Le pareti si alzano per 300 metri (c’è chi è pronto a giurare che siano anche 500) su ciascun lato e in certi punti si avvicinano talmente da lasciare appena 3 metri di passaggio. Contemporaneamente, Ii cielo diventa una striscia azzurra sopra la testa, l’aria sa di pietra e timo selvatico, e il suono del torrente accompagna ogni passo.
Si è arrivati al cospetto delle Gole di Samaria a Creta, uno dei canyon più lunghi e scenografici d’Europa, incastonato nella parte occidentale dell’isola, tra le montagne dei Monti Bianchi (in greco Lefka Ori), a una cinquantina di chilometri dall’aeroporto di Chania. In alta stagione qui transitano oltre 3.000 persone al giorno, eppure non è un posto che si lascia addomesticare dalla folla.
Una fessura nella roccia lunga sedici chilometri
Il Parco Nazionale dei Monti Bianchi custodisce questa gola con la serietà che si riserva ai monumenti naturali rari. Geologicamente parlando, è il risultato di milioni di anni di erosione idrica su una formazione calcarea che risale all’era mesozoica: l’acqua ha scavato lentamente, millimetro dopo millimetro, fino a creare una delle incisioni più profonde del Mediterraneo.
Con i suoi 16 km di sviluppo, è seconda in Europa solo alle Gole del Verdon in Francia, e si può confrontare (per fascino crudo e verticalità) con gole come la Wutachschlucht nella Foresta Nera, pur avendo un carattere completamente diverso, ovvero mediterraneo, assolato e profumato di erbe selvatiche.
Il punto di partenza canonico è il villaggio di Omalos, a 1.250 metri di quota sull’altopiano omonimo. Da lì si scende (il percorso classico è tutto in discesa, con un dislivello totale di circa 1.200 metri) fino alla foce del torrente Samaria, vicino al villaggio costiero di Agia Roumeli. Un approdo non raggiungibile in auto: l’unica via d’uscita è il traghetto verso Sfakia o Sougia, due borghi sulla costa meridionale dell’isola.
Il sentiero: quello che ti aspetta davvero
Il fondo del percorso alterna tratti di ghiaia compatta a passaggi su pietre levigate dal torrente, ponticelli di legno e brevi guadi. L’acqua di questo fiume dell’Isola di Creta va attraversata più volte, quasi sempre su pietre, e nei mesi più caldi il livello scende abbastanza da rendere l’operazione semplice. Il punto più stretto del canyon (le Sideroportes, letteralmente “porte di ferro”) è anche il più fotografato: lì le pareti si stringono a 3 metri e la luce filtra come da uno spiraglio.
Il dislivello e la lunghezza rendono l’escursione tutt’altro che banale: servono scarpe con suola rigida e grip affidabile, almeno 1,5 litri d’acqua a testa (le fontane lungo il percorso integrano, ma meglio partire attrezzati), e un tempo stimato di 6-7 ore. Il parco è attrezzato con bagni, aree di sosta e punti di ristoro intermedi, una gestione che mantiene il sito in condizioni decisamente migliori rispetto alla media dei sentieri cretesi.
Lungo i 16 km si attraversa anche il villaggio abbandonato di Samaria, evacuato nel 1962 quando l’area fu dichiarata parco nazionale: le case in pietra restano in piedi silenziose, tra gli oleandri rosa.
Quando il canyon si fa selettivo
Il parco apre ogni anno tra aprile e ottobre. Le date esatte dipendono dalle condizioni del torrente, che dopo le piogge invernali può risultare pericoloso da attraversare. Il periodo d’oro va da fine maggio a metà settembre, ma chi vuole vivere l’esperienza con meno ressa farà bene a puntare su giugno o la prima metà di ottobre: la luce è più bassa, i colori più caldi, e il numero di escursionisti cala sensibilmente.
Il suggerimento più valido è partire da Omalos alle prime luci dell’alba, intorno alle 6:30, per guadagnare almeno un’ora di vantaggio sul resto delle persone. Le prime ore dentro il canyon, con la luce che taglia obliqua tra le pareti e il silenzio ancora intatto, valgono la sveglia anticipata.
Quello che si porta via, alla fine, è la sensazione fisica di essere stati inghiottiti da qualcosa di molto più antico e molto più grande. Le rocce calcaree dei Lefka Ori filtrano ancora oggi l’acqua che scorre in superficie, e quelle stesse pareti che si stringono alle Sideroportes sono lì da prima di qualsiasi civiltà che abbia mai abitato quest’isola.
Foto Canva
Leggi Anche
- Tagliato nella roccia viva a 70 metri di altezza: il monastero greco più impressionante d’Europa
- Dove il grigio della pietra incontra il verde più profondo d’Europa: la Grecia che smentisce ogni cliché
- L’isola greca che non esiste sulle mappe dei turisti: Atokos, il segreto del Mar Ionio
Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA







