Il deserto del Negev in Israele a piedi o in bici, le tappe di un viaggio epico, da fare in inverno

Foto Alon Ron / Goisrael

Per chi ha spirito d’avventura e voglia di nuove scoperte, il deserto del Negev, in Israele, è una possibilità davvero sorprendente. Lo si raggiunge facilmente dall’Italia, è attrezzato per l’ospitalità, è una zona assolutamente tranquilla e riserva scenari impressionanti e emozioni rare. Anche per questo Israele sta spingendo molto questa area presso gli appassionati di viaggi outdoor, avventure a piedi e in bicicletta.

 

Il deserto del Negev

La zona desertica israeliana è localizzata nella parte meridionale dello stato e si estende da Be’er Sheva a Eilat. Ai suoi limiti ci sono il Mar Morto e la valle di Timna a est e il Mar Rosso a sud, altre mete da esplorare in un viaggio in Terrasanta. A ovest corre il confine con l’Egitto. È un mondo brullo e astratto, ricco di formazioni geologiche maestose come archi, funghi fatti di rocce e il Makhtesh Ramon, il più grande cratere del mondo, lungo 40 chilometri e profondo fino a 50 metri, tutto esplorabile a piedi e in bicicletta.
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I sentieri Israel National Trail

Il governo israeliano ha completato un percorso trail che attraversa tutto lo stato per 940 chilometri. Parte da Dan, quasi al confine con il Libano, e termina a Eilat, sul Mar Rosso. È segnalato da un segnavia tricolore (bianco-blu-arancione) visibili sulle rocce disseminate lungo il sentiero. È diviso in 12 tappe, di cui le ultime 4 nel deserto del Negev; le tappe sono a loro volta suddivise in 46 segmenti che permettono di individuare i percorsi più adatti. In genere si prevedono 30-70 giorni per percorrerlo tutto.
Inutile dire che fra città, insediamenti archeologici, siti religiosi e wilderness è un percorso di rara suggestione. Lo sostiene anche National Geographic, che lo han inserito nei 20 sentieri più epici del mondo.
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Un viaggio sicuro

Grazie alle condizioni di tranquillità che sta vivendo Israele negli ultimi tempi, sta diventando un viaggio sempre più amato e frequentato. Per molti israeliani è un rito di passaggio da compiere nell’anno sabbatico post servizio militare, ma lo percorrono anche molte scolaresche e turisti anglosassoni. In questo articolo riportiamo alcuni video di viaggi lungo la pista, raccolti dal sito ufficiale dell’Israel National Trail.

Il percorso è ben segnalato e per quanto immerso nella natura incontaminata, facilmente raggiungibile dalle piste carrozzabili, quindi sicuro in caso di emergenze. Seguendo le indicazioni dei forum e delle guide (vedi sotto) ci si può accordare per farsi venire a prendere, farsi consegnare l’acqua e muoversi verso località dotate di strutture per il pernottamento.
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Le tappe nel Negev

Da Arad a Eilat l’INT prevede 29 tappe, per oltre 416 km complessivi. Eccole.
Arad – Be’er Efe (23 km)
Be’er Efe – Meizad Tamar (18 km)
Meizad Tamar – Maktesh Katan (21 km)
Maktesh Katan – Oron (20 km)
Oron – Mador: area campeggio notturno (acn) (18 km)
Mador – AKev (acn) (14 km)
Akev – Hava (acn) (22 km)
Hava – Miztpe Ramon (27 km)
Miztpe Ramon – Gevanim (acn) (24 km)

Visit Israel - Instagram

(foto VisitIsrael / Instagram)

Gevanim – Gev Holit (acn) (18 km)
Zofar – Barak (acn) (23 km)
Barak – Zihor (30 km)
Zihor – Shizafon (28 km)
Shizafon – Shaharut (22 km)
Shaharut – Elifaz (Timna Park) (27 km)
Elifaz – Raham–Etek (acn) (15 km)
Raham–Etek – Yehoram (acn) (23 km)
Yehoram – Almon /Eilat (14/15 km)

 

I luoghi più belli in cui fermarsi

Lungo il percorso meritano una sosta alcune località.
Mamshit, città nabatea che fa parte di un’area tutelata: era un importante snodo commerciale della via dell’incenso.
Makhtesh Katan, un piccolo cratere dalla vista spettacolare.
Il kibbuz dove visse Ben Gurion, uno dei padri della patria di Israele e primo premier del neonato stato nel 1948, luogo di culto degli israeliani (il politico è sepolto qui).
La fortezza di Mahmal e la città di Avdat, patrimonio Unesco, importante centro nabateo del primo secolo a.c., considerata spesso al pari della celebre Petra in Giordania.
Il cratere (è una depressione, non un vulcano) di Makhtesh Ramon, una bocca di roccia che si squarcia nella terra: si può attraversare risalendolo sul lato dello Shen (il ‘dente’) che offre una vista speciale.
Ein Saharonim, antico caravanserraglio nabateo, che prelude alla salita del monte Saharonim.

