Quando camminiamo tra palazzi, castelli e rovine antiche di migliaia di anni, rimaniamo spesso colpiti dal pensiero delle generazioni che si sono succedute prima di noi.
Eppure esistono luoghi ancora più distanti nel tempo, fino a diventare quasi difficili da immaginare.
La Foresta Fossile di Dunarobba, ad Avigliano Umbro, in provincia di Terni, è uno di questi: qui sono conservati i resti di un antico bosco vissuto tra il Pliocene e il Pleistocene, quando l’Umbria aveva un aspetto molto diverso da quello attuale e l’uomo ancora non camminava sulla Terra.
Una foresta nata milioni di anni fa
Di foreste fossili nel mondo ne esistono diverse.
In Arizona c’è un intero parco nazionale — il Petrified Forest National Park — dedicato al fenomeno.
Ma Dunarobba ha una caratteristica molto più rara: i tronchi non si sono mineralizzati, non sono diventati pietra.
Sono rimasti sepolti per milioni di anni nell’argilla, protetti dall’aria, e hanno conservato la loro struttura lignea originale attraverso un processo naturale di mummificazione.
Il risultato è quasi irreale: grandi tronchi scuri, molti ancora eretti, vestigia di un’antica foresta addormentata nel fango e riportata alla luce dopo tre milioni di anni.
Il lago che non esiste più
Per immaginare Dunarobba nel Pliocene bisogna dimenticare l’Umbria di oggi — le colline, i borghi in pietra, le campagne coltivate.
Al loro posto c’era un ambiente più caldo e umido, dominato da zone paludose e da grandi bacini d’acqua.
La foresta cresceva lungo il ramo occidentale del Lago Tiberino, un antico sistema lacustre che occupava ampie porzioni della regione.
In quell’area le acque ristagnavano, le piene depositavano sabbie e argille, e il terreno sprofondava lentamente per effetto della subsidenza.
Fu questa combinazione a permettere la conservazione dei tronchi.
Gli alberi vennero inglobati poco alla volta nei sedimenti, senza essere strappati dal loro posto.
L’argilla li isolò dall’ossigeno e rallentò i processi di decomposizione, creando le condizioni per la mummificazione naturale che oggi rende il sito così raro.
Gli studi condotti nell’area hanno restituito anche pollini, semi, foglie, frutti, molluschi d’acqua dolce e resti di insetti.
Tutti elementi che aiutano a ricostruire l’immagine di una grande foresta palustre, abitata da conifere maestose e circondata da un paesaggio profondamente diverso da quello attuale.
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La scoperta nella cava di argilla
La Foresta Fossile di Dunarobba fu scoperta verso la fine degli anni Settanta, in località Casaccia, durante l’estrazione dell’argilla in una cava per la produzione di mattoni e laterizi.
Quei grandi tronchi, emersi inizialmente come un ostacolo al lavoro, si rivelarono presto qualcosa di molto più importante: una testimonianza rarissima di un ecosistema scomparso.
Non si trattava di legno recente né di semplici resti vegetali, ma di tronchi antichissimi conservati per milioni di anni sotto gli strati argillosi.
Vale la pena aggiungere che l’interesse per i legni fossili dell’Umbria meridionale ha radici più lontane.
Già nel Seicento studiosi come Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei, e Francesco Stelluti si erano occupati di reperti simili in questa stessa area — allora descritti come materiali a metà tra il mondo vegetale e quello minerale.
La foresta di Dunarobba, però, fu riconosciuta nella sua eccezionalità solo dopo le scoperte del Novecento.
Oggi sono visibili circa quaranta-cinquanta tronchi, ma il sito potrebbe nascondere ancora molto.
Una parte dell’antica foresta è ancora sepolta nel sedimento, e alcuni studi hanno indicato la possibile presenza di resti lignei anche a notevole profondità.
