Perché la solitudine uccide quasi quanto il fumo?

Rimanere fuori dai circoli sociali, chiudersi in una forma di isolamento voluto o indotto ha delle conseguenze molto serie sulla nostra salute. Le stesse che hanno l’abuso di alcol o una vita passata a fumare. Lo dimostrano diversi studi su questi temi, come quello della Brigham Young University uscito su Plos One qualche anno fa che spiegava come sviluppare relazioni sociali aumenta del 50% le possibilità di sopravvivenza rispetto ad abitudini dannose come il fumo e l’abuso di alcol, che hanno bene o male le stesse conseguenze sulla salute dell’uomo. La solitudine sembra abbia gli stessi indicatori di mortalità che hanno patologie croniche considerate ben più gravi, come l’obesità e l’ipertensione, che sono in correlazione con il consumo eccessivo di alcol e il fumo.

Pubblicità

> Leggi anche: Sport e salute: ecco le 6 regole infallibili per una vita sana

Una patologia moderna

In realtà il filone di ricerca risale agli anni ’80, come spiega bene anche un recente articolo del Washington Post dell’anno scorso: ne emerge che la solitudine è ormai da considerare un vera a propria patologia, nonché uno dei più importanti problemi nel mondo della salute. Le persone isolate socialmente tendono ad avere molti più problemi e finiscono per morire prima delle altre, ma persiste il tabù che frena chi ne soffre dal rivelare il disagio, oltre alla tendenza da parte di molti a sottovalutare la cosa, o a ritenerla ‘normale’.
I rimedi non sono immediati, non esiste una formula magica per risolvere il problema dell’isolamento, se non quella di cercare di sviluppare le relazioni sociali anche se a volte può costare fatica, e non solo sui social network.

> Leggi anche: Sport come medicina: la Lombardia si apre a una nuova cura per le patologie croniche

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità