Metti un milanese reo confesso alla Moonlight Classic dell’Alpe di Siusi

Metti un milanese reo confesso alla Moonlight Classic dell’Alpe di Siusi Sudtirol Moonlight Classic 2020_Ph Tiberio Sorvillo

Eccomi qui a cercare di metter per iscritto, e possibilmente con frasi di senso compiuto, il perché uno nel bel mezzo della settimana lavorativa parte da casa a nord di Milano, all’ora di pranzo, scorrazza allegramente per i 350 chilometri d’autostrada che separano i lidi natii dall’Alpe di Siusi, se la scia in notturna quei 30 chilometri e, una volta tagliato il traguardo ed essersi ustionato lingua e palato con un tè paragonabile alla lava dell’Etna, recupera l’amico accompagnatore ormai ibernato nell’attesa e si rifà la vasca di ritorno per essere ligio al dovere sul posto di lavoro il giorno dopo.

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Rispondere è semplicissimo: le emozioni che trovi nel gareggiare e implicitamente sciare sulle piste dell’Alpe sono difficili da spiegare. Ma credo di non esagerare se dico impossibili da trovare in un’altra gara: stare in quei binari con l’orizzonte visivo limitato al fascio di luce della frontale dà i brividi. E poi affrontare le discese senza avere la visuale aperta completamente fa produrre adrenalina, cosa che difficilmente si trova sugli sci stretti.
Non c’è da preoccuparsi, naturalmente, che quando si andranno ad affrontare le salite, loro ci daranno quella dose di fatica che ci permette di produrre le sostanze che fanno stare tanto male durante lo sforzo ma che ti rendono euforico nelle giornate successive. Mamma mia quanta chimica!!

La salita non ha sempre una fine ben definita, le luci di chi ti precede danno indicazioni non sempre esatte, ti chiedi continuamente: Ma quello sta salendo o già scendendo? Quelli davanti sono troppo lenti e salgono o troppo veloci e scendono? E il tipo che mi sta alle calcagna si decide a superarmi o vuol restare indietro, che con quella luce mi disturba una cifra?

Tutto particolarmente strano ed emozionante per una semplice gara di sci di fondo.

Ma ora devo ammetterlo, il mio più grande piacere alla Moonlight Classic dell’Alpe di Siusi, appena conclusa la ressa della partenza, è spegnere questa benedetta luce frontale e rimanere completamente avvolto dalla semi oscurità della notte illuminata dalla luna piena. Quel silenzio ovattato rotto solo dal fruscio dei miei sci nei binari, e dal mio respiro affannoso, mi emoziona davvero: sto bene, sono in pace con il mondo.

Questa situazione mi fa sentire parte della natura come un animale selvaggio, in questi frangenti ho la consapevolezza di far parte del pianeta Terra e ho chiaramente idea che, pur essendo infinitesimamente piccolo ed impotente rispetto al creato, sono vivo e estremamente fortunato a poter godere di queste emozioni.

Rifacendomi al passo di un libro appena letto, quello che provo alla Moonlight Classic dell’Alpe di Siusi non è semplice superficiale emozione, ma un profondo e duraturo sentimento d’amore. Amore per la natura, per il mondo, per la vita. Ok sono reo confesso: trasgredisco al regolamento e io il frontalino lo spengo.

Per essere giusti e chiari, per venire alla Moonlight non si è costretti a fare il mio tour de force, la si può prendere con comodo, arrivare il giorno prima, ripartire quando se ne ha voglia e godere i piaceri della vita proposti dalla splendida Alpe di Siusi. Però mi raccomando: la gara va fatta con il percorso che volete, al ritmo che volete, da soli o con chi vi fa più bello, e non siete neppure obbligati a cercare emozioni se non ne avete voglia, e se vi scappa vincetela la vostra Moonlight.

Photo: Tiberio Sorvillo

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