Una vita da divano: l’Italia è tra i paesi più pigri del mondo

L’Italia è patologicamente pigra ed è boom di italiani che amano più stare seduti su un divano maneggiando il telecomando piuttosto che praticare un’attività fisica. Dalla ricerca appena presentata al XXXIV Congresso nazionale della Federazione medico sportiva italiana (Fmsi) di Catania, il quadro tracciato è quello di un popolo che non fa abbastanza esercizio fisico, aumentando sempre di più il rischio di gravi patologie: l’Italia si piazza infatti inesorabilmente al 17mo posto nella Top 20 dei paesi più pigri al mondo. L’indice di inattività nella nostra nazione è del 54,7%, con oltre 24 milioni di sedentari, quasi il 42% della popolazione. Se si viene rapportati all’Unione Europea la situazione è ancora più drammatica: saliamo alla 5° posizione, superati soltanto da Malta, Cipro, Serbia e Inghilterra.

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Gli specialisti di medicina dello sport hanno dunque lanciato un appello al ministro della Salute Beatrice Lorenzin “affinché la sedentarietà venga trattata come vera e propria malattia riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale. Al pari dei disturbi cardiovascolari, del diabete, dei tumori”.

Il fatto che 24 milioni di italiani non pratichino attività fisica conducendo uno stile di vita non salutare, unito ad altri fattori di rischio come il fumo ed un’alimentazione scorretta, aumenta il rischio di malattie cardiovascolari. Riconoscere dunque come una vera e propria patologia la sedentarietà, con le conseguenti iniziative di prevenzione, consentirebbe anche una riduzione dei costi a carico del servizio sanitario nazionale.

Un dato che sorprende è quello relativo alle fasce d’età di coloro che non praticano sport: il tasso di sedentarietà si rivela infatti molto più alto tra i più giovani rispetto agli adulti della fascia tra i 30 e i 50 anni. Le nuove tecnologie e i social network non invogliano certamente al movimento, aumentando l’inclinazione alla pigrizia. La mancanza di impianti sportivi al di fuori della scuola è un ulteriore elemento di spinta verso l’inattività, specie al termine dell’anno scolastico.

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