Sulla carta, l’escursionista è il partner ideale: ama la natura, è paziente, sa orientarsi e non ha paura della fatica. Ma la realtà che si nasconde dietro un paio di scarponi infangati e uno zaino da 50 litri è molto diversa. Uscire con un/a appassionato7a di trekking significa accettare una vita fatta di privazioni, polpacci perennemente graffiati e una strana ossessione per il meteo.
12 motivi per NON innamorarsi mai di un/a escursionista (specialmente a San Valentino)
Che sia lui o che sia lei, ecco perché dovreste pensarci bene prima di legarvi a qualcuno che considera un “dislivello positivo” come un preliminare.
1. La bugia del “manca poco”
È la menzogna più antica dell’umanità, dopo “ho letto e accetto i termini e le condizioni”. Se un escursionista vi dice “manca poco”, “siamo quasi arrivati” o “dietro quella curva spiana”, non credeteci. Per loro, “manca poco” può significare qualunque cosa tra i 45 minuti e le tre ore di ascesa verticale.
2. Il concetto distorto di “passeggiata”
Voi sognate una camminata rilassante nel parco cittadino per smaltire il pranzo? Per l’escursionista quella è “una perdita di tempo”. Se non c’è almeno un sentiero classificato come EE (Escursionisti Esperti) e la possibilità di incontrare uno stambecco, non vale la pena di allacciarsi le scarpe.
3. L’ossessione per il “Guscio”
Spenderanno 500 euro per una giacca guscio a tre strati capace di resistere a un uragano sull’Himalaya, ma poi si lamenteranno se l’ombrello comprato al supermercato costa 10 euro. Passeranno ore a spiegarvi la differenza tra “traspirabilità” e “impermeabilità” mentre voi volete solo sapere se pioverà.
4. Il rito della “vestizione a cipolla”
Uscire di casa con un escursionista richiede tempi tecnici biblici. Devono stratificare: base layer, mid layer, piumino leggero, guscio. Se decidete di entrare in un bar per un caffè, inizieranno a spogliarsi compulsivamente per non “fare condensa”, creando un accampamento di vestiti tecnici sul tavolino.
5. L’odore della lana Merino
Vi diranno che la lana Merino è magica perché “non puzza anche dopo tre giorni che la indossi“. Spoiler: puzza. Loro non lo sentono perché le loro narici sono ormai assuefatte all’odore di bosco e sudore antico, ma voi sì. Molto bene.
6. Le foto senza esseri umani
Sfogliate l’album del vostro ultimo weekend insieme? Troverete: 45 foto di cime innevate, 12 macro di licheni rari, 8 scatti di un sentiero nebbioso e forse, se siete fortunati, una vostra foto sfocata, di schiena, mentre arrancate sotto la pioggia.

7. Il pranzo al sacco è una cosa seria
Dimenticate i panini gourmet o le soste al ristorante. L’escursionista vive di “trail mix” (uvetta e frutta secca che sembrano mangime per criceti), barrette proteiche gommose e panini schiacciati nello zaino che hanno la consistenza del cartone pressato. E guai a lamentarsi: “In quota tutto ha un sapore migliore!”.
8. Il meteo è il terzo incomodo nella relazione
L’App del meteo è l’amante segreta del vostro partner. La consultano ogni 15 minuti, confrontando tre modelli diversi (italiano, svizzero, norvegese). Se una nuvola fantozziana viene avvistata a 200 km di distanza, i vostri piani per il weekend verranno cancellati o stravolti alle 4 del mattino.
9. Parlano solo di “Giri”
A cena con gli amici, il discorso cadrà inevitabilmente su quella volta che hanno fatto l’Alta Via, su quanto erano leggeri i nuovi bastoncini in carbonio o su come hanno gestito un incontro ravvicinato con un cane da pastore. La parola “dislivello” verrà pronunciata almeno 40 volte prima dell’antipasto.
10. Piedi da hobbit
Tra calli protettivi, unghie che chiedono pietà e il segno dei calzettoni di spugna che resta impresso sulla pelle fino al martedì grasso, i piedi di un escursionista non sono esattamente materiale da film erotico.
11. Lo zaino come arredamento
In casa ci sarà sempre uno zaino “pronto” in un angolo. È lì, che vi guarda, ricordandovi che in qualsiasi momento il vostro partner potrebbe decidere di fuggire verso i monti. Senza contare la collezione di borracce, filtri per l’acqua e fornelli da campo che occupano più spazio dei vostri piatti buoni.
12. La “Sindrome della Vetta”
Anche se sono stanchi, affamati e con le ginocchia che scricchiolano, devono arrivare in cima. La vetta è il loro unico obiettivo. Se per caso decidete di fermarvi a metà strada in un prato bellissimo per rilassarvi, vi guarderanno con un misto di pietà e delusione, come se aveste appena tradito i valori della Resistenza.
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Siete ancora pronti a seguirli sui sentieri? Se la risposta è sì, preparatevi: domani la sveglia è alle 5:00. Non fate quella faccia, “manca poco” alla partenza!
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