Solitudine in montagna: perché fare un’escursione da soli fa bene

C'è qualcosa di strano nella reazione che suscita la risposta "sono uscito da solo" dopo un'escursione o una corsa in montagna. Una nota di preoccupazione, a volte. Come se stare soli nel bosco o sui sentieri fosse un segnale di qualcosa che non va. La ricerca racconta una storia molto diversa: la solitudine scelta, in natura, ha effetti specifici e documentati sul benessere che la compagnia non può replicare. Con un'importante sfumatura che nessuno racconta.

Solitudine in montagna

C’è una distinzione che la psicologia fa da decenni ma che nella cultura popolare fatica a passare: la differenza tra solitudine e isolamento. L’isolamento è involontario, subito, doloroso — è la condizione di chi vorrebbe stare con altri e non può. La solitudine è scelta, intenzionale, potenzialmente rigenerante.

Per chi fa sport outdoor, la solitudine è spesso quest’ultima cosa. Un’uscita in bici da soli al mattino presto, una camminata in montagna senza compagnia, una corsa nei boschi in silenzio: sono momenti cercati deliberatamente, non situazioni casuali. E la ricerca ha molto da dire su perché abbiano valore.

Lo studio sulla solitudine in montagna che ribalta l’intuizione

Una ricerca pubblicata su PLOS ONE nel dicembre 2024, condotta da Morgan Quinn Ross dell’Oregon State University e Scott Campbell dell’Ohio State University su quasi 900 adulti negli Stati Uniti, ha esaminato le diverse “sfumature” di solitudine e i loro effetti differenziali su due dimensioni: il recupero energetico e il senso di connessione con gli altri.

Il risultato più controintuitivo: le forme di solitudine più intense — come camminare da soli in un bosco profondo, scrivere in una capanna isolata, fare un’escursione solitaria in montagna lontano da altri — non sono necessariamente le più efficaci per recuperare energia e mantenere il senso di connessione con gli altri. Le forme di solitudine “meno complete” — leggere in un caffè, ascoltare musica camminando in città, guardare un film da soli — mostrano alcuni vantaggi comparativi su queste dimensioni specifiche.

Il messaggio non è che la solitudine profonda in natura sia dannosa. È che ha effetti diversi — non misurabili con gli stessi parametri. E che il tipo di solitudine più utile dipende da cosa si sta cercando.

Cosa offre la solitudine nella natura che la compagnia non può dare

La psicologia ambientale identifica alcune funzioni specifiche della solitudine in natura che la compagnia — per quanto preziosa — non è in grado di replicare.

La disconnessione dall’identità sociale. In compagnia siamo sempre, almeno in parte, il ruolo che gli altri si aspettano da noi — il genitore, il collega, l’amico di cui ci si prende cura. La solitudine in natura scioglie temporaneamente questi ruoli e permette un contatto con un sé meno costruito socialmente. I ricercatori che studiano le ragioni per cui le persone cercano la solitudine in natura identificano questo come uno dei motivi primari: ritrovare qualcosa di più autentico, liberato dalle aspettative.

L’elaborazione non mediata delle emozioni. In compagnia, le emozioni vengono spesso modulate dalla presenza altrui — si minimizza, si sorride per non preoccupare, si sposta l’attenzione. Da soli, l’emozione che c’è è quella che c’è, senza filtri sociali. Per chi sa stare con questo, è un’opportunità di elaborazione autentica che la compagnia non consente con la stessa facilità.

Solitudine in montagna

L’attenzione involontaria della natura senza mediazione conversazionale. Come abbiamo già discusso nell’articolo sulla natura e la salute mentale, gli ambienti naturali attivano un tipo di attenzione rilassata e non affaticante. Ma la conversazione, anche piacevole, compete con questa attenzione. Da soli, la natura può fare il suo lavoro senza interferenze.

La detethering digitale. Le ricerche sui motivi per cui le persone cercano la solitudine in natura identificano la necessità di “sganciarsi dalla connettività digitale” come uno dei driver principali — il desiderio di vivere un’esperienza senza il peso delle notifiche, dei messaggi, delle aspettative di risposta immediata. In compagnia, questo è spesso socialmente impossibile. Da soli, la scelta di lasciare il telefono in zaino diventa molto più naturale.

La sfumatura importante: solitudine vs isolamento, e il “quanto” conta

La ricerca è chiara anche su un aspetto che va detto esplicitamente: non tutta la solitudine fa bene, e l’intensità della solitudine è una variabile rilevante.

Lo studio di Oregon State University documenta che le forme di solitudine molto complete e prolungate possono ridurre il senso di connessione con gli altri — un effetto che, se ripetuto nel tempo senza bilanciamento sociale, può diventare problematico. La solitudine rigenerante funziona come una risorsa ciclica: si entra, si recupera, si torna. Non come uno stato permanente.

Chi cerca nella solitudine outdoor un modo per evitare sistematicamente le relazioni — non per recuperare da esse ma per scapparne — è in un territorio diverso da quello della solitudine come risorsa. La distinzione è quella tra il voler stare soli per tornare agli altri più presenti e riposati, e il voler stare soli per non doversi confrontare con gli altri. La prima è una strategia di benessere. La seconda merita un’attenzione diversa.

Come coltivare la solitudine outdoor in modo che sia davvero rigenerante

Sceglierla, non subirla. La solitudine rigenerante è quella intenzionale. Pianificare un’uscita solitaria come si pianifica qualsiasi altra attività — con la stessa cura — è diverso dall’uscire da soli perché non si è trovato nessuno con cui andare.

Definire quanto vogliamo stare soli. La ricerca suggerisce che l’intensità della solitudine conta. Un’uscita in montagna solitaria, ma su un sentiero frequentato dove si incrocia gente, è diversa da un bivacco isolato senza nessuno per chilometri. Entrambe hanno valore, ma effetti diversi. Scegliere consapevolmente.

Lasciare il telefono in tasca. La solitudine outdoor funziona meglio quando è effettivamente solitudine — non solitudine del corpo con compagnia digitale. Controllare Instagram da soli su un sentiero non è solitudine rigenerante: è presenza fisica solitaria con mente ancora connessa.

Alternare con la compagnia. La solitudine outdoor come pratica regolare funziona meglio quando si alterna con uscite in gruppo o in coppia. Non è una scelta tra le due — è un bilanciamento che permette di beneficiare di entrambe.

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