La Via dell’Amore, il Biafra, il PNRR e la vera pandemia di questo Paese

C'è un legame tra la Via dell'Amore, il Biafra, Mario Draghi e il PNRR, ed è la vera pandemia dell'Italia: l'incuria che vive di annunci

La Via dell'Amore, il Biafra, il PNRR e l'incuria di questo Paese

Provate a fare una ricerca online per “Via dell’Amore”. Escono descrizioni come quella sul sito VisitRioMaggiore: “La Via dell’Amore è uno splendido sentiero di 800 metri intagliato nella roccia a picco sul mare, che collega i due maggiori borghi delle Cinque Terre in Liguria: Riomaggiore e Manarola“. Manca un piccolo dettaglio: la Via dell’Amore è sostanzialmente chiusa dal 2012. Cosa che i turisti scoprono solo una volta in loco, come si può leggere per esempio su Tripadvisor.

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La Via dell’Amore chiusa dal 2012

La Via dell'Amore, il Biafra, il PNRR e l'incuria di questo Paese

Perché parliamo della Via dell’Amore proprio adesso? Perché c’è capitato sotto mano un nostro articolo del 2016 in cui dicevamo ottimisticamente che avrebbe riaperto nel 2019 (sì, sbagliamo anche noi…) e perché nel frattempo sono successe un paio di cose che hanno a che fare con la vera pandemia di questo Paese.

La lezione di Mario Draghi sul Biafra

La prima è la lezioncina sul Biafra che il premier Draghi ha voluto tenere alla “cabina di regia” sul PNRR. A chi infatti lamentava degli eccessivi controlli su Superbonus e altri incentivi, il premier ha ricordato come di tutto lo stanziamento fatto negli anni Settanta per il Biafra – una zona povera della Nigeria per molti di noi sinonimo di denutrizione e povertà – ai veri poveri sia arrivato poco o nulla. Tutto o quasi mangiato da corruzione e clientelismo. «E quindi per i 30 anni successivi parlare di aiuti allo sviluppo divenne quasi un anatema». La morale di Draghi sarebbe che «la fiducia nelle misure generali di spesa pubblica si basa sulla loro credibilità» (virgolettati riportati dal Corriere della Sera): un po’ come dire nel 2016 che ci sono 5 milioni per riaprire la Via dell’Amore entro il 2019 e ritrovarsi ad aprile 2021 a dire che i lavori cominceranno a ottobre con una spesa di 30 milioni di euro (notizia da Repubblica). Salvo poi a novembre del 2021 annunciare pomposamente che “entro la metà di gennaio 2022 partirà il cantiere per la messa in sicurezza e la successiva riapertura della Via dell’Amore, lo spettacolare e suggestivo sentiero pedonale che collega Manarola con Riomaggiore” (lo ha dichiarato ieri il Commissario straordinario contro il dissesto idrogeologico e presidente della Regione Liguria Giovanni Toti).

Il PNRR e la pandemia di questo Paese

Ecco, questa “annuncite”, che è il vero virus endemico del nostro Paese, spaventa ancor più ora alla vigilia del PNRR e della quantità enorme di fondi e soldi che dovranno, o dovrebbero, arrivare per sostenere la ripresa. Ripresa che a livello europeo si chiama Next Gen EU, e cioè guarda al domani e al Paese da lasciare ai giovani di oggi, ma che corre seriamente il rischio di essere ancora una volta una torta da spartire tra quelli di ieri.

Come spiega bene un articolo di Alessandro Fontana su Formiche.net che parte dal cartello storto di Codogno. Di cartelli storti è pieno il Paese, e il problema non è tanto quello di Codogno quanto “la mentalità che ha prodotto (e continua a produrre) i cartelli storti in tutta Italia. È una mentalità che prescinde dalle procedure, irride alla pianificazione, ignora la manutenzione e ostacola la crescita“.

La crescita, per dirlo in soldoni, sarebbero i turisti che arrivano alla Via dell’Amore e la trovano aperta, fruibile, e si godono la loro vacanza parlando bene di questa meraviglia del nostro Paese. E invece no, è chiusa da 10 anni, e il problema è la mentalità del fare le cose per priorità. Il che in un Paese da sempre e per sempre in emergenza significa tralasciare il cartello di Codogno come la Via dell’Amore per fare rotonde e asfaltare marciapiedi, che dal punto di vista elettorale portano molti ma molti più voti. Ci vorrebbe invece un approccio secondo procedure, cioè che le cose si fanno quando bisogna farle, nel modo in cui bisogna farle, spendendo quanto bisogna spendere e rispettando i tempi che bisogna rispettare. Indipendentemente che siano prioritarie o meno.

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