Jurek, il film su Netflix sulla vita e le scalate di Jerzy Kukuczka

Dalle origini umili alla corsa agli Ottomila con Messner, fino alla tragica scomparsa sul Lhotse nel 1989, il film racconta la vita e le imprese di Kukuczka in un’epoca in cui l’alpinismo era anche una gara fra nazioni.

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Jurek, il film documentario su Netflix dedicato alla vita straordinaria di Jerzy Kukuczka è davvero da vedere. Il leggendario alpinista polacco dalla vita incredibile fu rivale di Messner nella corsa agli Ottomila ma non solo: prima di scomparire in un crepaccio sulla parete sud del Lohtse nel 1989 conquistò diversi record e segnò la storia della montagna.

Jurek, com’è il film su Netflix su Jerzy Kukuczka

Su Netflix da dicembre 2021, Jurek, titolo che riprende il soprannome di Kukuczka è un film documentario che racconta la sua vita ma anche un’epoca gloriosa dell’alpinismo.
In realtà il film è del 2014 ma non aveva raggiunto le platee ampie della tv in streaming. Si tratta di un lavoro in cui si mescolano ricostruzioni fiction dell’infanzia di Jerzy, immagini attuali delle montagne nepalesi, ma soprattutto di testimonianze di amici, parenti e altri alpinisti, Messner compreso, che hanno diviso le pareti e la loro vita con il leggendario scalatore polacco.
Un mix che riesce a raccontarci cosa fosse l’alpinismo negli anni ‘70 e ‘80 e cosa significasse per la gente e i Paesi dell’epoca.
La durata del film è di 103 minuti
La regia è di Pawel Wysoczanski
La produzione: Polonia
Per noi è sicuramente da inserire fra I migliori film sulla montagna da vedere su Netflix, Amazon e Raiplay

 

Jerzy Kukuczka, il film sulla sua vita

Come vediamo nel film, Jerzy Kukuczka viene da una famiglia operaia di Katowice, dove si dorme in 5 in una stanza. Fin da bambino Jerzy era attratto dalle scalate e dalle montagne: marinava la scuola per andare in collina a camminare.
Poi lavorò come imbianchino, salendo sulle ciminiere delle fabbriche con le corde per imbiancarle.

Nonostante le difficoltà di un paese molto povero dietro la Cortina di Ferro, è riuscito a diplomarsi, per poi dedicarsi all’alpinismo, che allora in Polonia non esisteva: niente strutture, niente aiuti, solo un gruppo di pazzi visionari che voleva conquistare il cielo.
Sarà proprio lui a fare dell’alpinismo uno sport e un orgoglio nazionale, venendo strumentalizzato dalla propaganda politica.
Oltre a essere il secondo alpinista dopo Messner a conquistare tutti gli Ottomila, Jerzy Kukuczka, ha fatto altre imprese storiche, come diverse nuove vie aperte e 3 prime assolute invernali su Dhaulagiri, Kanchenjunga e Annapurna.

Che cosa racconta Jurek, il film su Netflix

Grazie alle immagini d’epoca e alle testimonianze, Jurek narra delle prime spedizioni, della passione, della motivazione a superare le difficoltà fisiche, economiche e psicologiche che accompagnavano l’alpinismo polacco.
Vediamo l’apertura della prima via polacca sul Everest nel 1980, la capacità di Jurek di resistere al freddo, alla fame (e all’alcol). Vediamo la sua voglia di superare i limiti, ma anche quella di uscire dal suo paese e esplorare il mondo attraverso lo sport.

Vediamo che cos’era la rivalità con Reinhold Messner, che fu più mediatica che reale, nella corsa agli Ottomila. La spunterà l’alpinista italiano, più celebrato e sponsorizzato del polacco.
Seguiamo le sue spedizioni accompagnate dall’entusiasmo della gente che lo trasforma in un idolo.

Fino alla tragedia sul K2 del 1986, quando muore il compagno di cordata Tadeusz Piotrowski e lui si assume la responsabilità. E fino all’ultima impresa sul Lhotse del 1989, quando il 24 ottobre una corda di scarsa qualità lo fece cadere in un crepaccio. I compagni dichiararono di avere seppellito il corpo, per poter garantire alla famiglia un risarcimento.

Impressionante la risposta alla domanda di un giornalista prima di partire per l’ultima spedizione:
“Perché scalerai la difficilissima parete sud del Lhotse?”
“Perché smettere se sto andando bene!?”

Jurek, il trailer del film su Netflix

Jurek, le frasi più belle del film su Jerzy Kukuczka

“Andare in montagna non era un capriccio. Le montagne controllavano i nostri corpi e le nostre menti”

“L’aria inquinata della Slesia ci aveva abituato all’atmosfera rarefatta”

“A volte bisogna affrontare delle difficoltà, arrivare al limite. Il limite tra la vita e la morte. Magari questo rende le nostre vite in città più colorate”

“Non ho scalato le montagne per raccontarlo. L’ho fatto per me stesso, era una cosa personale.”

 

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