Sono ovunque. Sulle ginocchia dei maratoneti, sulle spalle dei nuotatori, sulle schiene dei sollevatori di pesi.
Il kinesio tape — quel nastro elastico colorato che sembra applicato con una logica misteriosa — è diventato negli ultimi vent’anni uno degli accessori più riconoscibili dello sport professionistico. E, di riflesso, uno dei prodotti più venduti nelle farmacie e nei negozi di articoli sportivi.
Il problema è che la scienza non è affatto convinta che funzioni davvero.
Che cos’è e come dovrebbe funzionare
Il Kinesio Taping (KT) fu creato negli anni Settanta dal chiropratico giapponese Kenzo Kase. Si tratta di nastri adesivi traspiranti in cotone, elastici, pensati per imitare le proprietà della pelle e applicabili su muscoli e articolazioni. La teoria alla base è che il nastro, sollevando leggermente lo strato cutaneo, stimoli i recettori sensoriali, migliori la circolazione sanguigna locale e riduca il dolore, favorendo al tempo stesso la mobilità articolare.
Negli anni il kinesio tape si è diffuso come trattamento per i disturbi muscoloscheletrici più comuni: dolore al ginocchio, gomito del tennista, fascite plantare, dolore lombare, tendinopatie di vario tipo. La sua presenza alle Olimpiadi — estate e inverno — ha fatto il resto, trasformandolo in uno status symbol della cura fisica professionale.
Cosa dice davvero la scienza
Una revisione sistematica pubblicata sulla rivista BMJ Evidence Based Medicine e condotta presso la Southern Medical University di Guangzhou ha analizzato tutti i dati clinici disponibili sull’uso del kinesio taping come trattamento primario per i disturbi muscoloscheletrici, dalla sua introduzione fino a ottobre 2025. L’analisi ha incluso 15.812 partecipanti e 29 patologie muscoloscheletriche diverse.
I risultati sono chiari — e piuttosto scomodi per i sostenitori del nastro.
Il kinesio tape può ridurre l’intensità del dolore nell’immediato e a breve termine e migliorare la funzionalità nell’immediato, ma le prove sono definite dagli autori “altamente incerte”. Sul medio termine i benefici si riducono ulteriormente: gli effetti sull’intensità del dolore, sulla funzionalità, sulla forza muscolare e sull’ampiezza di movimento risultano minimi o trascurabili.
La conclusione più significativa è che il kinesio tape potrebbe essere solo marginalmente migliore del placebo — ovvero del taping fittizio, applicato senza alcuna logica terapeutica ma con lo stesso aspetto visivo.
Il problema dell’effetto placebo
Il confronto con il placebo è il nodo centrale della questione. In molti studi sul kinesio tape, il gruppo di controllo riceveva un nastro applicato in modo neutro, senza seguire i principi tecnici del KT. Il fatto che i risultati tra i due gruppi siano stati spesso simili solleva una domanda fondamentale: quanto del beneficio percepito dipende dall’azione fisica del nastro e quanto dall’aspettativa del paziente?
Questa distinzione non è banale. Un trattamento che funziona principalmente attraverso il placebo non è necessariamente inutile sul piano della gestione del dolore — ma non giustifica i costi, la diffusione acritica e soprattutto la sostituzione di terapie con evidenze più solide.
Gli effetti collaterali che nessuno menziona
C’è un altro dato che emerge dalla revisione e che raramente compare nelle discussioni sul kinesio tape: gli effetti collaterali. Il nastro causa irritazione cutanea nel 40% dei casi e prurito nel 30%. Non sono effetti gravi, ma non sono trascurabili — soprattutto in chi lo usa in modo continuativo o su pelle sensibile.
I ricercatori concludono: “Le prove attuali sono molto incerte riguardo agli effetti clinici del taping kinesiologico sui disturbi muscoloscheletrici. La notevole eterogeneità, la scarsa rilevanza clinica e i potenziali effetti collaterali possono limitarne l’applicazione nella pratica clinica.”
Perché allora tutti lo usano?
La risposta è più sociologica che scientifica. Il kinesio tape è visibile, colorato, suggerisce cura e attenzione al corpo. Gli atleti professionisti lo usano — e quando un campione olimpico ha qualcosa attaccato sulla spalla, il messaggio implicito è che funzioni.
Si aggiunge l’effetto placebo, che in ambito sportivo è potente: se credi che quel nastro ti supporti, la tua soglia del dolore può alzarsi realmente, almeno a breve termine.
Non è disonestà — è psicologia applicata al corpo. Ma è diverso dall’efficacia clinica.
Vale la pena usarlo?
Dipende. Se hai già provato il kinesio tape e senti che ti dà sollievo, non c’è un motivo imperativo per smettere — a patto di non avere irritazioni cutanee e di non usarlo come sostituto di una diagnosi e di un trattamento fisioterapico adeguato. Il problema nasce quando diventa la prima risposta a un dolore persistente, rimandando valutazioni che potrebbero identificare cause più serie.
Per chi ha disturbi muscoloscheletrici cronici o acuti, la fisioterapia tradizionale, gli esercizi terapeutici mirati e — dove indicato — i farmaci antinfiammatori restano le opzioni con le prove di efficacia più solide. Il nastro colorato, al momento, non è tra queste.
Foto Canva
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