C’è una domanda che ogni estate, a ogni cena all’aperto, a ogni serata in giardino, qualcuno fa con un misto di rassegnazione e curiosità: perché le zanzare pungono sempre me e non l’amico seduto a fianco? La risposta, fino a poco tempo fa, oscillava tra leggende di famiglia e teorie da bar. Oggi la scienza ha qualcosa di molto più preciso da dire.
Un articolo pubblicato il 17 giugno 2026 su ScienceAlert — che riporta i risultati di una recente ricerca pubblicata su Scientific Reports — fa il punto su cosa sappiamo realmente su questo tema, e i risultati ribaltano alcune certezze.
Il primo segnale: l’anidride carbonica
Le zanzare femmine — sono solo loro a pungere, perché hanno bisogno di proteine nel sangue per la riproduzione delle uova — individuano i loro obiettivi attraverso una sequenza di segnali sensoriali a distanza crescente.
Il primo segnale, conosciuto da oltre un secolo, è l’anidride carbonica che esaliamo respirando. È il segnale che attiva il comportamento di ricerca delle zanzare quando sono ancora a decine di metri di distanza. Più si è vicini, e più il segnale dell’anidride carbonica si combina con un secondo elemento: l’odore corporeo, percepibile entro circa 10 metri. Infine, a distanza ancora più ridotta, entrano in gioco temperatura corporea e umidità della pelle.
La scoperta più rilevante: una molecola specifica
Il dato più interessante emerso dalla ricerca recente riguarda esattamente l’odore corporeo — quello che secondo gli scienziati è il fattore più determinante nel rendere una persona più o meno “appetibile.”
Il corpo umano rilascia tra 300 e 1.000 composti odorosi diversi. Lo studio condotto dal ricercatore svedese Rickard Ignell, che ha esposto zanzare della specie Aedes aegypti — il vettore della febbre dengue e della febbre gialla — a 42 donne in laboratorio, ha permesso di isolare 27 composti specifici che le zanzare rilevano per orientare la propria scelta, sui circa 1.000 possibili.

Il risultato più sorprendente: le donne più “punte” dalle zanzare nello studio — tra cui le donne in gravidanza al secondo trimestre — producevano una quantità significativamente più alta di un composto chiamato 1-octen-3-ol, conosciuto anche come “alcool di fungo”, generato dalla degradazione del sebo cutaneo. Anche un piccolo aumento di questa sostanza ha fatto una differenza sorprendentemente grande nell’attrazione delle zanzare — un dato che ha colto di sorpresa gli stessi ricercatori.
Questo si collega a quanto avevamo già raccontato nel nostro approfondimento su perché le zanzare pungono alcune persone e non altre: il “profumo” individuale prodotto dal microbiota della pelle è il vero discriminante, molto più di qualsiasi altro fattore popolarmente invocato.
Il mito da sfatare: il gruppo sanguigno non conta
Una delle convinzioni più diffuse — “le zanzare preferiscono un certo gruppo sanguigno” — non ha base scientifica solida. Lo specifica chiaramente l’entomologo medico Frederic Simard dell’Istituto Francese di Ricerca per lo Sviluppo, intervistato nell’articolo: gli studi che hanno tentato di dimostrare questa correlazione hanno coinvolto campioni troppo piccoli per essere conclusivi. E lo stesso vale per altre leggende popolari: il colore della pelle, degli occhi o dei capelli non ha alcuna relazione documentata con quanto si viene punti.
Quello che conta — lo ribadiamo perché è il punto centrale di tutta la ricerca recente — è la composizione chimica individuale dell’odore corporeo, determinata in gran parte dal microbiota cutaneo, che varia da persona a persona in modo significativo e relativamente stabile nel tempo.
La birra: non è una leggenda
Un altro elemento confermato dalla ricerca recente, che avevamo già raccontato in dettaglio nel nostro pezzo su come la birra ti rende più attraente per le zanzare: bere alcol — birra in particolare — aumenta la probabilità di essere punti.
