Come non correre rischi durante un temporale in montagna

Temporale in montagna pericoli cosa fare

Un temporale in montagna è una situazione potenzialmente piena di pericoli, e non solo per quanto riguarda i fulmini, che sono il rischio maggiore ma anche il più raro che si può correre in montagna durante un temporale. Un nubifragio infatti comporta sempre anche un repentino e drastico abbassamento delle temperature, che possono essere un serio problema se non si è vestiti e attrezzati adeguatamente, può obbligare a fermarsi fino a farsi sorprendere dal sopraggiungere del buio, con inevitabili problemi a ridiscende a valle o trovare un riparo per la notte, e può rendere difficoltoso camminare lungo i sentieri se non si calzano scarpe adeguate a un trekking in montagna. Per tutti questi motivi è davvero importante saper cosa fare per prevedere e prevenire un temporale in montagna e sapere come comportarsi nel caso si sia colti di sorpresa da esso.

Temporale in montagna: come prevederlo

La prima cosa da fare quando si organizza una gita è controllare le previsioni meteo. Vero che per loro natura i temporali possono essere sia improvvisi che imprevedibili, ma nella stagione estiva è molto probabile che verso il tardo pomeriggio si scatenino temporali causati dallo scontro di masse d’aria calda spinte verso l’alto con altre di aria più fredda che scendono verso terra. Sostanzialmente i temporali sono dati dal forte riscaldamento dell’aria ad altezza suolo, che comincia a salire verso l’alto fino a incontrare l’aria fredda: questo ovviamente avviene più verso la fine della giornata, quando il suolo ha accumulato calore, che di mattina, e quindi già organizzare una gita prevedendo di tornare verso la metà del pomeriggio è un buon modo per provare a evitare pericoli dovuti ai temporali in montagna. Le previsioni meteo sono sempre da controllare e rispettare, ma i temporali sfuggono spesso ai modelli matematici delle previsioni del tempo, motivi per cui può essere utile imparare a riconoscere le condizioni che portano verso il fenomeno temporalesco.

Vero è che sono le tipiche condizioni estive ma in una giornata in cui fin dal mattino c’è caldo afoso e assenza di vento, quindi aria ferma, e nel cielo si vedono già piccole nubi a pecorella (avete presente il proverbio “cielo a pecorelle, pioggia a catinelle”?) è molto probabile che si creeranno le condizioni per un temporale. Il temporale in realtà scaturisce da un altro tipo di nubi, che sono i cumulonembi, grosse nuvole con contorni netti, bitorzoli tipo cavolfiore e uno spiccato sviluppo verticale, tanto che di solito possono andare da 1000 metri fino a oltre i 10.000 di quota. Il cumulonembo è composta da una massa di aria calda spinta verso l’alto e può incontrare masse di aria fredda provenienti da fianchi (nel caso di parla di temporali da fronte freddo, con l’aria più fredda che si insinua sotto quella calda scatenando anche grandine oltre a pioggia, abbassamento delle temperature e fulmini) o dall’alto (e nel caso di parla di temporale termoconvettivo, che ha la caratteristica di essere molto localizzato ed esaurirsi in un tempo mediamente breve, tra mezz’ora e l’ora).

In presenza di questi cumulonembi nel cielo e di nuvole che risalgono i fianchi della montagna, se ci si trova a quote sopra i 2.000 metri, è molto probabile che prima o poi si scatenerà un temporale, e quindi è il caso di affrettarsi a mettersi in una condizione di sicurezza.

Temporale in montagna: che rischi si corrono

I rischi che si corrono per un temporale in montagna sono diversi e di diversa entità. Pioggia, grandine e abbassamento repentino delle temperature sono rischi potenziali, che diventano tali qualora non si sia adeguatamente vestiti ed equipaggiati. Lo tesso vale per l’eventuale difficoltà a camminare, dovuta a calzature inadeguate. Ma il pericolo maggiore, che può facilmente diventare un rischio, è quello legato ai fulmini, che possono essere mortali.

I fulmini sono sostanzialmente una scarica elettrica e si formano per via della differenza di potenziale tra due nuvole vicine o tra la parte alta e quella bassa di una stessa nuvola. Esistono due tipi di fulmini: quelli da nuvola a nuvola, che si potrebbe dire “orizzontali”, e quelli che scaricano a terra, quindi “verticali”. Il fulmine si manifesta con l’emissione di una luce violenta in brevissimo tempo (il cosiddetto lampo, che ha una temperatura di 30.000 gradi e procede alla velocità di 10.000 km/sec.) e dal conseguente fragore, dato dal riscaldamento repentino dell’aria, chiamato tuono.

