Ötztaler Radmarathon, la mia esperienza estrema in sella

238 km di lunghezza, 5500 metri di dislivello positivo: ci sono tappe al Giro d’Italia più lunghe e più dure di questa gran fondo per “amatori”? La durezza della Ötztaler Radmarathon invita ogni anno migliaia di partecipanti (più di 20mila gli iscritti, solo 4500 i corridori estratti a sorte) che sfidano se stessi sui tornanti di quattro salite durissime, fin oltre i 2500 metri. La prossima edizione è in calendario domenica 31 agosto 2014. Se non vi siete già iscritti quest’anno leggete qui l’epica di questa gara incredibile e preparatevi per il 2015. Io vi racconto come ce l’ho fatta lo scorso anno.

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Adoro il ciclismo, è uno sport che mi affascina da sempre. Il vento che accarezza il volto, la leggerezza delle pedalate sui tratti continui, i chilometri lasciati alle spalle, lo spettacolo della natura del Tirolo, la mia regione, che tutti possono arrivare a conoscere tanto intensamente soltanto percorrendola in sella.

Per partecipare alla Maratona ciclistica Ötztaler non bastano passione ed entusiasmo. Bisogna essere anche un po’ pazzi e ambiziosi. La Ötztaler non conosce grazia, è faticosa e bellissima al contempo perché è ricca di valenze naturali come quasi nessun’altra corsa. Il tracciato conduce da Sölden attraverso la Kühtai fino a Innsbruck e da lì attraverso il Brennero, dove si oltrepassa il primo confine. Successivamente, il percorso porta attraverso il Passo Giovo e San Leonardo in Passiria e, infine, valicando il Passo del Rombo, si ritorna in Austria a Sölden, il punto di partenza. Nel cuore dello strabiliante paesaggio alpino, attorniato dai ghiacciai, dove le strade dei valichi sembrano snodarsi all’infinito verso il cielo, sarà la montagna a mostrarmi i miei limiti e io sarò pronto ad accettare la sfida.

Il giorno della maratona 2013, il mio grande giorno, le ginocchia tremano, sono nervosa, tesa, ma anche eccitata in vista di ciò che mi attende. Sullo striscione alla partenza si legge a grandi lettere “Hier beginnt dein Traum”: qui inizia il tuo sogno. Continuo a ripetermi queste parole, come fossero un mantra. Questo è il mio sogno, per il quale mi sono allenata tanto duramente e con tanta costanza.

È ancora mattino presto, questo 25 agosto 2013. Il sole è assente. In compenso c’è un bel muro di pioggia. Cascate di acqua giù dai tetti, veri e propri ruscelli per le strade. Dopo 50 minuti in bici sono già bagnata fradicia. Ovvio che le temperature sono basse, ma almeno non nevica. Forse sui passi. Chissà. Nonostante il diluvio nel piccolo paese di Sölden, località mondana durante l’inverno, sono già tutti in piedi. Sostenitori, amici e conoscenti dei corridori contornano le strade incitandoci di già con parole d’incoraggiamento. Quest’anno però, mi sembra che anche molti corridori abbiano deciso di non affrontare ‘il mostro’ – come l’Ötztaler viene spesso chiamata. Le condizioni sono quelle che sono.

Alle 6.45 in punto, il definitivo e tanto atteso segnale del via. Risuona attraverso il piccolo paese, si diffonde, sembra quasi possa essere udito in tutta la vallata della Ötztal. I velocisti più ambiziosi che si sono appostati in prima linea sono già partiti e lentamente inizia a muoversi anche il mio blocco. Una marea variopinta di caschi da ciclismo passa sotto lo striscione, complice del nostro sogno. Gli spettatori incitano i corridori. Finalmente, si parte.

La tensione si scioglie, l’adrenalina scorre attraverso il mio corpo. I corridori più veloci taglieranno il traguardo di Sölden dopo circa sette ore, io non sarò tra questi. A me non interessa il miglior tempo, quello che conta, per me, è vincere la sfida con me stessa. 

