Giardino dei Ciucioi a Lavis, tra serre monumentali e castelli a picco sul fiume: il top per la primavera

L'ascesa tra i terrazzamenti di un’opera scolpita nel porfido trentino rivela un teatro di pietra ottocentesco che custodisce segreti botanici e architetture nate dalla visione di un genio

Giardino dei Ciucioi, Trentino

L’abitato di Lavis, in provincia di Trento, svela improvvisamente una parete di roccia trasformata in un castello di terrazze. Uno scenario che colpisce lo sguardo praticamente subito, grazie alla forza di una scenografia teatrale in cui la mano umana piegò la pendenza della montagna per dare vita al Giardino dei Ciucioi.

Fu Tommaso Bortolotti, figura centrale della storia locale, a investire le proprie risorse per trent’anni pur di erigere tale struttura che sovrasta l’imbocco della Valle di Cembra. E possiamo affermare che ci riuscì in maniera magistrale. E questo nome bizzarro, invece? Deriva probabilmente dal termine dialettale riferito ai ciottoli, richiamando la natura minerale del sito. Con l’arrivo della primavera (che, per fortuna, è alle porte), i cancelli riaprono per mostrare il risveglio di questo labirinto verticale, pronto a svelare i propri tesori dopo il riposo invernale.

La genesi architettonica nel porfido rosso

Il cantiere prese vita nel 1840 all’interno di una cava dismessa. La pietra vulcanica tipica della zona, il porfido rosso, costituisce il materiale principale per le facciate merlate e le torrette del percorso. Le mura massicce trattengono l’irraggiamento solare, garantendo alle piante una temperatura costante.

Se si osservano le giunzioni dei blocchi con attenzione, è possibile notare la perizia degli artigiani nel modellare superfici irregolari per adattarle a una pianta fedele all’andamento del versante alpino. Si tratta di un raro esempio di parco eclettico, in cui il gusto romantico per il passato incontra soluzioni tecniche d’avanguardia per l’epoca.

Dettagli del Giardino dei Ciucioi, Trentino

Foto: Syrio – Own work, CC BY-SA 4.0, Via Wikimedia

Segreti botanici e microclima alpino

Superando le rampe a chiocciola, si accede alle serre che un tempo proteggevano rarità esotiche. La funzione di tali stanze vetrate risultava duplice: riparare i limoni dai geli invernali e creare un’estetica ispirata ai parchi nobiliari europei. Il calore accumulato dalla roccia scura durante il pomeriggio irraggia l’ambiente interno, permettendo la fioritura di specie solitamente relegate a latitudini meridionali.

Un interessante espediente ingegneristico che, volente o nolente, dimostra una profonda conoscenza dei fenomeni fisici naturali applicata al paesaggio. I profumi della zagara e del gelsomino tornano a diffondersi nell’aria mite, mescolandosi all’odore della pietra umida e generando un’atmosfera estraniante rispetto alle vette innevate che svettano in lontananza.

Simbolismo e finte rovine dell’Ottocento

Il livello superiore ospita edifici che imitano resti di epoche passate, secondo un gusto molto amato nel XIX secolo. Si incontrano portali che richiamano lo stile rinascimentale e piccoli padiglioni simili ad antiche guardiole. Lo scopo di queste strutture era proprio quello di stupire il visitatore, anche perché generavano l’illusione di trovarsi tra le vestigia di una civiltà perduta.

Giardino di Lavis, Trentino

Foto: Kaethe17 – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia

In cima alla salita, la casa del custode svetta come una torre di avvistamento, regalando un panorama che abbraccia il torrente Avisio fino alla confluenza con l‘Adige. La fatica della salita trova ricompensa nella quiete di questo labirinto pensile, in cui il tempo pare essersi fermato al giorno dell’inaugurazione.

Foto di copertina: Syrio – Own work, CC BY-SA 4.0, Via Wikimedia

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