L’elettrostimolatore serve davvero?

Elettrostimolatore: funziona davvero?

L’elettrostimolatore è un dispositivo che tramite degli elettrodi invia degli impulsi elettrici ai muscoli. Si tratta di microimpulsi a bassa frequenza che stimolano i muscoli provocandone la contrazione e il rilassamento. Inventati negli anni Settanta come strumento per la fisioterapia e la riabilitazione, oggi gli elettrostimolatori sono molto diffusi anche per usi diversi, da quello sportivo, come parte integrante del normale allenamento, a quello estetico, per tonificare o contrastare gli inestetismi. Nonostante la grande diffusione, e i numerosi modelli proposti da marchi più o meno noti e con prezzi anche molto variabili, da alcune decine di euro fino ai modelli professionali che costano migliaia di euro, ci sono ancora parecchi dubbi sul fatto che l’ellettrostimolatore sia davvero efficace. La buona notizia è che sì, l’elettrostimolatore funziona. La cattiva è che dipende dall’uso che se ne vuole fare e dagli obiettivi che si hanno. Ma per capire meglio quando usare l’elettrostimolatore e a che fine, serve una spiegazione un po’ tecnica su come funzionano gli elettrostimolatori.

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Come funziona un elettrostimolatore

Un elettrostimolatore è un dispositivo a batteria che emette della corrente elettrica che, tramite i cavi o in modalità wireless, arriva a degli elettrodi. Gli alettrodi applicati sulla pelle in precisi punti del corpo trasmettono questo impulso elettrico ai muscoli. La corrente elettrica che passa dagli elettrodi ai muscoli può essere di vario tipo, e questo determina la tipologia di elettrostimolazione.

Ci sono delle tipologie di elettrostimolazione che per la natura dell’impulso elettrico sono indicate nelle terapie del dolore o della riabilitazione:

1. TENS, che agisce sui nervi di diametro maggiore stimolando la produzione di endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello dalla potente azione analgesica.
2. EMS, con corrente elettrica a bassa intensità non percepibile dall’uomo, che accelera i processi di guarigione da piccoli infortuni, lenendo il dolore sia cronico che acuto.
3. INTERFERENZIALE, che sfrutta due correnti elettriche di media frequenza, l’una ad azione antalgica antidolorifica e l’altra ad azione stimolante per la muscolatura. L’elettrostimolazione interferenziale è indicata nelle situazioni di dolore cronico causato da grave carenza muscolare (caso tipico negli anziani allettati o con limitazione motoria).

Poi ci sono delle tipologie di elettrostimolazione più “sportive”, nel senso che possono agire sulla muscolatura in diversi modi con finalità di preparazione all’attività sportiva, di recupero post attività, o di integrazione dello stimolo allenante.

4. ELETTROSTIMOLAZIONE CONTINUA: è quando l’elettrostimolatore eroga una corrente con bassa frequenza continua, adatta alle fasi di riscaldamento e recupero prima e dopo un allenamento.
5. ELETTROSTIMOLAZIONE INTERMITTENTE: è l’uso più tipico dell’elettrostimolatore, in cui la macchina provoca delle fasi di contrazione muscolare e altre di rilascio, e può integrare i piani di allenamento con diverse finalità, dalla tonificazione allo sviluppo della forza nelle sue diverse tipologie.
6. ELETTROSTIMOLAZIONE A MODULAZIONE DI FREQUENZA: la frequenza dell’impulso elettrico varia di intensità, inducendo stimoli diversi nella contrazione della muscolatura.
7. ELETTROSTIMOLAZIONE A MODULAZIONE DI AMPIEZZA: è quando l’elettrostimolatore varia l’ampiezza, cioè la durata, della stimolazione elettrica, provocando contrazioni muscolari di tempo variabile.

L’elettrostimolatore serve davvero?

Ma quindi l’elettrostimolatore serve davvero? Dipende. Come prima cosa dipende dal modello che si acquista. Come detto i prezzi variano tantissimo, da alcune decine di euro fino a un migliaio di euro come in questi modelli, e questo dipende dalla varietà di impulsi che lo strumento è in grado di erogare. Quindi prima di guardare solo al prezzo di acquisto è bene avere ben chiaro l’uso che se ne vuole fare. Non basta però guardare solo al numero di programmi disponibili, che spesso sono solo uno specchietto per le allodole, ma appunto alla tipologia di elettrostimolazione che l’apparecchio è in grado di erogare: se vi serve un elettrostimolatore per le fasi di recupero dopo una lunga e intensa attività di endurance e prendete un modello che ha solo le funzioni riabilitative no, l’elettrostimolatore ovviamente non funziona. Poi dipende da quali risultati si pensano di ottenere, sapendo che da solo l’elettrostimolatore non può fare i miracoli.

A cosa serve quindi l’elettrostimolatore?

Ma allora a cosa serve davvero l’elettrostimolatore? Sicuramente è utile a livello fisioterapico (per il recupero da infortuni da trauma o sovraccarico) e antalgico (nel caso di dolori muscolari, articolari o tendinei, cronici o anche da sport) purché con la supervisione o dietro indicazione di un fisioterapista. E altrettanto sicuramente può essere utile come integrazione di un piano di allenamento o comunque di attività sportiva e motoria continuativa. Non serve invece nel modo più assoluto come sostituto completo della normale attività fisica o sportiva: pensare di sviluppare doti di forza o resistenza solo con l’elettrostimolatore, o ottenere addominali scolpiti stando sul divano, è francamente utopico..

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