Il meccanismo è documentato da più studi citati nell’articolo di ScienceAlert: la birra alza la temperatura corporea, aumenta la quantità di anidride carbonica esalata e modifica l’odore della pelle. In una ricerca condotta in Burkina Faso, le zanzare della specie Anopheles — vettore della malaria — si sono mostrate più attratte dall’odore di chi aveva bevuto birra rispetto a chi aveva bevuto solo acqua. In uno studio del 2023 condotto nei Paesi Bassi su 465 volontari, chi aveva bevuto birra nelle 24 ore precedenti risultava 1,35 volte più attraente per le zanzare Anopheles rispetto a chi non l’aveva fatto.
Non significa che una birra in più o in meno cambi drasticamente la sera in giardino — ma è un fattore reale, non un mito, e va considerato soprattutto da chi sa di essere già un bersaglio frequente.
Perché il problema sta diventando più serio
L’articolo sottolinea un aspetto che riguarda direttamente l’Italia e che dà a questo tema una rilevanza che va oltre il semplice fastidio estivo: il cambiamento climatico sta espandendo l’areale delle zanzare e delle malattie che trasportano.

La zanzara tigre (Aedes albopictus), già ben presente nel nostro paese, è il vettore del virus chikungunya — che lo scorso anno è arrivato fino alla regione francese dell’Alsazia, segnando un’espansione verso nord senza precedenti. Il rischio, secondo l’entomologo Simard, “riguarda un numero sempre maggiore di persone.”
Questo rende la prevenzione delle punture non solo una questione di fastidio, ma una misura di salute pubblica concreta, specialmente per chi vive o si sposta in zone con presenza di zanzara tigre durante l’estate.
Cosa fare davvero per proteggersi
I consigli che emergono dalla ricerca recente sono coerenti con quanto avevamo già raccolto nella nostra guida su come proteggersi dalle zanzare in modo naturale, con qualche indicazione aggiuntiva.
Abbigliamento ampio e coprente. Indumenti larghi che non si attaccano alla pelle riducono sia il contatto diretto che la diffusione dell’odore corporeo verso l’esterno. È il primo consiglio dato dagli esperti citati nell’articolo.
Zanzariere e repellenti. La combinazione più efficace rimane quella classica — barriere fisiche (zanzariere su porte e finestre, retine per il letto in zone ad alto rischio) insieme a repellenti cutanei a base di DEET o icaridina, applicati secondo le indicazioni di concentrazione e durata.
Moderazione con l’alcol nelle serate all’aperto. Non è necessario rinunciare del tutto, ma chi sa di essere già un bersaglio frequente delle zanzare può considerare di limitare il consumo di birra e altri alcolici nelle serate in giardino o in campeggio, specialmente in zone con alta densità di zanzare.
Pasti leggeri prima delle uscite serali. Indicazione meno conosciuta ma citata direttamente dall’esperto intervistato: pasti pesanti aumentano la produzione di calore metabolico e di anidride carbonica esalata — gli stessi segnali che attirano le zanzare a distanza. Una cena leggera prima di una serata all’aperto in estate è una piccola misura preventiva supportata dalla fisiologia.
Attenzione a chi è più vulnerabile. Le donne in gravidanza, secondo lo studio di Ignell, risultano tra le persone più attrattive per le zanzare — probabilmente per i cambiamenti nel metabolismo del sebo cutaneo durante la gravidanza. Una protezione extra in questa fase è una misura di buon senso, soprattutto in zone dove circolano virus trasmessi da zanzare.
Un fenomeno individuale, non casuale
Il messaggio centrale di questa ricerca è tanto semplice quanto liberatorio per chi si è sempre chiesto perché sia sempre lui o lei il prediletto delle zanzare durante una cena in giardino: non è questione di fortuna, né di sangue, né di colore della pelle. È una “firma chimica” individuale, in gran parte determinata dal proprio microbiota cutaneo, che gli scienziati stanno solo ora iniziando a decifrare nel dettaglio.
Capire questo non elimina il problema — ma aiuta a indirizzare le strategie di prevenzione verso quello che davvero conta: gestire l’odore corporeo, l’abbigliamento, l’alcol e le barriere fisiche, piuttosto che inseguire rimedi senza base scientifica.
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