Da Oetz (820 metri slm) affondo sui pedali per raggiungere il primo ristoro nella Kühtai a 2020 metri. La pioggia è ancora fortissima, almeno non nevica. Voglio sempre trovare qualcosa di positivo anche nelle situazioni peggiori. Molti decidono di non continuare. Hanno freddo, sono bagnati. Per dirvi la verità, l’attrezzatura di alcuni non è per niente adatta alle condizioni. Maniche e pantaloni corti, giacca anti-pioggia assente.

Poi si scende con prudenza verso Innsbruck. L’asfalto è scivoloso, tutti fanno attenzione, non vale la pena correre troppo velocemente. Sarebbe troppo rischioso. Innsbruck, la città nel cuore delle Alpi con le sue tante attrazioni e i preziosi segreti ben custoditi, per oggi viene solo sfiorata e procedo la mia corsa verso sud. Il Passo del Brennero a 1377 metri è la prossima sfida. Ho trovato un gruppetto la cui velocità è ideale per me. Voglio risparmiarmi le forze, pedalo costantemente e poi supero il confine. Accanto a me pedala un corridore italiano. Sulla sua maglia, un appariscente e inconfondibile tricolore. Nonostante la fatica e la concentrazione riconosco un sorriso sul suo volto. La patria è sempre la patria, penso.

In Italia il percorso ci porta a Vipiteno. Ho ancora forze a sufficienza ma lentamente i chilometri percorsi iniziano a farsi sentire. Ho valicato due passi, me ne mancano ancora due. Il Passo Giovo, che con i suoi 2090 metri è il secondo più alto dell’Ötztaler, mi aspetta ancora. Quello normalmente a me fa molto male. Ma con la pioggia che finalmente è terminata e i primi raggi di sole quest’anno mi sento felice e ho molto entusiasmo per continuare. Tornante dopo tornante mi avvicino alla cima del passo e al ristoro.

E poi finalmente il “mostro”. Devo gestire bene le mie forze, mi manca ancora la parte più dura: il Passo del Rombo, il Timmlsjoch in tedesco. È l’ultimo atto, l’ultima grande sfida. A San Leonardo in Passiria sopra Merano incomincia la scalata: davanti a me ci sono ancora 29 km. Devo lottare tornante per tornante per risalire la montagna da 800 a 2509 metri. La pendenza equivale a scalare due passi uno dietro l’altro senza interruzione. Al ristoro di Schonau, a 1700 metri di altitudine, mi guardo intorno e ho ancora la forza per godere della vista delle vette della Ötztal. Ancora per una volta raccolgo le mie forze, mi concentro, pedalo quasi automaticamente. Continuo la mia lotta, lotto anche contro i crampi, cerco di ripetere il mio mantra di questa mattina. Un sogno? Sì un sogno. Poi, finalmente, la cima del passo.

Sulla via del ritorno a Sölden, quasi non riesco a formulare un pensiero razionale, la fatica è stata troppa, tanta quanto l’orgoglio che provo adesso. L’aria che mi sfiora pedalando, mi rinfresca piacevolmente. L’Ötztal mi appare bellissima e tranquilla, e a quest’ora ci sono ancora degli spettatori ai bordi della strada pronti a incitarci. Quando taglio il traguardo dopo quasi 10 ore di corsa e do l’ultimo colpo di pedale, il mio sguardo si rivolge in alto. “Sei arrivato alla meta dei tuoi Sogni”, si legge sullo striscione. Ce l’ho fatta. Sì, sono arrivata, sono giunta al traguardo.

Oggi, l’8% circa di tutti i partecipanti è costituito da donne. Nel 2013, a causa del maltempo, sono partiti solo 3350 corridori su 4500. Solo 2375 hanno raggiunto l’arrivo. Solo 83 le donne che hanno resistito. Io sono arrivata terza nella mia categoria d’età e 11° in totale. Non male, vero?

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