Portici, mosaici, foreste e fenicotteri: i 16 siti Unesco dell’Emilia-Romagna in un itinerario

Sedici riconoscimenti Unesco disseminati tra città d\'arte, Appennino, lagune e pianura padana: l\'Emilia-Romagna è la regione italiana con il patrimonio UNESCO più stratificato e meno raccontato in forma di viaggio. Un itinerario che sorprende a ogni tappa.

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Quando si parla di Emilia-Romagna, il pensiero va subito alla cucina, ai motori, alla Via Emilia.
Eppure questa regione custodisce qualcosa che pochissimi mettono insieme in un solo racconto: 16 siti riconosciuti dall’UNESCO, tra patrimoni mondiali dell’umanità, riserve naturali, città creative e registri della memoria. 16 sui 62 siti Patrimonio Unesco in Italia, non male, no?
I luoghi UNESCO Emilia-Romagna spaziano dai mosaici dorati di Ravenna alle faggete millenarie sull’Appennino, dalle lagune del Delta del Po ai portici di Bologna — e nessun’altra regione italiana racconta così tanti secoli e così tanti paesaggi diversi dentro un unico confine.
L’itinerario che segue li raccoglie tutti, in un viaggio che ha senso percorrere per tappe. 

Ravenna e Ferrara: dove la storia si legge sui muri e sull’acqua

Ravenna è il punto di partenza naturale. La città custodisce otto monumenti paleocristiani e bizantini riconosciuti dall’UNESCO nel 1996: la Basilica di San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia, il Mausoleo di Teodorico, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, Sant’Apollinare in Classe, il Battistero degli Ariani, il Battistero Neoniano e la Cappella di Sant’Andrea. Ognuno è un universo a sé. Il Mausoleo di Teodorico, per esempio, è l’unico sepolcro di un re barbarico sopravvissuto intatto fino a oggi, costruito con blocchi di pietra d’Istria senza una goccia di malta. Ravenna è anche l’ultima città di Dante Alighieri, che qui è sepolto.Mosaici dorati della Basilica di San Vitale a Ravenna, luce calda e dettagli bizantini
A un’ora di strada verso nord, Ferrara racconta un’altra storia: quella di una città progettata non per celebrare un edificio, ma per essere bella nel suo insieme. L’UNESCO l’ha riconosciuta nel 1995 come prima realizzazione europea del sogno umanistico della “città ideale”.
Dal 1999 il riconoscimento si estende al Parco del Delta del Po e alle Delizie Estensi, le circa trenta ville dove gli Este organizzavano feste e soggiorni stagionali lungo le rive del Po.

Bologna e Modena: i portici e il Romanico che abbaglia

Bologna ha i portici. Non solo quelli famosi del centro — in totale la città ne conta 62 chilometri, dei quali 12 sono diventati Patrimonio Mondiale nel 2021. Il percorso UNESCO abbraccia via Santa Caterina con le sue case colorate, Piazza Santo Stefano, il portico della Certosa, il celebre Portico di San Luca che sale per quasi quattro chilometri verso il colle del Guardia, i portici di Strada Maggiore e via Zamboni, nel cuore dell’università più antica del mondo occidentale. Camminare sotto queste arcate in una mattina di novembre, con la luce che filtra obliqua tra le colonne, è un’esperienza difficile da spiegare a chi non l’ha mai fatta.

Portici di Bologna patrimonio UNESCO, prospettiva delle arcate e colonne storiche

Sempre nel 2021, Modena è diventata Città Creativa UNESCO per le Media Arts, prima città italiana a ricevere questo riconoscimento. Il fulcro è la contaminazione tra digitale, musica, teatro e arti visive.
Ma Modena era già patrimonio dal 1997 con il Duomo, la Torre Ghirlandina e Piazza Grande — uno degli esempi più alti del Romanico europeo, con le sue colonne, i capitelli e le figure di profeti scolpite sulla facciata.
La Ghirlandina prende il nome dalle balaustre che si attorcigliano come ghirlande, e da vicino sembrano quasi in movimento.
Fuori dalle due città, merita una menzione la Chiusa di Casalecchio di Reno, un’opera idraulica medievale dichiarata dall’UNESCO “Patrimonio messaggero di una cultura di pace a favore dei giovani” nel 2010, nel punto in cui il fiume Reno abbandona il suo percorso naturale e forza l’ingresso in pianura.

