La scena è sempre la stessa: esci di casa con le scarpe allacciate, fai due passi sul marciapiede e inizi a correre. Nessun riscaldamento, nessuna preparazione — in fondo fa già caldo, i muscoli sono già “svegli”, non sembra necessario.
È uno degli errori più comuni tra i runner principianti. E in estate, quando i tendini sono più sollecitati dal volume di corsa accumulato nelle settimane precedenti, è anche uno degli errori più costosi.
Perché il riscaldamento non è un optional
Il riscaldamento non serve a “scaldare” i muscoli nel senso letterale — d’estate non ne hanno bisogno. Serve a preparare il sistema neuromuscolare alla corsa: aumentare il flusso sanguigno ai tendini (che hanno una vascolarizzazione scarsa e si riscaldano lentamente), attivare i muscoli stabilizzatori che durante il riposo sono “disattivati”, e portare le articolazioni nel loro range di movimento completo prima di sottoporle al carico della corsa.
Senza riscaldamento, i primi minuti di corsa avvengono con tendini ancora rigidi e muscoli stabilizzatori non ancora “online”. È esattamente la finestra temporale in cui si verificano la maggior parte degli infortuni tendinei acuti — specialmente al tendine d’Achille e al tendine rotuleo.

Una revisione sistematica pubblicata su Journal of Science and Medicine in Sport ha confermato che un protocollo di riscaldamento strutturato riduce significativamente il rischio di infortuni tendinei nei runner amatori, indipendentemente dalla temperatura ambientale.
La routine in 5 minuti: cosa fare e in che ordine
Non serve niente di complicato. Questa sequenza richiede 5 minuti e si fa prima di uscire di casa o sul marciapiede sotto casa:
1. Cammino veloce — 2 minuti
Inizia con 2 minuti di cammino a passo svelto. Sembra banale, ma è il modo più efficace per aumentare gradualmente la frequenza cardiaca, portare sangue ai muscoli e ai tendini delle gambe, e preparare il sistema cardiovascolare all’aumento di intensità che seguirà. Non saltarlo anche se hai fretta.
2. Rotazioni delle caviglie — 30 secondi per piede
In piedi su una gamba, ruota il piede sollevato in senso orario e poi antiorario, 10 volte per direzione. Lubrifica l’articolazione della caviglia e attiva i piccoli muscoli stabilizzatori del piede — fondamentali per assorbire l’impatto di ogni passo.
3. Alzate sul tallone lente — 10 ripetizioni
Salita in 2 secondi, discesa in 3 secondi. Lento è la parola chiave. Questo esercizio scalda il polpaccio e il tendine d’Achille in modo progressivo, riducendo drasticamente il rischio di tendinopatia achillea nei primi minuti di corsa. Se fatto regolarmente, ha anche un effetto di rinforzo cumulativo sul tendine.
4. Oscillazioni della gamba (leg swing) — 10 per gamba
In piedi con una mano appoggiata a un muro per l’equilibrio, oscilla una gamba avanti e indietro in modo controllato, aumentando gradualmente l’ampiezza. Poi oscillazioni laterali. Questo esercizio mobilizza l’articolazione dell’anca e attiva i muscoli abduttori — quelli che stabilizzano il bacino durante la corsa e la cui debolezza è responsabile di molti problemi al ginocchio e all’anca.
5. Affondo dinamico — 5 per gamba
Un passo avanti lungo, ginocchio anteriore a 90 gradi, poi torna in piedi. Lento, controllato, senza rimbalzi. Attiva i quadricipiti, i glutei e lo psoas ileaco — il muscolo flessore dell’anca che nei runner è spesso rigido, specialmente al mattino.
Un’alternativa ancora più semplice
Se la sequenza sembra troppo da ricordare, esiste un’alternativa ancora più accessibile: cammina veloce per 5 minuti prima di correre. Solo questo. È meno completo della routine descritta sopra, ma è enormemente meglio di niente — e se l’alternativa è saltare il riscaldamento, questa è la scelta giusta.
Cosa non fare: lo stretching statico prima della corsa
Uno degli equivoci più duri a morire: lo stretching statico (quello in cui tieni una posizione ferma per 20-30 secondi) prima della corsa non è un riscaldamento. Anzi, la ricerca degli ultimi anni suggerisce che lo stretching statico eseguito prima dell’esercizio può ridurre temporaneamente la forza muscolare e non previene gli infortuni acuti.

Lo stretching statico va fatto dopo la corsa, non prima. Prima si fa mobilità dinamica — movimenti controllati nel range articolare completo, come quelli descritti sopra.
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In pratica: cinque minuti di riscaldamento prima di ogni uscita. Non è un investimento di tempo enorme — ma è quello che, su 6 mesi di allenamento, fa la differenza tra una stagione senza infortuni e una interrotta da settimane di stop forzato.
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