Cosa rende unica la Foresta Fossile di Dunarobba
In molti siti simili nel mondo, gli alberi sono pietrificati: il legno originario viene sostituito lentamente da minerali, fino a trasformarsi in una sorta di pietra.
A Dunarobba è accaduto qualcosa di diverso.
I tronchi non si sono mineralizzati del tutto ma hanno mantenuto in gran parte la loro struttura lignea.
Sono legno antico, fragile e preziosissimo — non vivi, naturalmente, ma nemmeno pietra.
La foresta risale a circa 3-2 milioni di anni fa.
Gli alberi erano grandi conifere della famiglia delle Taxodiaceae, simili per imponenza alle sequoie e ad alcune specie oggi presenti in aree molto lontane, come il Glyptostrobus.
In origine dovevano raggiungere dimensioni notevoli; oggi sono visibili soprattutto le porzioni basali, con diametri imponenti e altezze che in alcuni casi arrivano a diversi metri.
L’altro elemento che rende Dunarobba eccezionale è la posizione dei tronchi.
Molti sono stati ritrovati ancora eretti nel terreno, come se gli alberi fossero rimasti esattamente dove erano cresciuti — una circostanza molto diversa, per esempio, dalla foresta fossile della Stura di Lanzo in provincia di Torino, dove i tronchi sono stati trascinati dall’acqua nel greto del torrente.
Un patrimonio raro ed estremamente fragile
La stessa caratteristica che rende Dunarobba unica è anche la sua debolezza principale.
I tronchi non sono pietrificati: sono ancora legno.
E cosa succede al legno esposto all’aria, alla pioggia, al sole e agli sbalzi di temperatura? Diventa vulnerabile.
I tronchi possono essere attaccati da agenti atmosferici, umidità, calore, parassiti e organismi biologici.
Nel corso degli anni sono state studiate diverse soluzioni per proteggerli, ma non esistono molti casi simili al mondo da cui prendere esempio.
Il sito si trova completamente all’aperto.
Le coperture provvisorie e gli interventi messi in campo nel tempo hanno cercato di limitare i danni, ma non sempre si sono rivelati sufficienti.
Alcune soluzioni sono risultate troppo costose o poco efficaci nel lungo periodo.
C’è la possibilità reale che questo luogo possa essere nuovamente inghiottito dal tempo, questa volta — forse — per sempre.
Chi ha visitato l’area intorno ad Acquasparta e ai Monti Martani — già di per sé densa di siti geologici e storici inaspettati — troverà la Foresta Fossile come una tappa naturale di un itinerario nell’Umbria meridionale meno conosciuta. L’articolo su Acquasparta e la Festa del Rinascimento racconta bene questo territorio, a pochi chilometri da Dunarobba.
Come arrivare e come visitarla
La Foresta Fossile di Dunarobba si trova nell’omonima località del comune di Avigliano Umbro, in provincia di Terni — Umbria meridionale, zona tranquilla e rurale.
Chi arriva dall’autostrada A1 può uscire a Orte e proseguire verso Terni, Avigliano Umbro e Dunarobba.
Da Perugia e dal centro dell’Umbria si percorre la E45 fino all’uscita Todi-Orvieto, continuando poi verso Avigliano Umbro.
L’accesso all’area dei tronchi avviene solo con visita guidata, della durata di circa 40-45 minuti.
La prenotazione non è obbligatoria per i singoli visitatori, ma è richiesta per i gruppi.
Vale la pena arrivare qualche minuto prima per acquistare il biglietto e dare uno sguardo al Centro di Paleontologia Vegetale, il piccolo museo paleontologico nato per accompagnare lo studio e la valorizzazione del sito.
Per la visita servono scarpe comode e chiuse.
In inverno o in caso di pioggia è utile avere un k-way; d’estate cappello e acqua, considerato che il percorso è all’aperto senza ombra.
Prima di partire conviene verificare orari e aperture sul sito ufficiale — le stagioni influenzano gli orari.
Foto Foresta Fossile, Umbriatourism.it
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