La quartultima tappa, da Shaharut a Elifaz è nel parco naturale di Timna, area di formazioni rocciose impressionanti, così come la successiva, dove vedere i Pilastri di Salomone, colonne di roccia di 50 metri presso cui si venerava la dea egizia Hathor.
E infine Eilat, per un tuffo nel Mar Rosso.
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In mountain bike

Oltre che essere un’emozione fortissima (chiedete a chi l’ha provato), pedalare nel deserto è il modo migliore per capire che è un luogo tutt’altro che monotono come a volte si crede. I panorami, le forme e i colori cambiano di continuo, dai letti dei fiumi in secca ai crateri, dai wadi sassosi alle dune di sabbia fine, alle piste piatte, a tutte le sfumature dei colori caldi.
Il Negev in mountain bike vuol dire pedalare sul bordo del cratere del Makhtesh Ramon, scendere verso il fondo e risalire attraverso aneli di varia difficoltà. Vuol dire correre su piste che salgono e scendono di continuo con dei bei dislivelli, circondati dall’immensità. Vuol dire fare lo slalom fra le acacie battute dal vendo e fra le iris selvatiche.
Vuol dire fermarsi nei kibbuz che offrono anche servizi per i rider, noleggio compreso, e ingaggiare una guida (fortemente consigliato) per provare il brivido delle piste fuori dall’INT. Vuol dire capire cosa sia l’ospitalità da queste parti e mangiare falafel avvolti nella pita
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Partire allenati

Se intendi fare diverse tappe, meglio partire in forma, perchè certe zone sono per escursionisti esperti e camminare 20 km al giorno o pedalare per 70 nel deserto non è roba da novellini. Al di là della preparazione fisica per muoversi a piedi o in bici, è importante anche partire con la documentazione necessaria, da mappe a gps alle informazioni utili su ogni zona che intendi visitare.
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Quando andare: da novembre ad aprile

I mesi più adatti sono quelli che vanno da novembre ad aprile, quando il caldo non ti soffoca e puoi pedalare e camminare senza problemi. Meglio ancora se fra dicembre e marzo, quando il deserto rifiorisce e ci sono eventi, sportivi e non: a gennaio si tiene la corsa in bici Round the Arava Bike Race; a febbraio si svolgono il festival Darom Adom e la maratona ciclistica Samarathon Desert Bike. Un’altra corsa si tiene a luglio in notturna, la mezza maratona Night Run.
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Visit Israel - Instagram(foto VisitIsrael / Instagram)

Come arrivare: meglio in auto

In attesa della prossima apertura dell’aeroporto Ramon di Ovda, nella valle di Timna, che diventerà lo scalo principale per chi vuole esplorare la zona, la scelta migliore è atterrare al Ben Gurion di Tel Aviv e poi spostarsi in auto lungo la Route 40, l’autostrada che atraversa il centro del Negev da nord a sud, collegando Be’er Sheva e Eilat, sul Mar Rosso.
Be’er Sheva, porta d’accesso al Negev, è raggiungibile anche in treno da Tel Aviv, anche direttamente dall’aeroporto. In ogni caso l’auto resta la scelta migliore: offre un viaggio in un mondo lunare che già riempie gli occhi delle suggestioni del deserto, con la possibilità di fermarsi presso le attrazioni principali con piccole deviazioni.
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Cosa portare

A seconda dell’intensità delle attività sportive che andrai a fare, ricorda che nel Negev il clima in inverno è mite ma l’escursione termica giorno/notte è notevole, dunque in inverno è necessario portare una giacca pesante per la notte. La pioggia in genere non è un problema da queste parti, serve piuttosto un cappello per proteggersi dalla sabbia e dal sole se si decide di andare nelle mezze stagioni.
Va quindi affinata l’arte del riempire lo zaino, che deve essere leggero e con i pesi ben distribuiti.
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Tenda e scarpe e acqua

Se si sceglie di mettersi in cammino o sui pedali per più giorni, serve naturalmente una tenda con un sacco a pelo. Scarpe da trekking per gli escursionisti e in generale abbigliamento tecnico e traspirante sono essenziali. Fondamentale è la scorta d’acqua: ne servono 5 litri al giorno, da distribuire in borracce e altri tipi di supporti (camelback? scopri tutto sul kit di sopravvivenza da bici). Esiste un servizio di consegna di acqua e viveri.
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Le guide: una è fondamentale

Il sito ufficiale del ministero del Turismo Israeliano è utile per avere informazioni turistiche di base e dà qualche indicazione su come muoversi e dove alloggiare. Per il resto ci si può affidare alla solida guida Israele e in territori palestinesi della Lonely Planet.
Ma per chi affronta il trail esiste una fondamentale guida ufficiale al percorso, in inglese: Israel National Trail. Hike the land of Israel, di J. Saar, D. Gaspar e Y. Henkin (Eshkol Publishing), con mappe topografiche.
Sempre sull’INT c’è il sito ufficiale, ma anche quello degli ‘angeli del sentiero’ che aiutano a organizzare le tappe e i pernottamenti e il forum dell’Israel National Trail, che fornisce anche i file GPX del tracciato.

Foto Alon Ron / Goisrael

(Foto Alon Ron / Goisrael)

Dove dormire: le case degli ‘angeli del sentiero’

Tenda e sacco a pelo sono la soluzione più adatta a un trail, anche per godere delle stellate ‘impossibili’ del deserto e dei colori di albe e tramonti. Ci si può fermare a dormire nelle zone segnalate per accamparsi (non tutte però sono veri e propri campeggi). Ma un’esperienza per certi versi ancora più arricchente è quella di pernottare presso le case o le tende degli ‘angeli del sentiero’ (vedi sopra), volontari che ospitano i viaggiatori gratuitamente (o dietro un piccolo compenso), fornendo un pasto e la possibilità di lavarsi (l’acqua qui è preziosissima). Si possono conoscere le tradizioni dei popoli del deserto, che affondano le radici nella cultura beduina.
In alternativa, non mancano gli hotel, anche di alta gamma, come il Beershet, un 5 stelle nei pressi del cratere Ramon, con piscina e parco bici per i clienti.
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