Ci sono due modi di chiamare Colobraro in Basilicata.
Il primo è il suo nome. Non usarlo, dicono i vicini — porta jella.
Il secondo è “chille paise”: quel paese, in dialetto lucano.
Un modo di indicare qualcosa senza nominarlo, come gli attori inglesi che evitano di dire Macbeth a teatro o come “Colui Che Non Deve Essere Nominato” nella saga di Harry Potter.
Colobraro è il Voldemort della Basilicata. E come Voldemort, non è mai stato così popolare come da quando tutti ne parlano.
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Come è nata la reputazione: il lampadario e il podestà
Gli abitanti dei paesi vicini lo chiamano “chille paise”, ovvero “quel paese” in dialetto lucano. Ma quando si è cominciato a farlo?
Pare che tutto sia accaduto negli anni ’40 del secolo scorso. In quel periodo, venne tenuta una normale riunione di amministratori locali presso Matera.
Il podestà di Colobraro, tale Don Virgilio, era in difficoltà durante la riunione. Voleva rafforzare la propria credibilità minacciando che se non avessero detto la verità, l’imponente lampadario della sala sarebbe potuto cadere.
Il lampadario cadde davvero.
Quanto di vero ci sia nell’aneddoto è impossibile accertarlo. Quello che è certo è che l’effetto fu immediato: la voce si diffuse, la reputazione fu costruita e Colobraro divenne il paese che porta iella solo a pronunciarne il nome.
Il podestà provò invano a smentire. Troppo tardi.
Le masciare: le fattucchiere lucane di De Martino
La reputazione del lampadario non sarebbe bastata da sola se non ci fossero state le masciare — le fattucchiere tradizionali del territorio lucano.
Secondo la tradizione popolare, e come documentato dal vasto materiale raccolto dall’antropologo Ernesto De Martino, Colobraro è da sempre un luogo avvolto nel mistero, abitato da fattucchiere e streghe. Tra queste, spicca la figura della leggendaria “Cattre”, una masciara vissuta nel secolo scorso e menzionata proprio nelle ricerche di De Martino.
Ernesto De Martino — l’etnologo napoletano che tra gli anni Cinquanta e Sessanta percorse la Basilicata raccogliendo tradizioni, riti e credenze — dedicò a questa cultura il libro “Sud e Magia”. È un lavoro che studia il malocchio, l’affascino e le pratiche magiche del Sud Italia con gli strumenti della ricerca antropologica, non del sensazionalismo.
La più famosa masciara di Colobraro si chiamava Maddalena La Rocca. In realtà, pare che si trattasse solamente di una contadina e tessitrice, tuttavia la sua notorietà non si è mai spenta.
Le masciare praticavano l’affascino, quella strana forma di malocchio che si trasmette con uno sguardo, anche involontario. I sintomi? Un cerchio alla testa che stringe come una morsa, una stanchezza che ti prende le ossa, e quello sbadiglio continuo che non ti abbandona mai.
Erano figure a metà tra guaritrici e streghe — temute, rispettate, a volte consultate dagli stessi che le temevano.
Fino al secolo scorso, la figura del masciaro era ancora viva in molte località della Basilicata.
Il borgo: cosa c’è oltre la leggenda
Colobraro è un borgo medievale in provincia di Matera, arroccato su uno sperone calcareo a 600 metri di altitudine che domina la valle del fiume Sinni, nell’entroterra lucano.
Il centro storico ha vicoli stretti, case in pietra, piazzette con panorami sull’Appennino Lucano.
Il Castello, il Convento-Museo DEA — dedicato alla demoetnoantropologia — il Palazzo delle Esposizioni, le chiese e le cappelle compongono un itinerario che prescinde completamente dalla leggenda del malocchio e vale una visita per sé stesso.
La Valle del Sinni, con i calanchi argillosi e i boschi di roverella, ha una qualità paesaggistica che il turismo organizzato ha lasciato quasi intatta.
Il 4 settembre 2026: “Sogno di una notte a quel paese”
Da anni, ogni estate, Colobraro trasforma la sua reputazione in uno spettacolo.
