Il demonio dei carboidrati
Se c’è un nutriente che negli anni è diventato il capro espiatorio di ogni problema alimentare, sono i carboidrati.
Il pane e la pasta rappresentano oggi il Male assoluto. A pranzo, poi, sembra una colpa gravissima.
“Se la mangio mi viene sonno.” “Se la mangio ingrasso.” “Se la mangio non rendo.” “Meglio evitarla, così sto più leggero.”
Eppure, guarda caso, la pasta è ancora là — sulle tavole di chi si muove, di chi lavora, di chi fa sport, di chi cammina, pedala, vive.
Vale la pena capire perché.
La pasta non ti appesantisce: ti serve
Partiamo da una cosa semplice, quasi banale. Se ti muovi, se usi il corpo, se fai attività fisica o semplicemente vivi, il tuo organismo ha bisogno di energia disponibile. I carboidrati fanno esattamente questo: forniscono carburante.
La pasta a pranzo, quindi, va bene. Il problema nasce quando diventa l’unico elemento del pasto. Quando è mangiata di corsa. Quando è lasciata sola, senza fibre, proteine o grassi a rallentarne l’assorbimento, e magari accompagnata da sensi di colpa.
In quel caso sì, che ti senti pesante. Non per la pasta — per il pasto non equilibrato.
Il famoso abbiocco: la pasta non c’entra quasi mai
Quante volte hai detto: “Se mangio pasta a pranzo poi crollo”?
La realtà è che il calo di energia dopo pranzo dipende molto più da porzioni sproporzionate rispetto alla fame reale, da pasti poveri di verdure, dall’assenza di proteine.
Ma anche dallo stress, da un sonno insufficiente, dal fatto di mangiare troppo velocemente.
La pasta, in sé, non fa venire sonno. Lo fa semmai un pasto sbilanciato.
In un pranzo completo, masticato con calma, in porzione coerente con la fame, la pasta ti supporta, ti sostiene. Non ti spegne.
Il segreto è il pasto, non la pasta da sola
La pasta funziona quando non è isolata. Quando arriva dentro un piatto — o un pasto — che comprende anche verdure (meglio se presenti già all’inizio), una fonte proteica, un condimento semplice.
In questo contesto fornisce energia a lento rilascio, ti sazia a lungo, è digeribile.
E soprattutto è buona. E se una cosa è davvero buona, il corpo non ti chiederà altro cibo o coccola, per un po’.
Il vero problema: la paura
C’è una cosa che incide molto più delle calorie: il clima mentale con cui mangi.
Se arrivi alla pasta pensando “non dovrei”, il corpo entra in uno stato di allerta.
E allora succede qualcosa di preciso: mangi più velocemente, perdi il senso della sazietà, ti senti gonfia anche se non lo sei.
E spesso arrivi a sera con più voglia di cibo di quando saresti arrivata se avessi mangiato la pasta senza pensieri.
Chi vive outdoor lo sa già
Chi cammina, chi va in montagna, chi pedala, chi fa attività all’aria aperta conosce bene questa verità: senza carboidrati, il corpo non rende.
La pasta è uno degli strumenti più semplici, accessibili e funzionali per alimentarsi bene in questo senso. Serve però mangiarla senza lotte interiori.
Quando il corpo sente — e lo sente, eccome — che non deve difendersi da restrizioni o sensi di colpa, si autoregola molto meglio.
La pasta non è il nemico della leggerezza
Anzi, in molti casi è il contrario. Un piatto di pasta ben costruito a pranzo può farti evitare gli spuntini compulsivi nel pomeriggio. Stabilizza l’energia, riduce la fame serale eccessiva, ti permette di arrivare a cena più lucida e meno affamata.
La leggerezza è mangiare senza nemici. Altro che demonizzare i carboidrati.
Foto Canva
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Monia Farina è Biologa e nutrizionista. TEDx speaker con una passione per la scienza, la divulgazione e l’alimentazione è figlia di generazioni di panettieri e ristoratori.
Ha unito la tradizione culinaria alla formazione scientifica per creare Mangiaperpiacere, un approccio unico all’educazione alimentar per il benessere della persona.
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