Stalle di granito, pascoli perduti e una creatura leggendaria: la Val di Mello nascosta è perfetta per l’estate

Nella Val di Mello, Riserva Naturale in provincia di Sondrio, i visitatori camminano ogni giorno accanto a strutture che quasi nessuno riconosce. I càmer sono cavità ricavate sotto i massi erratici di granito — usate per secoli come stalle, depositi e rifugi dai pastori che portavano le mandrie agli alpeggi. Il più grande, il Camarun della Val Qualido, è lungo una ventina di metri e ospitava alcune decine di vacche.

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Nella Val di Mello quasi tutti guardano in alto.
Le pareti di granito che salgono per cinquecento metri dal fondovalle, le cordate degli arrampicatori in parete, il profilo del Monte Disgrazia sullo sfondo.
Pochi guardano sotto i piedi — o meglio, sotto i massi.

Eppure proprio lì, nascosti alla vista di chi passa di corsa lungo il sentiero principale, si trovano alcune delle strutture più originali delle Alpi lombarde.

Cosa sono i càmer

Càmer è il termine dialettale valtellinese per indicare le cavità ricavate sotto i grandi blocchi di granito erratico che costellano il fondovalle della Val di Mello — lasciati lì dai ghiacciai durante l’ultima era glaciale, come massi dimenticati in mezzo ai pascoli.ValMasino_ValPorcellizzo_Escursionista_PizzoBadile

I pastori che portavano le mandrie agli alpeggi — i melat, gli abitanti di Mello che colonizzarono per primi questa valle per sfruttarne i pascoli d’alta quota — impararono a sfruttare queste cavità naturali invece di costruire ex novo.
Si ricavava il piano interno, si rifiniva il pavimento in acciottolato con scoli per i liquami, si chiudeva l’apertura con muri in pietra a secco.
Il risultato era una stalla naturale, già isolata dal granito, già protetta dal freddo e dagli agenti atmosferici, che non richiedeva la fatica di trasportare materiali da costruzione in quota.

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Il Camarun: la stalla ovale di Val Qualido

Il più grande e meglio conservato tra i càmer della Val di Mello si trova nella Val Qualido — la valle laterale più impervia di tutte, quella che sale verso il Lago del Qualido a circa 2.300 metri.
Si chiama Camarun — accrescitivo di càmer, come a dire: il càmer grande.Val-Masino-foresta

Scavato sotto una ciclopica lastra di granito, ha una forma ovale insolita: una ventina di metri di lunghezza, quattro metri di altezza nel punto più alto, circa sette di larghezza.
Il pavimento in acciottolato è ancora visibile, con i canali di scolo per i liquami ancora leggibili nonostante i secoli.
In quel volume, i pastori riuscivano a ospitare alcune decine di vacche durante la stagione d’alpeggio.

È uno dei pochi esempi di architettura rurale alpina di questo tipo ancora conservati in Lombardia, e la sua presenza nella Val Qualido — una valle quasi senza sentieri segnalati, frequentata principalmente da alpinisti e da chi vuole uscire dai percorsi battuti — lo rende ancora più raro da trovare.

Una valle che ha sempre vissuto di pascoli

La storia dei càmer è inseparabile da quella degli alpeggi della Val di Mello.
Alla fine dell’Ottocento, nella sola valle principale e nelle valli laterali, pascolavano 170 capi all’Alpe del Ferro, 60 all’Alpe Qualido, 50 all’Alpe Zocca — e così via, fino a raggiungere numeri considerevoli per un territorio così angusto.

Quella presenza massiccia di bestiame ha lasciato tracce ovunque: i nuclei abitativi storici di Cascina Piana, Ca’ Rogni, Rasica, le casere in quota come la Casera di Zocca e la Casera Cameraccio, e i càmer stessi — la risposta più pragmatica che i pastori valtellinesi abbiano mai trovato alla domanda “dove mettiamo le vacche stanotte”.Valmasino_ValDiMello_AlpePioda_Cascata

La stessa logica, su scala diversa, si ritrova nel grande masso di Cascina Piana — la borgata più popolosa della valle — dove un blocco di granito addossato a una delle case storiche veniva usato come scala naturale per salire al piano superiore.
Il granito non era solo un paesaggio: era materiale da costruzione, rifugio, scala, stalla.

Il gigiat: il protettore dei boschi

Tra i massi della Val di Mello, secondo alcune leggende locali, si aggira ancora il gigiat — una figura semi-selvatica, metà uomo metà bosco, che la tradizione popolare descrive come protettore della natura e guardiano degli equilibri della valle.
Non è chiaro se il gigiat sia solo una leggenda o qualcosa di più sfumato — una personificazione del bosco che risponde a chi lo rispetta e si vendica di chi lo sfrutta.
In Val Masino, chi conosce bene queste valli tende a non liquidarlo troppo in fretta.

Come trovarli

Le escursioni guidate “Walks & Vibes” organizzate dalla comunità locale permettono di visitare la Val di Mello nascosta, quella dei càmer e dei percorsi meno frequentati, con guide che conoscono la storia di queste strutture e sanno dove trovarle tra la vegetazione.

Per chi vuole muoversi in autonomia, i càmer principali si trovano lungo il fondovalle, spesso visibili solo a chi sa cosa cercare — la chiave è rallentare, guardare sotto i massi più grandi e riconoscere i segni della mano umana sulle rocce.
Il Camarun della Val Qualido richiede invece di uscire dal sentiero principale e risalire la valle laterale verso il Lago del Qualido — un’escursione separata, più impegnativa, che si aggiunge facilmente a una giornata già nella valley.

Per chi arriva per la prima volta in Val di Mello e vuole prima orientarsi sul territorio prima di cercare i càmer, la guida alla Val di Mello racconta il sentiero principale, i rifugi e come organizzare la visita — incluso il sistema dei pass per l’accesso in auto.

Info pratiche

Dove: Val di Mello, Riserva Naturale, comune di Val Masino, provincia di Sondrio
Come arrivare: SS36 da Milano, poi Val Masino fino a San Martino; 25 minuti a piedi o pass da 12 euro per l’accesso in auto (max 40 veicoli/giorno)
Càmer nel fondovalle: distribuiti lungo il sentiero principale, visibili a chi rallenta e li cerca
Camarun della Val Qualido: risalire la Valle laterale del Qualido dalla Val di Mello, escursione separata
Escursioni guidate “Walks & Vibes”: organizzate dalla comunità locale, info su valmasino.info o tel. +39 334 39 99 708
Periodo: luglio-settembre per l’accessibilità completa della Val Qualido

Foto Val Masino

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