La grotta dove scopri la preistoria: una discesa nella Tanaccia con le guide è un’avventura da fare

A tredici chilometri da Brisighella, nel cuore del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, la Grotta Tanaccia non ha luci installate. Si visita con casco e lampada frontale, guidati dagli speleologi del Gruppo Speleologico Faentino, attraverso quattro sale scavate nel gesso antico. Gli esseri umani ci abitavano già cinquemila anni fa. Questo dettaglio, mentre si cammina sotto terra, pesa.

grotta tanaccia

Prima di entrare nella Grotta Tanaccia, le guide del Gruppo Speleologico Faentino distribuiscono casco e lampada frontale. Non perché il percorso sia tecnicamente impegnativo: ma perché in questa grotta non ci sono luci installate. Si entra nel buio vero, quello che milioni di anni di gesso hanno preservato intatto, con l’unica luce che si porta in testa.
È un dettaglio che sembra banale fino al momento in cui si è davvero lì sotto.

La Grotta Tanaccia si trova nel comune di Brisighella, provincia di Ravenna, nel territorio del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola. È una delle cavità più interessanti dell’intera formazione gessosa appenninica, per ragioni geologiche e per ragioni che hanno a che fare con la preistoria. Noi siamo scesi ed è un’avventura da non perdere.

La Vena del Gesso: cosa c’è sotto le colline romagnole

La Vena del Gesso Romagnola è una cresta di circa 25 chilometri che attraversa i rilievi tra le province di Ravenna e Bologna, a cavallo tra i comuni di Faenza, Brisighella e Riolo Terme. Il parco regionale che la tutela è stato istituito nel 2005 e copre circa 60 chilometri quadrati. Fa parte del Cammino dei Gessi e dei Calanchi, che abbiamo raccontato e che è uno dei nostri preferiti in assoluto. calanchi-gessoIl gesso che forma queste colline è il risultato di uno degli eventi geologici più straordinari della storia del Mediterraneo. Circa 5,9 milioni di anni fa, durante il periodo detto Messiniano, il Mare Mediterraneo si prosciugò quasi completamente per effetto di uno sbarramento tettonico tra Africa ed Europa. L’acqua evaporò, lasciando enormi depositi di solfato di calcio: è il gesso che oggi forma la Vena. Quando il mare tornò, milioni di anni dopo, la cresta era già lì.

Il gesso è una roccia diversa dal calcare: si dissolve nell’acqua in modo più diretto e rapido, producendo cavità dai profili irregolari, dalle pareti lisce e spesso prive di quelle concrezioni calcaree (stalattiti, stalagmiti) che caratterizzano le grotte più note. La Tanaccia è una grotta nel gesso vero e proprio: ci si muove in spazi scavati dall’acqua, non decorati da essa.

Il percorso: quattro sale, un fiume sotterraneo

L’accesso alla grotta segue il percorso di un piccolo fiume sotterraneo che ha contribuito a scavarla nei millenni. Il tragitto guidato attraversa quattro ambienti principali, ognuno con caratteri distinti.
La Sala delle Sabbie apre il percorso con un elemento visivamente inatteso: il gesso che si distacca dal soffitto in placche e forme di dissoluzione, senza la solennità delle grotte calcaree ma con una precisione quasi minerale.
Il Salone del Crollo prende il nome dai blocchi di roccia che nel tempo si sono staccati dalla volta, ridisegnando gli spazi in modo caotico e scenografico.
La Sala del Laghetto ha un piccolo specchio d’acqua che riflette le luci delle frontali con effetti difficili da descrivere. La Sala Piatta chiude il percorso con geometrie orizzontali che contrastano con la verticalità degli ambienti precedenti.

Il percorso dura circa 60 minuti. Non richiede attrezzatura tecnica, ma non è consigliato a chi soffre di claustrofobia. L’ambiente è umido, fresco tutto l’anno, e fisicamente autentico: non è una grotta turistica attrezzata, è una grotta che si visita come grotta.

Tremila anni sotto terra: la preistoria della Tanaccia

I primi scavi scientifici nella Grotta Tanaccia risalgono al 1935, condotti da Giovanni Mornig e Antonio Corbara. Un secondo intervento, nel 1955-56, fu guidato da Renato Scarani. Entrambe le campagne restituirono una quantità notevole di materiali: vasellame, armi e ornamenti databili dall’Eneolitico (l’età del rame, circa 3500 a.C.) fino alla tarda età del Bronzo (circa 1200 a.C.).
Per più di duemila anni, popolazioni diverse usarono questa cavità come riparo, come luogo di culto o come deposito. L’oscurità che si sperimenta oggi durante la visita è la stessa che conoscevano. Questo è uno di quei dettagli che non si trovano nelle didascalie dei musei e che invece, nel buio della grotta, hanno tutto il peso che meritano.

La visita: equipaggiamento, guide e prenotazione

Le visite alla Grotta Tanaccia sono condotte dai volontari del Gruppo Speleologico Faentino, che conosce la cavità in modo approfondito e sa raccontarla senza trasformarla in un prodotto. I gruppi sono limitati: minimo 2, massimo 15 persone. Casco e lampada frontale vengono forniti all’ingresso. La fotografia è consentita, cosa piuttosto rara nelle grotte italiane.
Le aperture programmate seguono il calendario del Parco Regionale della Vena del Gesso: indicativamente da maggio a fine ottobre, con uscite la terza domenica del mese in orari mattutini e pomeridiani. Al di fuori di questi appuntamenti, la visita è organizzabile su prenotazione per gruppi da almeno sette persone.
Prenotazioni al Centro Visitatori Cà Carnè del Parco, oppure direttamente tramite l’Associazione Pangea di Brisighella (tel. +39 0546 662425). È consigliabile verificare date e disponibilità prima di partire, poiché il calendario cambia stagionalmente.
Tariffe: adulti 30 euro

Cosa c’è intorno

Il Parco della Vena del Gesso offre altre esperienze sotterranee nella stessa area. La cava abbandonata di Marana, vicino alla Tanaccia, viene utilizzata in estate come teatro per concerti, sfruttando l’acustica della galleria scavata nella roccia. La Grotta Cà Toresina, raggiungibile a piedi da un parcheggio sul Rio Stella in circa venti minuti, è una cavità naturale che i Romani modificarono per estrarre il lapis specularis, una varietà di gesso cristallino usato come materiale da costruzione e per finestre.
Brisighella, a tredici chilometri dalla grotta, è uno dei borghi medievali più noti dell’Appennino romagnolo, con la torre dell’orologio, la rocca sul colle e la via coperta medievale. Vale una sosta, eventualmente con pranzo.

Foto Martino De Mori, brisighella.org, Piero Lucci e M. Costa per parchiromagna.it

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