Quanta plastica a testa produciamo ogni giorno?

Quanta plastica a testa produciamo ogni giorno

Mi sono chiesto quanta plastica a testa produciamo ogni giorno. L’ho fatto osservando settimana dopo settimana i sacchi che io e i miei vicini mettiamo in strada ogni lunedì sera per la raccolta differenziata: a colpo d’occhio una quantità abnorme di plastica. Ora, prima di andare davvero a fare i conti, servono due premesse.

La prima è che noi siamo una famiglia di 4 persone – 2 adulti e 2 bambini – con un cane e un gatto (sì, anche gli animali domestici producono plastica).

La seconda che viviamo in un Comune “virtuoso” che, con quelli limitrofi, ha percentuali di raccolta differenziata intorno all’80%: non solo c’è la raccolta porta a porta a giorni prestabiliti, non solo c’è una piattaforma ecologica gestita in modo “svizzero” ma sono stati anche introdotti il sacco dell’indifferenziato nominale (codice a barre collegato al codice fiscale), sacchi speciali per pannolini e pannoloni (famiglie con figli minori di 3 anni o con persone e anziani allettati) e se sbagli a conferire i rifiuti te li lasciano davanti a casa con un avviso abbastanza minaccioso.

Ciononostante, ogni lunedì sera, in strada davanti alle abitazioni c’è una quantità abnorme di plastica. Per la precisione di multileggero visto che nel sacco della plastica ci vanno anche l’alluminio e il Tetra Pak (che è interamente riciclabile).

La produzione pro capite di plastica in Italia

Così sono andato a cercare i dati di produzione pro capite di plastica in Italia. Secondo il report “Responsabilità e rendicontazione, le chiavi per risolvere l’inquinamento da plastica” pubblicato al livello globale dal WWF:

La produzione la plastica vergine è aumentata di 200 volte dal 1950, con un tasso di crescita annuo del 4% fino al 2000. Nel 2016, l’anno più recente di cui sono disponibili i dati, la produzione ha raggiunto le 396 milioni di tonnellate, che equivalgono a 53 kg per ogni persona al mondo. Questi quantitativi solo nel 2016 hanno causato emissioni per circa 2 miliardi di tonnellate di CO2, il 6% di quelle totali. Secondo le previsioni, la produzione di plastica potrebbe ulteriormente aumentare del 40% entro il 2036.

Di questi 396 milioni prodotti, i rifiuti plastici ammontano a 310 milioni di tonnellate, e di questi circa 100 milioni di tonnellate (1/3 più o meno) sono dispersi nell’ambiente a causa della cattiva gestione della filiera dalla produzione al consumo, dal riciclaggio allo smaltimento (e nonostante la “fame di plastica” di alcune aziende come Polartec che la usano per le proprie produzioni di tessuti tecnici). Non che il resto sia completamente riutilizzato: come dichiarato da Antonello Ciotti, presidente del consorzio Corepla che si occupa del riciclo degli imballaggi di plastica, a Panorama.it:

Ogni anno l’Europa produce 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti di questo tipo. E solo il 31 per cento viene raccolto e avviato a riciclo, in parte in Cina (la dichiarazione è del 2018, prima del blocco delle importazioni da parte della Cina. N.d.a). Il resto finisce nei termovalorizzatori (la plastica è un ottimo combustibile), in discarica o nell’ambiente.

E noi italiani? In media ogni cittadino italiano – compresi quindi i bambini e gli anziani – produce 1 kg di plastica ogni 5 giorni. 73 kg di plastica all’anno a testa. Tenendo buoni i dati medi, la mia famiglia produrrebbe circa 300 kg di plastica all’anno. Ho cercato di fare 2 conti e analizzare i nostri comportamenti per capire: se è davvero così; cosa si può fare per ridurre quel numero.

L’impatto zero nella produzione di rifiuti di plastica è possibile?

Ora, l’impatto zero – almeno dal punto di vista dei rifiuti plastici – è complicato. Forse ci si può arrivare ma, nel frattempo sono le azioni individuali che possono invertire il trend di produzione, riciclo e riutilizzo della plastica. Noi per esempio non acquistiamo più acqua in bottiglie di plastica: abbiamo delle bottiglie di vetro e le riempiamo alla casetta del’acqua e per portare da bere a scuola, agli allenamenti sportivi, in gita o in ufficio usiamo borracce di acciaio (come queste). Certo ci rimangono le bottiglie delle bibite, diciamo più o meno dalle 3 alle 4 a settimana. Per tutto ciò che non si può acquistare se non in confezioni di plastica (o è difficile trovare delle alternative) preferiamo le “confezioni famiglia”: lo yogurt nella confezione da 1 kg anziché i 6 o 12 barattolini monoporzione; shampoo / docciaschiuma e detergenti nelle confezioni da almeno 1 litro (e si travasa in quelli da portare agli allenamenti); idem per i detersivi (sì, lo so, esistono quelli alla spina, ma il più vicino è ad almeno 40 km da casa).

Per fortuna il consumo di “merendine” in casa è limitato al minimo (per la merenda i ragazzi preferiscono pane con la marmellata fatta da noi, invasata in vasetti che poi riutilizziamo, come per la salsa) ma qualcosa, inevitabilmente, ogni giorno ci scappa (comprese le barrette di cereali per quando si va in montagna, la cui confezione riportiamo sempre a casa, e che non sempre si possono fare in casa così) ma poi ci sono biscotti e cereali per la colazione, per i quali ci indirizziamo su confezioni maxi. Anche per frutta e verdura, quando ci serviamo della grande distribuzione, preferiamo il sacchetto biodegradabile (che poi, senza etichetta, riutilizziamo per l’umido compostabile) alle confezioni di plastica (e sì, per la spesa settimanale usiamo borsoni telati anziché le buste in vendita alle casse del supermercato).

Come ridurre i rifiuti di plastica?

Insomma, per farla breve, negli acquisti tendiamo come famiglia a ridurre la produzione di packaging di plastica, evitandolo quando possibile o preferendo confezioni famiglia a quelle monouso. Ciononostante praticamente ogni settimana mettiamo in strada un sacco di “multileggero” (così è chiamato da noi, e contiene appunto anche alluminio e Tetra Pak) di circa 3,5 kg: anche al lordo di alluminio e Tetra Pak è comunque meno della media nazionale stimata dal WWF, e tuttavia è sempre un sacco da 110 litri che fa una certa impressione.

Che fare? Una soluzione “chiavi in mano” non c’è, c’è chi sta provando ancor più di noi a diventare una famiglia “rifiuti zero” (come la famiglia “sballata di Varese) ma c’è senza dubbio la necessità di prendere coscienza individualmente dell’impatto dei nostri comportamenti e, prima ancora che l’industria faccia la sua parte, cominciare a fare la nostra nei piccoli comportamenti quotidiani.

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