Il lago d’Orta ha questa caratteristica: riesci sempre a trovare un posto da cui guardarlo e che quasi nessuno conosce.
Il Monte Barro di Agrano — questa piccola cima in provincia di Verbano-Cusio-Ossola — è senza cartoline, senza coda alla partenza, e per raggiungerlo si cammina su mulattiere che sanno ancora di bosco vero.
Eppure in cima aspetta una terrazza panoramica che mette in prospettiva l’intero specchio d’acqua, e in fondo alla discesa ti aspetta qualcosa di davvero inaspettato: una mummia settecentesca in una cappella di villaggio.
L’itinerario parte da Crabbia, piccola frazione del comune di Agrano.
Da lì si sale lungo sentieri e antiche mulattiere che tagliano il bosco in modo quasi rigoroso, senza particolari distrazioni, con il ritmo giusto per scaldarsi le gambe e lasciare che la testa si svuoti.
Dalla mulattiera alla terrazza sul lago
Il bosco che accompagna la salita da Crabbia è fitto e silenzioso, il tipo di vegetazione che in Piemonte viene data per scontata ma che altrove si cerca apposta.
Castagni, carpini, qualche faggio più in alto: il manto cambia gradualmente con la quota, e la luce filtra in modi sempre diversi a seconda dell’ora.
Ci si muove su tracce ben percorribili, in un paesaggio che ha tutto della discrezione fino al momento in cui rivela se stesso.
Il salto visivo arriva all’improvviso, quando il bosco si apre sulla roccia sommitale e davanti compare il bacino del lago d’Orta in tutta la sua estensione. L’acqua, a quest’altezza, sembra quasi ferma, quasi un disegno.

La vista abbraccia l’isola di San Giulio, i borghi che punteggiano le rive, il profilo morbido delle colline che scendono verso il lago da ogni lato.
È il tipo di panorama che convince le persone a sedersi più a lungo di quanto avessero pianificato — e a rimandare il pranzo.
Il “muntagnin dal zicar” e la croce degli alpini
Il punto più elevato del percorso porta un nome in dialetto locale che vale la pena ricordare: “muntagnin dal zicar”, qualcosa come “la montagnola dello zucchero”, per la forma regolare della cima.
È qui che il Gruppo Alpini ha posizionato una croce, come avviene su molte vette piemontesi, con quella sobrietà che gli alpini mettono in ogni cosa costruita in quota.
La cima è ben lontana dalle quote alpine più impegnative, ma abbastanza alta da cambiare la prospettiva sul lago.
Agrano rientra in quella categoria di escursioni accessibili che restituiscono molto di più di quanto la difficoltà lasci presupporre.
La cima figura nel circuito delle vette minori piemontesi, tra le mete da “collezionare” per chi esplora il territorio attorno al lago d’Orta con pazienza e curiosità.
La discesa inizia dal versante opposto, in direzione del borgo di Agrano: un ritorno nel tempo che vale quanto la salita, forse di più.
La discesa verso Agrano e la mummia nella cappella
Agrano è un piccolo abitato che resta fuori dai giornali di viaggio, e per questo conserva intatta una certa qualità dell’aria — quella sensazione che il paese sia ancora abitato da persone che ci vivono davvero, lontano da qualsiasi mise en scène turistica. Le case sono strette, i vicoli in pietra odorano di muschio e legno secco.
La vera sorpresa è custodita all’interno di una cappella del borgo: la “Morta di Agrano”, una mummia ritrovata nel 1792 nel cimitero locale. Il corpo è quello di una donna, perfettamente conservato, al punto che il sacerdote Bassetti annotò con scrupolo quasi scientifico: “la pelle ancora elastica, le unghie, le dita ancora intere”. All’epoca l’evento fu considerato miracoloso dagli abitanti, e la mummia divenne oggetto di devozione popolare. 
Oggi, grazie al lavoro dell’associazione Memento Mori, il corpo è stato restaurato e collocato in una teca di vetro che ne garantisce la conservazione.
È una di quelle presenze che spiazzano — non per ragioni macabre, ma perché rimandano a un tempo in cui il confine tra sacro e natura era percepito in modo completamente diverso.
Il lago d’Orta, del resto, funziona proprio così: offre la classica bellezza lacustre piemontese e riserva continuamente piccole deviazioni narrative, come quella che il Grand Tour del lago d’Orta propone lungo le sue tappe, dove borghi, santuari e sentieri si alternano senza mai stancare.
Il Monte Barro di Agrano è una di quelle escursioni difficili da classificare: troppo bassa per essere alpinistica, troppo bella per essere banale, con un finale di borgo che trasforma una camminata in qualcosa di più simile a un racconto. Chi scende senza fermarsi ad Agrano porta a casa solo metà del viaggio.
Info pratiche
Dove: Monte Barro di Agrano, comune di Agrano, provincia di Verbano-Cusio-Ossola, Piemonte. Versante orientale del lago d’Orta.
Come arrivare: In auto da Orta San Giulio si percorre la strada provinciale verso Omegna, poi si sale verso Agrano-Crabbia. Parcheggio disponibile nella frazione di Crabbia, punto di partenza dell’itinerario.
Quando: Primavera e autunno sono le stagioni migliori: il bosco è più vivo e la visibilità sul lago tende a essere più nitida. In estate si sale bene al mattino presto per evitare il caldo del bosco.
Biglietto: Accesso libero e gratuito.
Da abbinare: Orta San Giulio e l’Isola di San Giulio (raggiungibile in barca dal lungolago), a pochi chilometri. Per chi vuole allungare il giro lacustre, il lago di Ragozza in Val Bognanco è un’ottima tappa nell’Ossola.
Consiglio: La cappella con la Morta di Agrano segue orari variabili e può risultare chiusa: vale la pena contattare in anticipo il comune di Agrano o l’associazione Memento Mori per verificare la possibilità di visita.
Foto https://www.visitomegna.it/, https://www.piemonteparchi.it/
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