Oscar 2016 a Leonardo DiCaprio: chi era davvero Hugh Glass, il personaggio di Revenant – Redivivo

Finalmente ce l’ha fatta: dopo 6 candidature Leonardo DiCaprio ha conquistato la statuetta del premio Oscar 2016 grazie all’interpretazione del personaggio di Hugh Glass nel film Revenant – Redivivo: quel pioniere, cacciatore e avventuriero che già aveva permeato la cultura della frontiera americana comparendo in film del calibro di “Uomo bianco, va’ col tuo dio!” del 1971.

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Ma chi era davvero Hugh Glass?

E quanto di vero c’è nella trasposizione cinematografica diretta da Alejandro Iñárritu? Per capirlo bisogna tornare indietro al 1822 e al generale William Ashley, un ex militare con ambizioni politiche e poche risorse economiche per sostenerle. Ed ecco l’idea: mettere insieme un centinaio di uomini tosti e disposti a tutto per risalire il fiume Missouri, andando a caccia di pellicce e aprendo nuove rotte commerciali a nord e a ovest della città di St. Louis. Nasceva così la Rocky Mountain Fur Company, meglio conosciuta come Ashley’s Hundred.

I “cento di Ashley” erano destinati a lasciare il segno nella cultura del leggendario West, con il merito di esplorare la Green River Valley dal Wyoming allo Utah circa 50 anni prima della spedizione di John Wesley Powell che avrebbe mappato la zona, ma anche con la responsabilità di quasi sterminare la popolazione di castori di quella vasta area: erano anni difficili, entusiasmanti e pionieristici, soprattutto dal punto di vista economico, con una moltitudine di uomini e donne disposti a quasi tutto pur di fare fortuna e costruirsi una nuova vita nel lontano West. E tra questi c’era anche lui, Hugh Glass, nativo della Pennsylvania e disposto a rischiare la vita per risalire il fiume Missouri dal South Dakota e oltre lo Yellowstone con il manipolo di Ashley.

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La vicenda di Revenant – Redivivo

La storia di Revenant – Redivivo è nota: Glass ci sapeva fare e in breve tempo si conquistò stima e fiducia degli altri cacciatori tanto da diventare il leader di quel manipolo di uomini. E fu proprio durante una battuta di caccia che accadde l’episodio dell’orso, una femmina di grizzly che attaccò Glass lasciandolo con una gamba rotta e ferite profonde in tutto il corpo: Glass era in compagnia di John Fitzgerald e Jim Bridger, a cui fu ordinato di rimanere in sua compagnia fino all’arrivo dei soccorsi o al sopraggiungere della morte.

I primi ad arrivare furono invece gli indiani Arikara, che misero in fuga Fitzgerald e Bridger che non ebbero dubbi tra il salvare la propria pelle e il lasciare Glass al suo destino segnato. Ed è da questo momento che comincia l’epica di Glass, una delle più incredibili storie di sopravvivenza di ogni tempo: di certezze non ce ne sono, visto che Glass non lasciò nulla di scritto e quando il suo nome compare nelle relazioni dei suoi superiori si parla di lui solo come di una testa calda, ma di bocca in bocca la sua storia arrivò fino ai cronisti dell’epoca a cui non sembrava vero di poter cantare l’epopea della frontiera. Il primo fu un libretto del 1825 intitolato “The Port Folio” per proseguire con John Neihardt e la sua poesia “The Song of Hugh Glass” del 1915 e fino al romanzo “Lord Grizzly” di Frederick Manfred (1954) e ai film più recenti.

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La vendetta di Hugh Glass

Abbandonato nel territorio selvaggio a 200 miglia di distanza da Fort Kiowa, l’avamposto civilizzato più vicino all’area in cui si trovava, Glass strisciò nella foresta con la sua gamba rotta, scuoiò l’orso per usarne la pelliccia al fine di camuffarsi agli occhi e al naso di altri animali selvatici, e per lenire il dolore delle ferite in cancrena le strofinò contro gli alberi marciscenti affinché i vermi si nutrissero della sua carne infetta.

E non fu solo la sua sete di vendetta nei confronti di Bridger e Fitzgerald a spingerlo fino a Fort Kiowa: alcune popolazioni indiane lo aiutarono con acqua, cibo e riparo fino a quando – 6 settimane dopo essere stato abbandonato nel wild – non riuscì a costruirsi una canoa di legno con cui discendere il fiume Cheyenne fino alla sua destinazione.

Nonostante la sua mentalità da uomo di frontiera che lo portò pochi anni dopo a trovare la morte in una situazione analoga (Glass muore nel 1833, sempre per mano degli indiani Arikara, durante l’ennesima spedizione di caccia lungo il fiume Yellowstone), Glass non portò a termine la sua missione di vendetta. E non certo per pietà: in effetti ritrovò sia Bridger che Fitzgerald, ma il primo era solo un ragazzino di 19 anni e Glass dimostrò misericordia nei suoi confronti; per quanto riguarda Fitzgerald invece l’astio era decisamente maggiore, ma ormai l’uomo si era arruolato nell’esercito degli Stati Uniti, e uccidere un soldato era un rischio troppo alto anche per un tipo tosto e senza scrupoli come Hugh Glass.

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