Sandokan in mostra: a caccia della Tigre nel Parco di Monza

Prorogata fino al 6 settembre l’esposizione dedicata all’eroe nato dalla fantasia di Emilio Salgari. Un’occasione per combinare l’amore per il romanzo d’avventura con un’escursione outdoor nel parco recintato più grande d’Europa

Sandokan

Sandokan, la Tigre ruggisce ancora. E ancora per un mese abbondante: è stata infatti prorogata fino al 6 settembre la mostra allestita all’Orangerie della Reggia di Monza e dedicata all’eroe ideato quasi 150 anni fa da Emilio Salgari. Il suo primo assalto risale esattamente al 16 ottobre 1833, quando Sandokan comparve nella prima puntata de “La Tigre della Malesia” sulle pagine de La Nuova Arena secondo l’allora diffusissima formula del feuilleton (ovvero di romanzo pubblicato a puntate per aumentare e sostenere le vendite).

Nell’occasione, il giornale veronese si inventò una campagna pubblicitaria – decisamente all’avanguardia per il tempo – basata su manifesti e annunci che creavano attesa e anche un po’ di timore per l’arrivo di una fantasmagorica tigre in città. La stessa Tigre che con un pizzico di fantasia d’altri tempi possiamo oggi immaginare ruggire nel Parco di Monza, immensa area verde (è il parco recintato più grande d’Europa) che gli amanti di Sandokan appassionati di outdoor provenienti da fuori potranno scoprire una volta terminata la visita. Ma torniamo all’esposizione…

Una mostra, tanti percorsi

Colonna portante della mostra, in una sorta di efficace “operazione nostalgia”, sono i costumi originali dell’edizione televisiva di Sandokan del 1976, diretta da Sergio Sollima. Disegnati da Nino Novarese, costumista vincitore anche di due premi Oscar, gli abiti di scena richiamano immediatamente alla memoria dei visitatori ormai negli “anta” i tanti attori di quella mini-serie e i rispettivi personaggi, a partire ovviamente da Kabir Bedi nei panni di Sandokan, Philippe Leroy in quelli di Yanez de Gomera, Carole André a interpretare la Perla di Labuan e Adolfo Celi a impersonare James Brooke, spietato nemico della Tigre della Malesia.

Diversi sono però i percorsi proposti dalla mostra. Un’ampia raccolta di armi (a partire dalle spade dei Dayak e dagli inconfondibili pugnali kriis) ricorda i tanti duelli per mare e per terra raccontati da Salgari. Le tavole originali delle copertine, delle illustrazioni all’interno dei libri e delle diverse edizioni a fumetti propongono le tante facce assunte da Sandokan e dai suoi compagni d’avventura nel corso dei decenni, facendo anche riflettere su cosa significava creare immagini dal testo quando non esistevano photoshop e IA (interessante al proposito la teca che mostra la tecnica di Alberto della Valle, storico illustratore dei libri di Sandokan, che fotografava amici e parenti con fantasiosi costumi per poi dar vita ai suoi bozzetti). Mentre le locandine cinematografiche ricordano i tanti film tratti dall’opera letteraria di Salgari e una raccolta di mappe, abiti tradizionali e fotografie d’epoca soddisfa la curiosità di chi ha interesse per l’etnografia riferita alla zona del Borneo.

Due stanze della fantasia

Oltre a diversi modellini di navi, a stimolare la curiosità dei più piccoli (anche se la mostra è maggiormente a misura di chi bambino lo è stato e annovera Sandokan tra i ricordi della sua infanzia) c’è una stanza che riproduce in dettaglio il covo dell’eroe sull’isola di Mompracem tra divani turchi, archibugi, scimitarre, tamburi (in mostra c’è pure una raccolta di strumenti donati nel 1881 da un rajah a re Umberto I, poi ucciso proprio a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci il 29 luglio 1900), barili di rum e gli immancabili tesori depredati dalle navi inglesi.

Un’altra stanza riproduce invece il piccolo studio in cui Emilio Salgari, che nella sua vita fece un unico viaggio in nave nel 1880 a bordo del mercantile “Italia Una” con andata e ritorno da Venezia a Brindisi, scriveva di quei mari e paesaggi lontani potenziando la sua incredibile fantasia con l’aiuto di un mappamondo, di varie cartine nautiche e di qualche rara pubblicazione scientifica sulle popolazioni, la fauna e la flora di quelle remote zone del sud-est asiatico. Sul “traballante tavolino” è appoggiata anche una penna spezzata in due, a ricordare quella ritrovata in casa dello scrittore dopo che con un rasoio si tolse la vita il 25 aprile 1911 sulle colline torinesi, definitivamente vinto da una dura forma di nevrastenia e dal dolore per il ricovero in manicomio dell’amatissima moglie. Un gesto estremo e definitivo che pare beffardamente tratto da uno dei suoi romanzi e che mise tragicamente la parola fine su un’incredibile produzione letteraria di 83 romanzi e 135 racconti.

Gli eventi collaterali

Fino al suo termine la mostra su Sandokan sarà accompagnata da alcuni eventi collaterali. Il 22 agosto è in programma “Sandokan, dalla Malesia al mito”, che dettaglierà il percorso con cui l’eroe di Salgari è diventato protagonista prima della letteratura e poi del cinema, diventando alla fine immortale. Il 29 agosto è invece in calendario un incontro sul tema “Hugo Pratt e l’Oriente di Carta”, dedicato appunto all’opera del grande disegnatore sulla Tigre della Malesia, rappresentata per la prima volta con tratti marcatamente orientali. E il 5 settembre, giusto il giorno prima della chiusura, è invece la volta del contest “Reliquie di Mompracem”, in cui si potrà portare un oggetto ispirato all’universo di Sandokan e raccontane la storia, vera o inventata, con premio finale per la più originale.

Da qui alla chiusura il biglietto d’ingresso sarà inoltre scontato a 12,50 euro l’intero e 10 il ridotto. Tutte le info a questo link, con un avvertimento finale: il weekend dal 4 al 6 settembre è quello in cui è anche in programma il Gp di F1 (se siete già in zona per tifare la Ferrari e Kimi Antonelli, potete approfittarne; altrimenti decisamente meglio puntare su un’altra data).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità

Potrebbe interessarti anche...