Alle spalle di Busca, piccolo comune della provincia di Cuneo, le colline salgono dolci fino a un punto in cui il paesaggio cambia tono. E piano piano tra gli alberi compare una sagoma inconfondibile, fatta di tre torri, merli a coda di rondine, finestre bifore e trifore che filtrano la luce del pomeriggio. È il Castello del Roccolo, e già da lontano si capisce che non si tratta di una fortezza medievale qualunque.
Il nome stesso tradisce le origini: i roccoli erano reti tese tra i rami per catturare gli uccelli migratori, uno strumento di caccia diffusissimo in questi territori prima che il maniero prendesse il posto dell’antico sito venatorio. La costruzione fu voluta nel 1831 dal Marchese Roberto Taparelli d’Azeglio, fratello minore del più celebre Massimo, scrittore e patriota, e dalla consorte Costanza Alfieri di Sostegno.
L’obiettivo era una residenza estiva elegante, in grado di riflettere il gusto anglofilo e romantico della famiglia. Un palazzo da villeggiatura, quindi, che però guardasse alle dimore neogotiche britanniche più che alle tradizioni architettoniche locali. Il risultato è una delle espressioni più riuscite del revival neo-medievale in Piemonte.
Un palazzo nato per stupire, non per difendersi
La facciata principale è stretta tra due torri circolari che incorniciano l’ingresso con una precisione quasi teatrale. I merli ghibellini (quelli a coda di rondine, per intendersi) scorrono lungo i prospetti insieme a rosoni, archi moreschi e decorazioni in cotto che rimandano a una corte immaginaria, ibrida tra Oriente e Inghilterra vittoriana.
L’architettura non ha mai avuto funzione difensiva, in quanto ogni elemento ornamentale è lì per evocare un’atmosfera. E, a giudicare dagli ospiti che sono passati, doveva essere molto convincente: Silvio Pellico, l’autore de Le mie prigioni, frequentò il castello, ma anche Lord Palmerston e Lord Gladstone, due tra i più potenti primi ministri britannici dell’800. E poi Umberto I e la regina Margherita, che tornò più estati di seguito, ospite dei marchesi. Busca, in quegli anni, era una delle coordinate della nobiltà sabauda.
Dentro le sale: stucchi, vetri piombati e illusioni ottiche
Gli interni sorprendono quanto la facciata. Gli ampi saloni conservano ancora parte del mobilio originale dei d‘Azeglio, ma a colpire sono soprattutto le superfici: soffitti interamente decorati con la tecnica del trompe-l’œil che simula profondità, architetture e cieli aperti là dove c’è solo intonaco dipinto.
Altrove dominano stucchi bianchi lavorati con precisione quasi artigianale, mentre le vedute paesaggistiche affrescate sulle pareti trasformano le sale in una sorta di panorama continuo. Poi ci sono i vetri colorati legati a piombo che filtrano la luce in modo diverso a seconda dell’ora, tingendo di ambra e blu i pavimenti di certi corridoi.
Il parco romantico e le Serre monumentali
Fuori dalle sale, il parco plurisecolare che circonda il castello fu progettato secondo i canoni del giardino romantico: una filosofia che preferisce la natura apparentemente libera all’ordine geometrico dei giardini formali francesi.
Il paesaggista Xavier Kurten intervenne sulla sistemazione degli spazi, creando un percorso di scoperte graduali tra nicchie con statue, grotte artificiali, cascate, fontane e laghetti nascosti tra la vegetazione. Ogni curva del sentiero rivela qualcosa di inaspettato. All’interno del parco, inoltre, si fa notare la struttura monumentale delle Serre, costruita tra il 1846 e il 1850 e restaurata nel 2003.
Il tetto piano dell’edificio diventa una terrazza belvedere da cui il panorama sulle colline cuneesi si apre senza ostacoli. È uno di quei punti di vista che ricompensano qualsiasi fatica. Ciò che rende il Castello del Roccolo diverso da molti altri castelli piemontesi, di fatti, è la coerenza tra architettura, interni e parco.
Tutto risponde a un’unica visione estetica, quella romantica e anglofila dei Taparelli d’Azeglio. Arrivare qui significa entrare in una dimensione che ha mantenuto la sua logica per quasi due secoli, con le stesse proporzioni e la stessa luce che videro Silvio Pellico e la regina Margherita.
Info pratiche
In auto da Cuneo ci vogliono circa 20 minuti; da Torino più o meno un’ora e mezza percorrendo l’autostrada A6 fino a Fossano, poi la SP23 verso Busca. La stagione di apertura va da maggio a ottobre, ma si consiglia di consultare il sito ufficiale.
L’ingresso è a pagamento e vale sempre la pena abbinare una visita del centro storico di Busca e, a breve distanza, di Saluzzo con il suo borgo medievale e il Marchesato che fa da sfondo storico all’intera area.
Foto di ENIT SpA
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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