Orso, lupo, lince e gipeto: il ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi

Negli ultimi anni gli orsi hanno riempito le pagine di cronaca, a cominciare dalla vicenda di Daniza. Lo scorso anno gli avvistamenti di lupi sono diventati una consuetudine su tutte le Alpi oltre che negli Appennini. E poi ancora linci e gipeti hanno conquistato l’attenzione della cronaca. Insomma, i grandi carnivori sono tornati sulle Alpi. Ne abbiamo parlato con Gilberto Volcan, guardaparco nel Parco Naturale Adamello Brenta e coordinatore di varie squadre di avvistamento che ci ha raccontato cosa succede in Trentino, la provincia dove il passaggio di questi animali è da sempre più consistente. “Tra i servizi richiesti ai guardaparco c’è anche, ovviamente, quello di rilevazione della fauna, un aspetto molto più importante di quanto si possa pensare nella gestione delle foreste. A volte è sufficiente il semplice avvistamento – e la conseguente annotazione – durante le normali uscite di routine. Altre volte si rendono necessari sofisticati sistemi di monitoraggio, anche notturno. Alla fine dei conti, il risultato ci racconta con un’ottima approssimazione qual è lo stato della natura al termine di ogni stagione”.

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Orso bruno, Ursus arctos fotografato in un'area protetta e controllata, Baviera, Germania

Gli orsi

“Conosciamo bene le loro abitudini e quali sono i sentieri abituali lungo i quali effettuano i loro spostamenti. Va detto innanzitutto che sono piuttosto stanziali all’interno del Parco, a parte la categoria dei giovani maschi che si muovono due volte l’anno. Il loro trasferimento avviene tra la fine di giugno e l’inizio di luglio quando i giovani maschi tra i due e i cinque anni si allontanano (forse sarebbe meglio dire che più spesso vengono allontanati dai maschi adulti dominanti) dal branco che vive nella zona delle Dolomiti del Brenta. Scendono quindi a valle e attraversano l’Autostrada del Brennero e la ferrovia in due punti particolari dove esistono sottopassaggi non naturali ma creati dall’uomo per l’uomo per poi risalire verso le montagne del bellunese, lungo la dorsale del Lagorai passando per la Valsugana e la Val di Fiemme o passando dal Passo Costalunga per poi superare la Marmolada. Al contrario, in aprile, dopo il risveglio dal letargo, tornano sul Brenta a cercare una femmina e percorrono il medesimo sentiero in senso opposto”.

C’è quindi la possibilità, pur remotissima, di viaggiare in auto (o peggio ancora in moto o in bicicletta) nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, trovandosi in un tunnel di fronte ad un orso che attraversa la strada: “Gli orsi in questione sono sempre diversi perché ovviamente cambiano di stagione in stagione – non sono più di una decina – e transitano nella valle dell’Adige fondamentalmente di notte. Il primo punto è a nord di Trento, in coincidenza con le foci dell’Avisio che passano sotto il cavalcavia della A4, e il secondo è a sud di Rovereto”.

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Il lupo

Il progetto Life Wolf Alps, sostenuto dall’Unione Europea, ha “l’obiettivo di implementare e coordinare azioni di conservazione della popolazione alpina di lupo, favorendo la costituzione di un regime di convivenza stabile tra lupo e attività economiche nei territori di naturale ricolonizzazione del predatore”. “In questo caso infatti non c’è troppo bisogno che l’uomo si impegni in un progetto di reintroduzione della specie perché i lupi hanno una grande capacità di spostamento (anche di 900 km) e di colonizzazione di un territorio. I lupi che vivono oggi in Trentino arrivano fondamentalmente dalla Slovenia e dal Centro Italia, ad esempio. C’è un branco che si è formato nel 2012 e che vive stabilmente nel Parco dei Monti Lessini, al confine tra Veneto e Trentino. Il maschio, dotato di radiocollare, era in arrivo dall’est europeo quando ha casualmente incontrato una lupa di ceppo italico e si sono riprodotti. È in circolazione anche un altro maschio, chiamato M24, che crediamo risieda tra Val di Non e Val d’Ultimo aspettando una femmina di passaggio. Nella primavera 2014 è stato recensito un terzo lupo in Val Rendena mentre in Fiemme si ricorda ancora il rinvenimento di un lupo morto per cause naturali a Varena nel 2007″.

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La lince

Non c’è esperto invece che possa predire un futuro roseo per la lince, nonostante in Fiemme e Fassa risultino segnalazioni di avvistamenti (nella zona di Castello di Fiemme) e si siano trovate più volte impronte sulla neve (al Passo Costalunga): “Al contrario del lupo, la lince non possiede per natura una grande capacità riproduttiva né di dispersione sul territorio e quindi nemmeno di colonizzazione. È un animale debole da un punto di vista biologico e destinato a scomparire. Oltretutto non c’è accettazione sociale da parte dell’uomo con cui condivide territori e obiettivi di caccia. La lince in Trentino è a rischio estinzione fin dal 1600. Negli anni Ottanta ci fu perfino la reintroduzione abusiva in natura di una decina di esemplari da parte di sconosciuti che evidentemente acquistarono all’estero gli animali senza nessun tipo di permesso. L’operazione non andò a buon fine e le linci che circolano oggi in provincia si sono trasferite naturalmente dalla Svizzera, come il maschio P132 che ha vissuto in Val di Sole fino al 2012 prima di spostarsi nel bresciano sopra Tremosine sul Garda”.

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Il gipeto

“Se le aquile sono facilmente visibili da un occhio esperto, va detto che anche esemplari giovani di gipeto sono stati avvistati di recente sopra Bellamonte, in Val Duron e poco sotto il Lago del Fedaia. Il gipeto è noto per essere il più grande uccello delle Alpi, con un’apertura alare tra i 265 ed i 285 cm, una lunghezza tra i 100 ed i 115 cm. e arriva a pesare fino a 7 kg”. Noto anche come “avvoltoio degli agnelli”, è stato reintrodotto nel Parco Nazionale dello Stelvio negli ultimi anni e può battere in volo un territorio amplissimo per nutrirsi soprattutto di carogne.

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Credit TrentinoMarketing, Flickr CC (JethroTaylor, PedroLopes, NoelReynolds)

 

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