“Sogno di una notte a Quel Paese” è l‘attrattore culturale demo-etno-antropologico, riconosciuto tra i beni intangibili della Regione Basilicata, che racconta storie di magismo, di rituali e di superstizioni, come tramandati dalla tradizione orale e successivamente narrati dall’etnologo Ernesto De Martino nel libro “Sud e Magia”.
Nelle prime tre serate di agosto 2026, articolate in 12 repliche, sono state registrate oltre 5mila presenze. L’appuntamento tornerà il venerdì 4 settembre, con spettacoli alle 18.30, 19.30, 20.30 e 22.
Il percorso teatrale itinerante si dipana tra le vie e le piazzette del borgo medievale — non un palco tradizionale, ma la città stessa come scena.
Lo spettacolo racconta, con ironia, storie di malocchi, fascinazioni e credenze popolari, tra Monacelli, fattucchiere, masciare, lupi mannari, briganti e altri personaggi della tradizione. Il programma comprende anche un percorso dedicato ai beni architettonici di Colobraro, tra il Castello, il Convento-Museo DEA, il Palazzo delle Esposizioni, i palazzi gentilizi, le chiese e le cappelle.
Il programma completo include:
- Percorso Museale con visita della Casa Contadina
- Percorso Etno-Musicale con lo spettacolo danzante “Riti e Superstizioni”, balli popolari e pizzicate
- Percorso Teatrale itinerante “Sogno di una Notte a Quel Paese”, regia di Giuseppe Ranoia
Data da segnare: venerdì 4 settembre 2026
Spettacoli alle 18.30, 19.30, 20.30 e 22.00
Prenotazione consigliata.
Il monachicchio: la leggenda che manca nei libri di storia
La storia di Monachicchio è una delle leggende più conosciute della Basilicata. La leggenda narra di un bambino nato con sembianze demoniache, con due corna sulla testa e una coda.
Il Monachicchio è uno spiritello della tradizione popolare lucana — metà folletto e metà demonio — che secondo la credenza si annida nelle case abbandonate e nelle cantine, e che può essere addomesticato o allontanato solo con specifici rituali.
È il tipo di figura che la ricerca di De Martino ha preservato dalla dissoluzione completa nell’ironia postmoderna — non ridendo della credenza, ma cercando di capire cosa risponde nella vita di una comunità.
Come arrivare e cosa abbinare
Colobraro si trova in provincia di Matera, a circa 35 km da Matera e 50 km da Policoro sulla costa ionica.
In auto: dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita Lauria Sud o Morano Calabro e poi verso la Val Sinni; oppure dalla SS106 jonica, uscita Policoro e poi verso l’entroterra.
Da Matera: SS380 verso Policoro, poi deviazione per Colobraro — circa 40 minuti.
Da Napoli: circa 3 ore sull’autostrada A3.
Cosa abbinare: Colobraro si trova a poca distanza dal Parco del Pollino — quello stesso parco della Basilicata e Calabria che nell’estate 2026 ha ospitato il Va’ Sentiero Fest — e dai Sassi di Matera, a meno di un’ora.
Per chi vuole approfondire l’entroterra lucano e calabrese come destinazione outdoor con trekking, rafting e natura selvaggia, il pezzo sul Va’ Sentiero Fest nel Pollino racconta lo stesso territorio attraverso un itinerario a piedi.
Info pratiche
“Sogno di una notte a Quel Paese” 2026: venerdì 4 settembre 2026 — spettacoli alle 18.30, 19.30, 20.30 e 22.00
Prenotazioni: verificare su comune.colobraro.mt.it e canali social del progetto “Colobraro Sogno & Magia”
Convento-Museo DEA: percorso museale demoetnoantropologico, aperto in occasione degli eventi
Periodo: estate-inizio autunno per gli eventi; tutto l’anno per il borgo
Foto https://www.materawelcome.it/it/, Di Anna Nicoletta Menzella – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=94081113, https://www.colobraro.com/
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