Come sono fatte le vele?

L'Invader naviga con vele in cotone.

La vela è tradizione, vuoi perché l’uomo naviga da sempre, vuoi perché la Coppa America (nata nel 1851) resta il trofeo sportivo più antico del mondo. Ma è anche innovazione: l’andar per mare a vela ha subito grandi (e stupefacenti) cambiamenti negli ultimi anni, contribuendo allo sviluppo di materiali compositi, oggi largamente diffusi in varie discipline (automobilismo, motociclismo, canottaggio, ciclismo, etc.).

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L’evoluzione delle vele ha compiuto passi da gigante, che vi raccontiamo con l’aiuto delle immagini. In principio si navigava con veri e propri pezzi di tela che le sapienti mani dei velai cucivano creando una forma portante, e cioè una sorta di profilo “a cucchiaio” che serve a far procedere la barca. Dai tessuti naturali si è arrivati a quelli sintetici (dacron e derivati), con maggiori vantaggi in termini di peso, durata e resistenza.

La vera rivoluzione si registra con i primi laminati, tuttora usati per realizzare vele: dai vecchi rotoli di tessuto a materiali compositi in cui le fibre di kevlar o carbonio vengono appoggiate e rivestite da film di nylon.

Se in passato la forma di una vela veniva creata dal velaio cucendo insieme i vari scampoli di tessuto (chiamati “ferzi” dai marinai più attenti al gergo), ora nasce al computer e viene poi stampata direttamente nel laminato con importanti risultati sulle performance: sotto sforzo le vele sono più rigide e leggere, consentendo alle barche spunti più brillanti.

Nel mercato italiano, questa rivoluzione porta le firme di Marco Holm, Davide Innocenti, Gianni Benassai e Marco Savelli, velisti e velai di grande esperienza che, già nel 1986, hanno introdotto sui campi di regata italiani il primo laminato made in Italy, chiamato “Tape Drive”. La loro esperienza ha dato vita, nel 2012, alla MilleniumTech, oggi leader nella produzione di tecnologie dedicate al sailmaking.

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