Come gli investimenti sbagliati hanno rovinato campioni milionari

Come gli investimenti sbagliati hanno dilapidato i guadagni di campioni milionari

Guadagnare tanto durante la carriera di atleta professionista non significa che, dopo il ritiro dalle competizioni, si possa campare nel lusso per il resto della vita. Anzi. Nello sport, calcio, basket, boxe, tennis e tutti gli altri, è importante sapere come non fare investimenti sbagliati, e i casi dei calciatori italiani e non, o di atleti di altre discipline, che sono finiti nei debiti e hanno messo a rischio i loro patrimoni insegnano. Da Mike Tyson a Gianluigi Buffon, da Kenny Anderson a Christian Vieri, non sono pochi gli sportivi che non hanno saputo gestire bene i soldi guadagnati in carriera e faticano a vivere di rendita.
Perché succede? Fondamentalmente perché, oltre ad aver dilapidato patrimoni in spese folli, sono stati mal consigliati o addirittura truffati da persone o agenzie inaffidabili e non all’altezza del compito. Vediamo chi sono i calciatori e gli altri atleti che sono si sono infilati in imprese sbagliate e fallimentari, per trarne consigli e imparare a gestire con cautela le proprie finanze.

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Sportivi e debiti: gli investimenti sbagliati

C’è uno studio pubblicato da Sports Illustrated che certifica quanto le superstar possano essere devastanti in campo quanto disastrose nell’amministrazione dei propri beni. Pare che il 35% dei giocatori di NFL dichiari bancarotta o comunque un importante stress finanziario entro due anni dal proprio ritiro mentre, per i giocatori di basket della NBA, la percentuale sale al 60 entro i primi cinque anni. Ma come è possibile che atleti che in media portano a casa almeno una trentina di milioni di dollari in carriera finiscano senza un soldo sul conto corrente?

Campioni finiti sul lastrico

I due pugili Mike Tyson ed Evander Holyfield sono forse i casi più eclatanti: tra borse per gli incontri e sponsorizzazioni hanno guadagnato reciprocamente 400 e 250 milioni di dollari ma entrambi hanno dichiarato bancarotta pochi anni dopo il ritiro e lo stesso vale per decine e decine di atleti celeberrimi che hanno consumato il proprio patrimonio in gioielli, scommesse, amici di dubbia moralità, matrimoni (e conseguenti divorzi) e, spesso, investimenti sbagliati.
Alcuni esempi raccontano storie davvero al limite – come quella di Kenny Anderson, uno dei più forti playmaker della storia recente del basket NBA, che – a dispetto dei 63 milioni di dollari guadagnati in carriera – ha dichiarato bancarotta il giorno dopo aver smesso con lo sport.


Tra le ragioni per cui un grande campione consuma in fretta il proprio patrimonio ci sono le spese folli, i divorzi e l’incapacità – più o meno colpevole – di investire con buon senso: del resto l’inglese George Best, leggendario numero 7 del Liverpool di fine anni Sessanta, già Pallone d’Oro, tanto idolatrato da essere considerato il “quinto dei Beatles”, era solito raccontare che aveva speso gran parte dei suoi soldi per alcool, donne e macchine veloci e che il resto “l’aveva sperperato”. E non sono pochi quelli che hanno seguito le sue gesta, a partire da Paul ‘Gazza’ Gascoigne, alcolista e più volte vicino alla bancarotta, che si dice indulgesse in pericolose partite di black jack.

C’è la pensione per gli sportivi

Le leghe professionistiche americane provano ad arginare il problema e a proteggere i propri atleti gestendo un fondo pensionistico indipendente (un giocatore NBA con dieci anni di carriera percepisce 14.000 dollari al mese dopo il raggiungimento dei 55 anni di età) istruendo corsi per insegnare come gestire la propria ricchezza.

Calciatori ieri e oggi: quelli finiti male

I disastri economici e finanziari avvengono non solo nello sport professionistico americano ma anche dalle nostre parti dove sono certamente meno reclamizzati per una sorta di tacita e reciproca riservatezza tra le parti che impedisce di rendere pubblici (se non in rari casi) i guadagni e i crac degli atleti.
Le cronache, anche recenti, raccontano spesso di campioni finiti sul lastrico: se Andreas Brehme, grandissimo terzino tedesco dell’Inter, è finito a lavorare per un’azienda di pulizie per sopravvivere, il suo compagno Fabio Macellari ha ammesso di aver “buttato tutti i soldi nella droga” e oggi fa il panettiere.
A Joachim Fernandez, ex Milan, non è andata altrettanto bene: è morto di freddo a Parigi qualche anno fa mentre dormiva in un magazzino come un clochard.

Gli investimenti sbagliati dei calciatori, e le truffe

Perdere un sacco di soldi per la propria “incapacità di gestire un’azienda” (o quantomeno di trovarsi validi e fidati collaboratori)? In questo caso, si è soliti ricordare Gianluigi Buffon e la coppia Vieri-Brocchi. Il portiere della Juventus tra il 2009 e il 2013 ha investito 26 milioni di euro per rilevare oltre il 50% dell’industria tessile Zucchi per poi coprire ulteriori buchi in bilancio fino al 2016 quando poi ha ceduto – sempre troppo tardi – le proprie quote ad un fondo francese. I due amici e soci Cristian Brocchi e Christian Vieri invece sono riusciti in un bis clamoroso che, fortunatamente, non pare aver tolto loro il sonno: prima hanno dovuto chiudere l’avventura del brand di abbigliamento ‘Baci e Abbracci’ e poi hanno subito il fallimento della loro società, la Bfc&co che commercializzava prodotti per la casa, che le cronache dicono abbia lasciato un buco da 17 milioni di euro.

E poi bisogna passare al capitolo “truffe”, di non secondaria importanza: alcuni campioni ci hanno rimesso moltissimi soldi. Il primo caso riguardò lo svedese Lennart Skoglund: giocava nell’Inter e quando tornò a Milano dopo i Mondiali del 1958 giocati nel suo paese trovò i conti ripuliti dal proprio commercialista e consulente. Giornalismo, cinema e letteratura hanno raccontato ampiamente di Diego Armando Maradona e di come venne scientificamente truffato nella prima fase della carriera da diverse figure che lo attorniavano.
Più recentemente, in special modo alla fine degli anni Novanta, moltissimi sono stati i giocatori finiti nella rete dei truffatori: citati anche da un’inchiesta del Sole24Ore, Roberto Mancini, Billy Costacurta, Roberto Baggio, Ruggiero Rizzitelli e molti altri hanno dato fiducia a chi proponeva loro quote di una fantomatica miniera di marmo nero in Perù piuttosto che di società finanziarie romane.
Il loro problema fondamentale? Non si erano affidati a professionisti affidabili e qualificati. Così commenta Federico Ridella, Senior Investment Consultant di Moneyfarm: “Non importa che tu abbia un capitale milionario o un patrimonio da qualche centinaio di migliaia di euro. Il problema è sempre quello di affidare un mandato di gestione a persone che abbiano a cuore l’interesse di gestire il patrimonio secondo le necessità e gli obiettivi dell’investitore. Garanzia che può essere data solo da un rapporto di consulenza indipendente”.
Credits photo: Flickr CC

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