Parma, Faenza, Cesena: la cultura che si mangia, si vede e si sfoglia

Parma è Città Creativa UNESCO per la Gastronomia dal 2015. Qui hanno sede l’EFSA — l’Autorità europea per la sicurezza alimentare — e una rete di musei del cibo che non ha equivalenti in Europa. La cucina italiana è entrata nel patrimonio immateriale UNESCO di recente, e Parma ne è forse il simbolo più riconoscibile nel mondo. Per capire l’altra faccia della regione, lontana dai riflettori, vale la pena leggere il racconto dei viaggi del silenzio in Emilia tra abbazie, laghi e borghi, che parte proprio dal Monastero di San Giovanni Evangelista nel centro di Parma.

Centro storico di Parma, piazza animata con architettura emiliana e atmosfera gastronomica

A Faenza, il MIC — Museo Internazionale delle Ceramiche — è Testimone UNESCO di una cultura di pace dal 2011, con circa 60.000 pezzi tra reperti dell’Antica Mesopotamia e opere di Picasso, Matisse, Chagall.
Non è solo un museo di ceramiche, ma una mappatura visiva di come l’argilla abbia attraversato ogni civiltà. A Cesena, invece, si custodisce qualcosa di ancora più raro.
La Biblioteca Malatestiana, prima biblioteca civica d’Europa, aprì ai cittadini nel Quattrocento ed è oggi l’unica biblioteca monastica umanistica al mondo rimasta intatta.
Nel suo scaffale originale i libri sono ancora incatenati al leggio — un’immagine che dice molto sul valore attribuito alla conoscenza quando i volumi erano oggetti preziosi.

Appennino, Po e Delta: i patrimoni naturali che quasi nessuno sa di avere

La Foresta di Sasso Fratino, nei pressi di Santa Sofia e Bagno di Romagna, è patrimonio dal 2017, con circa 800 ettari di faggeta primaria e alberi di quasi 600 anni, parte del Parco delle Foreste Casentinesi.
È una delle foreste più antiche d’Europa. Il silenzio che si trova qui — il tipo che sente chi cammina tra piante esistenti prima della scoperta dell’America — non assomiglia a nessun altro.
La Riserva MAB dell’Appennino Tosco-Emiliano ospita il 70% delle specie animali presenti in tutta Italia, tra cui 122 specie di uccelli, anfibi, rettili e mammiferi. Si espande sul crinale tra le province di Parma, Reggio Emilia e Modena ed è riconosciuta dal 2015.
Stesso anno per il Parco del Delta del Po: dune, lagune, pinete, zone umide salmastre e una salina antica convivono con 360 specie di uccelli, tra cui 10.000 fenicotteri rosa che vivono indisturbati nelle stagioni di sosta.delta-po
Nel 2019 è arrivato anche il riconoscimento per il Po Grande, la zona golenale tra pioppi, boschi fluviali, piccole spiagge sabbiose e borghi padani nei territori di Piacenza, Parma e Reggio Emilia.
Il dato completo di tutti i siti, dalle categorie Patrimonio Mondiale alle Riserve MAB, è consultabile nella scheda ufficiale della Regione Emilia-Romagna.
Per chi vuole costruire tappe tematiche, il portale Visit Emilia offre itinerari già strutturati per le province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia.
Sedici riconoscimenti su un solo territorio: non è un primato da enciclopedia, è un’invitante scusa per partire — e scoprire che l’Emilia-Romagna è molto più di quello che si vede dal finestrino dell’autostrada.

Info pratiche

Dove: Emilia-Romagna, tra le città di Ravenna, Ferrara, Bologna, Modena, Parma, Faenza, Cesena e i territori naturali dell’Appennino e del Delta del Po.
Come arrivare: Autostrada A1 (Milano–Bologna–Firenze) e A14 (Bologna–Ravenna–Ferrara) coprono i nodi principali. In treno, l’Alta Velocità collega Bologna con tutte le città emiliane; Ravenna e Ferrara sono raggiungibili con regionali veloci da Bologna.
Quando: Primavera e autunno per le città d’arte (meno affollate). Estate per il Delta del Po e la Romagna costiera; autunno per la Foresta di Sasso Fratino con il foliage delle faggete.
Biglietti: I siti hanno tariffe separate. Per i monumenti di Ravenna esiste un biglietto cumulativo. Il Delta del Po e la Foresta di Sasso Fratino sono ad accesso libero (tratta controllata per la zona integrale).
Da abbinare: Il borgo di Dozza, con i suoi murales e la Rocca Sforzesca, si abbina bene a una giornata nel bolognese. Per le province emiliane, il borgo di Dozza tra murales e Rocca è una tappa che merita una sosta.
Consiglio: Se stai costruendo un itinerario a tappe, inizia da Ravenna (2 giorni) e chiudi con il Delta del Po: il contrasto tra l’oro dei mosaici e il silenzio delle lagune con i fenicotteri è il modo migliore per capire quanto sia varia questa regione.

Foto Canva

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