A largo della Costa del Gargano, a una ventina di chilometri dalla terraferma pugliese, le Isole Tremiti sembrano generate da forze opposte. In soli cinque chilometri scarsi di Mare Adriatico si concentrano, infatti, quattro isole (c’è anche un quinta, Pianosa, ma è inaccessibile) che non hanno quasi nulla in comune: una profumata e verde come un giardino mediterraneo, una verticale e bianca come l’osso di un animale preistorico, una selvatica e quasi segreta e una piccola che il mare sta lentamente inghiottendo. Un arcipelago che si gira in un pomeriggio, ma che richiede giorni per essere capito.
Riserva marina dal 1989 (tra le prime istituite in Italia), questa protezione ha permesso di conservare un fondale di rara trasparenza, con praterie di Posidonia oceanica e cernie che nuotano a pochi metri dalle barche.
San Domino, l’isola che profuma
San Domino è la più grande dell’arcipelago, la più verde, quella con le spiagge e la quasi totalità delle strutture ricettive. Arrivando in barca si capisce subito perché: una macchia compatta di pini d’Aleppo ricopre quasi tutta la superficie, e l’aria sa di resina già prima che si tocchi terra. Tra i rami filtrano i raggi del tardo pomeriggio e proiettano ombre lunghe sulla roccia calcarea.
Le grotte che punteggiano il perimetro dell’isola (la Grotta delle Viole, la Grotta del Bue Marino) si raggiungono in gommone o kayak, con pareti che assorbono il blu del mare e lo restituiscono in sfumature di indaco. Sulla spiaggia principale, Cala delle Arene, la sabbia è fine e chiara in modo quasi inaspettato per l’Adriatico. Il borgo abitato è piccolo, di poche centinaia di residenti, e d’estate si popola di turisti senza mai perdere del tutto la sua misura umana.
San Nicola, la cattedrale sull’acqua
Cinque minuti di barchetta separano San Domino da San Nicola, e sono i cinque minuti più stranianti del viaggio: si lascia il verde, ma anche il profumo e la sabbia per approdare su uno scoglio bianco e verticale, dove ogni centimetro di spazio è stato conquistato da mani umane nell’arco di dieci secoli.
San Nicola è dominata dall’Abbazia di Santa Maria a Mare, un complesso benedettino fondato intorno all’anno 1000 che ingloba una cattedrale romanica, torri di avvistamento, un chiostro e un castello angioino. Il pavimento musivo medievale all’interno della chiesa racconta figure di bestiari e motivi geometrici di chiara derivazione orientale, lascito dei commerci e delle influenze che questo avamposto adriatico ha assorbito nel tempo.
Le mura perimetrali dell’isola sono quasi continue, e non c’è un punto da cui il mare non sia visibile, tagliato netto dalla pietra viva. Qui vive stabilmente qualche decina di persone, legate all’amministrazione del borgo e alla cura del patrimonio. Il silenzio ha una qualità diversa da quello di San Domino: meno vegetale ma più minerale, quindi simile a quello che si sente dentro una chiesa.
Capraia, Cretaccio e il mare dei sub
A nord-ovest dell’arcipelago, Capraia è la più remota e la meno frequentata. Disabitata, coperta di macchia mediterranea fitta e aspra, la sua costa precipita sul mare con pareti verticali che i sub di tutta Europa vengono a esplorare. Le cernie qui sono grandi e diffidenti, le murene trovano rifugio tra i massi del fondale, e la trasparenza dell’acqua in certi giorni di agosto supera i trenta metri di visibilità.
Foto: By Wasabi1990 – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Chi si immerge a Capraia, infatti, racconta di incontri con ricciole e barracuda che nelle acque costiere italiane sono ormai rari.
Cretaccio è invece uno scoglio d’argilla rossastra che emerge appena sopra il livello del mare tra San Domino e San Nicola. Disabitato e inaccessibile, è anche il più fragile dell’arcipelago: l’erosione marina lo sta consumando a ritmo visibile, e la sua sagoma è cambiata in modo misurabile negli ultimi decenni. Visto dal traghetto sembra quasi un errore della natura, qualcosa che non dovrebbe essere ancora lì.
Tra queste quattro anime così diverse, il filo che tiene insieme tutto è l’acqua. Un Adriatico che qui muta colore a seconda dell’ora e della profondità, passando dal turchese piatto del primo mattino al blu scuro e quasi notturno del tardo pomeriggio.
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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