L’isola di Napoli che nessuno ha mai voluto: la Gaiola, la sua maledizione e il magnifico parco sommerso

Due isolotti collegati da un ponte naturale, davanti alla costa di Posillipo, con una villa abbandonata e un mare tra i più belli del Golfo di Napoli.

L'isola della Gaiola sarebbe una meta perfetta — se non fosse che chiunque ne sia diventato proprietario ha poi avuto qualcosa di grave da raccontare. Morti misteriose, fallimenti, rapimenti, suicidi: la lista è abbastanza lunga da far riflettere, anche chi non crede alle maledizioni.

Isola_la_Gaiola,_Posillipo

Una villa maledetta

La Gaiola è tecnicamente un arcipelago minuscolo: due isolotti rocciosi uniti da un ponte naturale, a poche bracciate dalla riva di Posillipo, nel cuore del Golfo di Napoli. Ci si arriva quasi a nuoto. Eppure è rimasta disabitata per decenni, con una villa che si sgretola lentamente e nessun acquirente disposto a tenerla a lungo.Isola-gaiola-napoli

Il nome viene dal latino cavea — piccola grotta — anche se in dialetto napoletano gaiola significa gabbia. Entrambe le etimologie funzionano. I romani la conoscevano come Euplea, “protettrice della navigazione”. Il primo grande proprietario documentato fu Publio Vedio Pollione, liberto di epoca augustea noto, secondo le cronache dell’epoca, per una pratica poco edificante: puniva gli schiavi gettandoli nelle vasche delle murene. La reputazione del posto partì male e non migliorò. Un luogo che potrebbe entrare nella lista dei posti più inquietanti d’Italia.

La lista dei proprietari sfortunati

La sequenza moderna inizia nel 1871, quando Luigi De Negri acquista l’isola per insediarci la sede della sua società di pescicoltura. L’anno successivo è già costretto a venderla: la società è fallita. Nessun collegamento dimostrabile con la Gaiola, ma è un inizio.
Il successivo proprietario, Hans Braun, viene trovato morto avvolto in un tappeto in circostanze mai chiarite. Sua moglie annegherà nel mare intorno all’isola pochi mesi dopo. Nel 1926 viene installata una teleferica per collegare l’isola alla terraferma: durante una tempesta notturna il cavo si spezza mentre la marchesa Elena Von Parish stava rientrando sull’isola. La donna cade in mare e non viene mai ritrovata. I due uomini che la ospitavano si suicidano.Isola-gaiola-napoli-Parco_Sommerso

Nel 1950 arriva Maurice Sandoz, erede di una nota casa farmaceutica svizzera. Finisce i suoi giorni in manicomio, suicida. La proprietà passa a Gianni Agnelli, che se ne libera rapidamente cedendola a Paul Getty — il cui nipote viene rapito dalla ‘ndrangheta nel 1973 e restituito solo dopo il pagamento di un riscatto di 17 milioni di dollari e l’amputazione di un orecchio. L’ultimo proprietario privato, Gianpasquale Grappone, fondatore della Lloyd Centauro, finisce in carcere travolto dai debiti. Il giorno in cui la villa viene messa all’asta, sua moglie muore in un incidente stradale.
La Gaiola è oggi proprietà della Regione Campania.

Da dove viene la maledizione

I napoletani attribuiscono la jella a più origini, e nessuna si esclude a vicenda. La prima risale al già citato Pollione e alla sua crudeltà verso gli schiavi. La seconda chiama in causa il mago Virgilio — figura leggendaria distinta dal poeta, accreditata di poteri arcani nella tradizione partenopea — la cui scuola di magia avrebbe generato un incantesimo rimasto attivo. Nel XIX secolo sull’isola viveva un eremita soprannominato “Lo Stregone”, che si faceva mantenere dai pescatori e che, si diceva, portasse sfortuna per professione.parco-sommerso-gaiola-napoli-maurizio-simeone

La spiegazione più concreta — e più inquietante proprio perché razionale — la fornisce un episodio del primo Novecento. Un nipote del senatore Paratore, sistemando una libreria nella villa, scoprì dietro una tela anti-umidità un affresco raffigurante una grande testa mostruosa, probabilmente una Gorgone di epoca romano-imperiale. Lo zio, convinto che il volto portasse sfortuna, lo fece murare. I greci usavano l’immagine della Gorgone come protezione: nasconderla — secondo la logica simbolica — potrebbe aver tolto all’isola l’unica difesa che aveva.

Come si visita oggi

La maledizione non ha impedito alla scienza di fare il suo lavoro. I fondali intorno alla Gaiola ospitano uno dei siti sommersi più interessanti del Mediterraneo: resti di ville romane, ninfei, vasche per pesci e strutture portuali affondate a causa del bradisismo — il lento movimento del suolo vulcanico — che nel corso dei secoli ha fatto scendere l’intera costa di Posillipo di diversi metri.parco-mare-gaiola-guido-villani

L’area è oggi tutelata come Parco Sommerso della Gaiola, riserva marina che si estende da Marechiaro alla Baia di Trentaremi. È uno dei pochi parchi marini urbani d’Europa: la città è a pochi minuti, i fondali sembrano un altro mondo. Snorkeling e immersioni guidate permettono di esplorare le strutture romane sommerse, in acque che per posizione e protezione mantengono una buona trasparenza.

Come visitare il Parco Sommerso della Gaiola

Periodo aprile-ottobre, tutti i giorni eccetto il lunedì
Orari 9-13 e 14-18
Accesso su prenotazione, gratuito per la zona balneare pubblica (Zona B)
Prenotazioni info@gaiola.org oppure 081 240 3235
Come arrivare dalla collina di Posillipo, a Napoli; raggiungibile in taxi o con i bus della linea collinare

L’ingresso all’area marina è libero e consente anche l’accesso ai cani. La Zona A — riserva integrale — non è accessibile al pubblico. La villa sull’isola non è visitabile: si osserva dalla riva o dall’acqua, con le sue finestre vuote e i muri che stanno cedendo lentamente al salmastro.

Foto Mattia Luigi Nappi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons, Gianfranco Vitolo, CC BY 2.0 via Wikimedia Commons, Gigi Upnea, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons, Maurizio Simeone e Guido Villani per Area Marina Protetta Gaiola

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