Ci vuole stomaco per affrontare la strada che sale a Pápingo: circa 20 tornanti, uno dopo l’altro, la carreggiata stretta tra la roccia e il vuoto, poi i guardrail che a tratti spariscono. Fino a che, all’improvviso, compare il pianoro. E lì, rannicchiati sotto l’imponente mole del Monte Astráka, appaiono due agglomerati di case in pietra grigia che sembrano cresciuti dalla montagna stessa: Megálo Pápingo e Mikró Pápingo, nel cuore dell’Epiro, nel nord-ovest della Grecia.
Siamo nell’angolo più selvaggio della penisola ellenica, in una regione che i locali conoscono bene ma che i turisti stranieri scoprono ancora a rilento. Qui la pietra non è solo materiale da costruzione, è identità: muri, portali e gradini raccontano secoli di vita agropastorale in quota.
Sotto le torri di roccia: un altopiano fuori dal mondo
Megálo Pápingo prende il nome (megálo significa “grande” in greco) dalla sua estensione relativa rispetto al vicino abitato. Le formazioni rocciose che lo sovrastano vengono chiamate localmente “le torri”: pinnacoli calcarei che cambiano colore con la luce del pomeriggio, passando dall’ocra al violetto.
Il villaggio ha una certa frequentazione turistica, con qualche pensione ricavata da antiche dimore e alcune taverne sul selciato. Mikró Pápingo, il “piccolo”, si raggiunge qualche minuto più avanti ed è più raccolto, più silenzioso. Da queste parti il WWF gestisce un centro informazioni con una mostra permanente dedicata alla flora e alla fauna selvatica del territorio: lupi, aquile reali, il raro gipeto.
Il fiume che scava la montagna
A monte dei villaggi inizia uno degli scenari naturali più spettacolari della Grecia. La Gola di Víkos, riconosciuta dal Guinness dei Primati tra i canyon più profondi del mondo rispetto alla larghezza, mostra pareti calcaree che scendono a picco per quasi mille metri. In fondo scorre il Voïdomatis, uno dei fiumi più limpidi d’Europa, con un’acqua così trasparente da sembrare quasi irreale.
Prima di arrivare ai villaggi, lungo la strada che risale da Arísti si incontra il Monastero di Panagía Spiliótissa, fondato nel 1665. Si tratta di un edificio dalle arcate strette, addossato a un masso enorme sul ciglio del fiume, con affreschi interni ancora leggibili nonostante i secoli. Vale la sosta anche solo per la posizione, con l’acqua che scorre sotto e la roccia che incombe sopra.
Grandi e piccoli: due anime dello stesso luogo
I due villaggi di Pápingo condividono il paesaggio ma hanno caratteri diversi: Megálo è più vivace, più adatto a chi cerca un punto di appoggio con qualche servizio; Mikró richiede disponibilità al silenzio, alla lentezza e alla sera senza locali aperti fino a tardi. Entrambi offrono però quello che molte mete greche hanno perso: l’assenza di folla e la sensazione di essere arrivati in un posto che ancora si deve guadagnare.
Nelle immediate vicinanze dei villaggi si trovano le Rogové, piscine naturali ricavate dalla roccia calcarea e alimentate da acque di sorgente gelide anche in piena estate. Sono diventate la meta preferita degli escursionisti in cerca di refrigerio dopo lunghe ore sui sentieri. Il colore dell’acqua, un verde quasi irreale tirato verso il turchese, sembra elaborato digitalmente e invece è soltanto carbonato di calcio e luce.
Pápingo non è una destinazione comoda. La strada per arrivarci è impegnativa, i servizi sono minimi e la connettività spesso scarsa. Ma forse è esattamente per questo che chi la raggiunge tende a restarci più del previsto.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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