Ci sono alcune manifestazioni che possono aiutare a capire quanto lontano è il temporale e se un fulmine sta per scaricarsi nelle nostre vicinanze. Poiché la velocità del suono è di circa 1 km ogni 3 secondi, dividendo per 3 il numero di secondi che intercorrono tra il lampo e il tuono si può avere idea della distanza a cui si trova il temporale e, nel tempo, se si sta avvicinando o allontanando. Se si vede solo il lampo ma non si sente il tuono significa che il temporale si trova ad almeno 30 km di distanza.

Fortunatamente i fulmini che scaricano a terra sono una piccola percentuale di tutti i fulmini che scaturiscono da un temporale, ma se ci si trova in montagna sono quelli sicuramente più pericolosi. Ci sono alcuni segni premonitori che possono farci capire se si sta per scaricare un fulmine nelle nostre vicinanze. Se l’aria “frigge”, se tralicci e cavi elettrici emettono un ronzio più forte del solito, se i peli e i capelli sono elettrici, nel senso che si rizzano, o si percepisce solletico o pizzicorio, o ancora se si avvistano i fuochi di Sant’Elmo, che sono scariche elettriche bluastre che si sprigionano in prossimità di oggetti metallici appuntiti (un traliccio, una croce di vetta, pali metallici, antenne, etc) allora c’è l’alto rischio che un fulmine stia per scaricarsi nelle vicinanze e occorre prendere le opportune precauzioni.

Come ripararsi dai fulmini durante un temporale in montagna

Ripararsi dai fulmini è la cosa più importante da fare nel caso di temporale in montagna, ma non è né semplice né banale. Essenzialmente si tratta di evitare di essere una “punta” che attira il fulmini, ma questo vuol dire molte cose anche molto diverse tra loro.

Come prima cosa occorre allontanarsi da tutto ciò che rappresenta una punta isolata o ci porta a esserlo: via dalle vette, via dalle creste, via da guglie e massi ma anche via da alberi isolati e anche via dalle radure, nelle quali non siamo altro che una cosa che punta verso l’alto e attira il fulmine.

Se si è in gruppo meglio dividersi (un gruppo di persone produce aria calda che, salendo verso l’alto, genera una specie di corridoio che attira i fulmini) e se si è in una grande radura meglio accucciarsi a terra (piedi vicini, testa dentro le ginocchia) isolandosi da terra (ci si può sedere sullo zaino, rialzandosi quindi un po’ dal terreno). Se c’è un bosco può essere una buona soluzione infilarsi al suo interno, evitando però di stare accanto agli alberi alti che puntano verso il cielo e cercando magari di stare nel folto delle piante più basse.

Bisogna allontanarsi immediatamente da qualunque oggetto metallico: via quindi da tralicci, pali e cavi dell’alta tensione ma anche dalle strutture delle vie ferrate, dai ponti tibetani in metallo, da catene e qualunque oggetto metallico. Anche quelli indosso (moschettoni, picozze, bastoncini da trekking) sono da lanciare il più lontano possibile perché conducono elettricità. Sarebbe bene spegnere anche il cellulare e qualunque altro dispositivo elettronico (ma questi potrebbero essere utili per chiamare i soccorsi, nel caso fosse necessario).

Cercate di evitare di divenire voi stessi “una punta” e, se siete in uno spazio aperto, mettetevi il più possibile vicino a terra, accucciati facendo attenzione ad avere la minor porzione di corpo a contatto col terreno. L’ideale è sedersi sullo zaino (asciutto), isolando il più possibile il corpo dal terreno e dalle correnti di superficie che si propagano dopo la scarica del fulmine. Ancora più ideale sarebbe trovare una conca o piccolo abbassamento del terreno rispetto alla rimanente superficie. Nel caso si abbia con sé una coperta termica evitare assolutamente di usarla per ripararsi perché attira fortemente le scariche elettriche.

Attenzione che anche le corde da arrampicata possono condurre elettricità, così come i teli termici e le pietre: per questo bisogna stare alla larga da massi e pietre sporgenti, allontanarsi dalla parete in cui eventualmente si sta arrampicando e comunque non trovare riparo sotto una parete verticale. Per lo stesso motivo anche una grotta potrebbe essere subdolamente molto pericolosa: vero che ripara dall’acqua ma potrebbe condurre la scarica elettrica del fulmine, per cui occorrerebbe isolarsi dal fondo (sedendosi sullo zaino, come detto sopra) e stare a debita distanza di almeno un paio di metri dalle sue pareti, accanto a sé e sopra la testa.

Quando ci si può sentire al sicuro durante un temporale in montagna

La risposta sarebbe: tendenzialmente mai. Tuttavia, se si sono prese tutte le precedenti precauzioni si sono davvero ridotti al minimo tutti i rischi, e si può aspettare che finisca in relativa tranquillità. Se il temporale è abbastanza distante (diciamo una decina di km, o il tempo di 30 secondi tra lampo e tuono) si può trovare un riparo sicuro in ragionevole sicurezza. E quando il temporale è esaurito da una mezz’ora, e non si sentono più tuoni, significa che non ci sono nemmeno pericoli di fulmini inattesi.

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