Il Trainer Manager, la nuova figura ibrida per i centri fitness

Il Trainer Manager, la nuova figura ibrida per i centri fitness

Fino a qualche anno fa, le diverse aree del centro fitness erano condotte da due persone a capo staff: Fitness Manager e Commercial Manager. Il primo s’occupava dei programmi tecnici da coordinare con lo staff istruttori, il secondo coordinava le politiche di prezzo e le relazioni coi clienti, dando ordini e disposizioni allo staff reception. Si tratta di una semplificazione, ma fotografa in grandi linee la situazione organizzativa di un fitness club, per chi non abbia dimestichezza con tale realtà e voglia capirci. Purtroppo, questa suddivisione manichea delle funzioni, cui si aggiungeva l’ovvia impossibilità di lavorare sempre a stretto contatto tra i due, faceva emergere grosse frizioni. Un po’ come in una squadra di calcio, quando allenatore e direttore sportivo divergono sull’acquisto o sulla collocazione di un giocatore. Per farla breve: la parte economico-gestionale della scrivania iniziava a confliggere con quella tecnico-tattica di campo.

E così avvenne, malauguratamente, anche per il centro fitness. Le progressive difficoltà delle due figure a intercettarsi nel realizzare servizi fitness che rispondessero a dettami tecnici di valore ma anche a esigenze di mercato varianti, producevano danni. Molto spesso il tecnico (Fitness Manager) proponeva temi “tecnici” dal suo punto di vista sostenibili, mentre il “commerciale” (Commercial Manager) sbandierava l’inoppugnabilità della sua politica di vendite che prevedeva, per fare un esempio, prove gratuite al club alle 18.30 del lunedì. Risultato? I clienti in prova-club uscivano talmente insoddisfatti dalla calca che non aveva consentito all’istruttore di fare bene il suo lavoro, che quelle dieci prove scontentavano, secondo leggi di marketing che si conoscono fin dalla prima elementare, un’ottantina di clienti potenziali. Moltiplicando i fattori per una decina d’anni, abbiamo un’idea del fatturato sciaguratamente perduto senza che nessuno se ne accorgesse.

Ora, dovessimo definire questa disfunzionalità come “fuoco amico”, per usare un termine guerresco, prima di finire sotto qualche bombardamento di sciocchezze manageriali riterrei indispensabile, prima di sedersi dietro una scrivania, darsi da fare con un po’ d’esperienza tecnica sul campo. E c’è di più. Una volta fatto l’esperimento, dopo qualche anno suggerirei di ripetere la cosa sempre con la casacca da istruttore, per vedere cosa è cambiato nelle tecnologie, nei trend, e nelle persone che portano “cassa”. A quel punto, in quanto Trainer Manager, ci si potrebbe, a ragion veduta, ritenere una sorta d’ibrido manageriale che passa agevolmente dai servizi tecnici alla cognizione delle politiche di bilancio del centro fitness. Soluzione (unica) per tenere la barra dritta di una palestra che è un’azienda come le altre, non un villaggio turistico. A maggior ragione ora che c’è bisogno di ragionare non su una, ma su su due piattaforme: quella reale e quella virtuale.

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