Il riscaldamento globale rende l’alpinismo sempre più pericoloso

Il global warming potrebbe porre fine alle arrampicate in certe aree montuose? È la conclusione, in effetti un po’ estrema, a cui si potrebbe giungere leggendo lo studio condotto alla Wageningen University, che ha portato alla pubblicazione di un paper dedicato al tema.

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Rocce sempre più instabili

La ricerca olandese, a cura di Arnaud Temme, (assistente professore di Geomorfologia nonché alpinista), ha tratto le conclusioni su base storico-statistica. Temme ha raccolto dati contenuti in molte guide dedicate all’alpinismo e alle vie sulle rocce, concentrandosi su quelle delle Alpi Bernesi, la cui prima guida risale al 1946. Il lavoro ha preso in esame la frequenza di valanghe, le misure dei crepacci, i numeri sulla progressiva degradazione delle rocce e le statistiche sugli incidenti occorsi agli scalatori. In sostanza, si conclude che lo scioglimento del permafrost e il ritiro dei ghiacciai e nevai dovuto all’innalzamento delle temperature ha come conseguenza che le rocce, maggiormente esposte all’aria e agli agenti atmosferici, vedono ridurre le loro stabilità, aumentando i rischi di scivolamento per gli scalatori. Inoltre, ogni volta che l’acqua ghiaccia e successivamente si scioglie nei crepacci, si allargano le dimensioni di queste spaccature nel terreno fino a una ulteriore rottura delle rocce sottostanti.

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Arrampicata su ghiaccio

L’utilità dello studio

Per quanto si tratti di un lavoro teorico che non aggiunge nulla di nuovo alla consapevolezza pratica degli alpinisti, già ben consci dei rischi causati dai cambiamenti climatici, quello dell’università olandese è il primo studio scientifico del genere. In ogni caso lo studio può essere utile per integrare più precisamente le previsioni del tempo in montagna: gli enti locali possono indicare i possibili rischi di frane e crolli rocciosi nelle zone di loro competenza, fornendo informazioni utili agli scalatori.

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