chiarisce in modo inequivocabile se e quando si deve tenere il cane al guinzaglio anche in montagna, se e dove è possibile lasciarlo libero, e quali sono i comportamenti che si possono e si devono adottare quando si porta il proprio amico a 3 zampe sui sentieri e nei boschi (compreso quando si porta il cane in montagna in inverno, per cui puoi leggere qualche utile consiglio qui). Per cercare di capire cosa è permesso e cosa vietato, quando è possibile lasciar libero il proprio cane e quando invece è obbligatorio tenere al guinzaglio il cane in montagna, bisogna tener conto di questi 4 aspetti normativi:

  • Ordinanza Martini, ovvero l’ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dalle aggressione dei cani emessa dal Ministero della Salute il 06 agosto 2013 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 06 settembre 2013)
  • I regolamenti dei singoli comuni
  • I regolamenti delle aree speciali e protette (Parchi Nazionali, Regionali, Locali, etc)
  • Il Decreto del Presidente della Repubblica dell’8 febbraio 1954, n. 320, che all’articolo 82 parla del Regolamento di polizia veterinaria
  • I divieti e/o permessi liberamente imposti dai gestori dei rifugi di montagna

Districarsi in questo puzzle di regole, regolamenti e divieti non è semplice, ma proviamo a fare un po’ di ordine.

Cane in montagna: come comportarsi

Il linea generale, con il cane in montagna bisognerebbe comportarsi conformemente all’Ordinanza Martini del 2013 che come prima cosa stabilisce che il proprietario del cane e/o chiunque, a qualsiasi titolo, accetti di detenere un cane non di sua proprietà”, sono sempre responsabili del suo controllo e della sua conduzione. L’Ordinanza stabilisce anche l’obbligo di condurre il cane “nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico” utilizzando sempre un guinzaglio (di lunghezza massima pari a 1,5 metri), di portare con sé una museruola da applicare nel caso di minaccia all’incolumità di altre persone o cose o su richiesta dell’autorità competente, e di avere con sé il necessario alla raccolta delle deiezioni del proprio cane. Dall’Ordinanza Martini sono esclusi i cani utilizzati da persone con disabilità, i cani da lavoro per la conduzione delle greggi e i cani delle forme armate e dell’ordine. In queste poche indicazioni ci sono una implicazione ben precisa e un’area di dubbio: l’implicazione è che anche in montagna il proprietario è responsabile del comportamento del proprio cane, per esempio nel caso di disturbo o minaccia ad altri escursionisti, di intralcio o arrecato pericolo ad altre persone (sciatori, ciclisti, etc), e che analogamente che in città nel caso di danno arrecato dovrà risponderne personalmente; l’area di dubbio riguarda il fatto che l’Ordinanza Martini parla di aree urbane e luoghi aperti al pubblico, e un sentiero di montagna o un bosco non sono né l’uno né l’altro. Ed è a questo punto che intervengono i regolamenti dei singoli comuni.

Cane in montagna: cosa dicono i regolamenti

Già, perché nel Paese dei molti campanili ogni Comune è libero di emettere ordinanze e regolamenti sulla presenza dei cani in montagna e quindi è sempre bene controllare se ne esistono di particolari e specifici nella località in cui ci si reca. La situazione a questo livello può essere estremamente variegata: non esiste nessun regolamento, e allora è una questione di interpretazione dell’ordinanza Martini e del Decreto del Presidente della Repubblica dell’8 febbraio 1954 (che parla di obbligo di museruola e guinzaglio per i cani condotti nei locali e sui mezzi pubblici, e della sola museruola per i cani non condotti al guinzaglio quando si trovano in luogo aperto al pubblico); nelle aree verdi e boschive vale lo stesso regolamento vigente nel centro abitato (e allora è bene prenderne visione); nelle aree verdi, boschive e di montagna non vige il regolamento del centro abitato e quindi è possibile lasciare libero il proprio cane, tenendo conto della responsabilità circa il suo comportamento; esistono particolari divieti, aree interdette e altre limitazioni, come nel caso delle aree protette.

Il cane in montagna nelle aree protette si può portare?

Capita spesso infatti che le aree naturali, boschive e di montagna ricadano all’interno di parchi naturali di diverso livello (nazionali, regionali, locali) e che a tutela della fauna selvatica sia fatto divieto non solo di lasciar libero il proprio cane ma anche di introdurlo seppur al guinzaglio. Normalmente questo divieto è ben chiaro e ben segnalato al limitare delle aree interessate, con appositi cartelli all’imbocco dei sentieri, delle mulattiere e delle strade carrabili di accesso. Divieti espliciti o meno, questo è un aspetto che un proprietario di cani deve sempre tenere in considerazione. Gli animali selvatici che si possono trovare in montagna, come lepri, caprioli, camosci, marmotte, cervi e daini, sono molto più vulnerabili di quanto si possa pensare, in particolare nella stagione estiva quando si stanno preparando per affrontare l’inverno e/o stanno svezzando i loro cuccioli. Un cane lasciato libero che rincorre un animale selvatico può indebolirlo o disturbarlo fino ad arrecargli la morte, anche a opera degli eventuali predatori. Il nostro cane può altresì essere veicolo di malattie, in particolare tramite le proprie deiezioni che possono veicolare malattie come cimurro, leptospirosi o epatite a mustelidi e canidi come faine, volpi, tassi, donnole, lupi e orsi. Ma è opportuno tener presente anche dei pericoli per il proprio cane, che a contatto con gli animali selvatici potrebbe contrarre la rabbia, il morbo di Aujeszky, trasmesso dal cinghiale, la tubercolosi (nel caso mangiassero da carcasse di animali) e altre malattie endemiche nelle zone di montagna.

Cane in montagna, può entrare nei rifugi?

C’è infine tutta la questione che riguarda l’accesso dei cani ai rifugi di montagna, e qui vale il regolamento previsto dalla Commissione Rifugi del CAI (se si tratta di rifugi del CAI, come spesso è): la legge italiana consente l’accesso dei cani ai locali pubblici (o meglio: non lo vieta) tuttavia ciascun gestore ha facoltà di non ammettere cani nel proprio rifugio, segnalandolo chiaramente all’ingresso. Come dice il regolamento del CAI “non si possono introdurre animali nei rifugi, salvo diverse disposizioni concordate tra Sezioni e Gestore. Qualora gli animali siano ben accetti non si apporrà nessun cartello o al massimo cartelli di benvenuto agli amici a quattro zampe”. Quindi se c’è divieto di accesso al cane nel rifugio questo è legittimo, se non c’è divieto ragionevolmente i cani dovrebbero essere ammessi (nel dubbio sempre meglio chiedere, anche relativamente a quali aree sono accessibili) e se c’è un cartello di benvenuto valgono le regole di qualunque pubblico esercizio.

Foto di 2999607 da Pixabay

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