Un sogno chiamato Sellaronda Skimarathon

Un fondista e un discesista trovano un punto di incontro nella sintesi delle due discipline: lo scialpinismo. E per farlo si iscrivono alla gara principe delle pelli, la Sellaronda Skimarathon. Non è detto che ce la faranno, ma una cosa è certa: il percorso che li separa dal grande sogno, li porterà entrambi a scoprire una nuova dimensione della neve.

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Questa volta non sarà una passeggiata. Non sarà facile. La sfida è di quelle di alto livello, hors catègorie dicono i francesi del Tour. Ci aspetta una prova impegnativa, da massimo sforzo. Si dovrà lottare contro il tempo dei ‘cancelli’ che inesorabilmente si interporranno tra noi e il nostro sogno di concludere la Sellaronda Skimarathon.  Le gare di scialpinismo non sono delle tapasciate da fare a piedi o in bici, e soprattutto la Sellaronda, dove qui bisogna menare, far andare le gambe in salita, e dimenticarsi il freno in discesa.

No, non sarà facile. Ci stiamo preparando da quasi due mesi, io e il mio compagno di gara, che per l’occasione è salito al grado di “socio”. Jeepy è uno che in fatto di sci da discesa la sa lunga: anche se risalgono ad una trentina di anni fa, la partecipazione a quattro gare di Coppa del Mondo di sci alpino fanno curriculum. Maestro di sci, allenatore, e ancora atleta master, insomma, una vita sugli sci, e te ne accorgi quando con il telecomando in mano cerca su Eurosport l’ultima gara di Garmish o Kitzbuehel: è sete pura di neve e adrenalina bianca.

Adesso il terreno di gara è lo stesso, ma cambiano le regole, la tecnica, gli avversari. Insomma: lo stesso cinema, ma il film è diverso. Cambia anche l’attrezzatura. Non posso dimenticare l’espressione del Jeepy la prima volta che sollevò i miei scarponi PDG di Dynafit: “Noooo, delle pantofole!!!”. Gente abituata a zavorre ai piedi che quando infilano sci e pelli, non si capacitano del loro peso piuma.

Mancano dieci giorni alla Sellaronda Skimarathon, e siamo nel vivo della preparazione. Parcheggiamo la macchina ai piedi del Vareno, il colle del Monte Pora, in Valle Seriana. Non siamo soli: decine di ragazzi e ragazze, è un tripudio di tutine attillate, zainetti trasparenti, clik clack di ganci che chiudono scarponi, tak tak del memorabile attacchino Dynafit, il marchio che ha rivoluzionato lo scialpinismo. Pelli sotto gli sci e via.

Una, due, tre volte sulla Cima Pora. Il mio trascorso di fondista a volte mi aiuta, a volte no. Io davanti a dettare il ritmo, dietro le punte del mio socio. Il silenzio è rotto solo dal fruscio delle pelli sulla neve, il respiro invece, quello no, è silenzioso come il nostro sogno. Mentre salgo penso al traguardo di Selva Gardena: “No, non possiamo fallire” e allora via, a spingere ancora di più. Il Forerunner 910XT al polso dice che ogni salita sono 500 metri di dislivello: una quarantina di minuti, alcune volte anche meno.

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In vetta togliamo le pelli, un morso alla barretta e un sorso d’acqua, e poi giù alla partenza. Jeepy mi corregge, Jeppy mi urla di piegarmi in avanti, Jeepy mi dice di lasciar andare gli sci, Jeepy mi…: “Ostrega Jeepy: non sento più le gambe!!”.

Sorride il mio socio, mi guarda con benevola pazienza, e forse l’ho scelto anche per questo. In settimana l’appuntamento è agli Spiazzi di Gromo con la salita al rifugio Vodala, una vera palestra notturna per scialpinisti: anche qui una, due, tre volte, anche qui 400/500 metri ogni volta, anche qui la gioia è quando ti siedi, con due birre davanti a te e dall’altra parte del tavolo il tuo socio. “Si ce la faremo, tranquillo…” continuiamo a ripeterci. Un selfie prima di scendere, e poi in branda.

No, non sarà facile portare a termine la Sellaronda Skimarathon, ma noi ce la stiamo mettendo tutta: tra impegni di lavoro e casini familiari, ci infiliamo qualche ora di fatica. No, non sarà una passeggiata, e forse poco importa perché ciò che conta adesso, non è tanto la meta ma il viaggio. Non conta la gara, ma ciò che stiamo facendo per conquistarla, domarla, farla nostra.

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