Arianna Tricomi: la luce infinita delle cose semplici

Arianna Tricomi

Arianna Tricomi è la prima italiana ad aver vinto il Freeride World Tour: nata nel 1992 a Corvara, madre ex sciatrice azzurra e padre ex pilota delle Frecce Tricolori, non poteva che essere appassionata di montagna, sci e adrenalina: al Freeride è arrivata dopo un lungo peregrinare tra diverse discipline della neve, e non è l’unica sua passione: l’abbiamo intervistata – come anche Markus Eder – in occasione della presentazione del suo primo film a Milano Montagna, ecco le sue parole.

Arianna, cominciamo da “La Luce Infinita”, il film che hai presentato a Milano Montagna: come è nata l’idea?

È il primo film che ho prodotto e l’idea è nata dalla voglia di andare a sciare in posto nuovo con i miei migliori amici. Abbiamo avuto l’occasione di andare a trovare un amico che ha aperto un lodge in Norvegia, proprio di fronte al Polo Nord, là dove il sole non tramonta mai, e avendo finito l’università e la stagione del Freeride World Tour avevo più tempo per concentrarmi sullo sci e su cose nuove. Il film l’abbiamo elaborato io e Marco Tribelhorn, un mio amico filmaker e grande sciatore, dalla storia alla musica, che abbiamo registrato in cantina, e fino alla voce narrante: il messaggio che volevamo dare e che penso si capisca alla fine del film è che la bellezza dello sciare non è necessariamente la ricerca di cose estreme ma quella delle cose semplici come “pellare” con gli amici, sedersi in cima a una montagna, guardare la natura e il panorama e poi godere di una bella discesa. Ci sono tanti aspetti nello sci, e uno di questi è senza dubbio quello estetico, il piacere di fare delle belle curve e delle belle linee.

Teaser – La Luce Infinita from troublehaus on Vimeo.

A proposito di sci, come si arriva a essere la prima italiana a vincere il Freeride World Tour in appena 2 anni?

È stato un lungo percorso. Ho iniziato a sciare a 3 anni, e crescendo in Alta Badia, a Corvara, avevo le piste dietro casa. A 6 anni ho cominciato a fare telemark e gite con le pelli con mia mamma: è una ex sciatrice e mi ha fatto vedere tutti gli aspetti dello sci e della montagna senza mai forzarmi in nessuna direzione, lasciandomi la libertà di scegliere quello che mi piaceva. Poi ho cominciato a gareggiare nello sci alpino, e l’ho fatto per 10 anni con buoni risultati: all’inizio era molto divertente ma verso i 15 anni, quando lo sci alpino diventa un impegno pieno di regole e obblighi, mi sono accorta che quel mondo mi era diventato stretto. Quando una valanga ha travolto un caro amico è stato il momento in cui mi sono detta “basta, smetto di fare sci alpino e faccio quello che voglio io” e ho trovato il coraggio di lasciare quel mondo.

Ma non hai tolto gli sci dai piedi…

No, son passata a fare freestyle e slopestyle per 4 anni. Per fortuna nei primi 3 ho avuto modo di vivere questo sport prima che diventasse disciplina olimpica, poi quando lo slopestyle è diventato disciplina FIS mi è sembrato di tornare indietro e mi pareva avesse perso il fascino della libertà dei primi anni, così dopo il primo anno di Coppa del Mondo ho capito che anche questo mondo non faceva per me. Ho sempre sciato bene ma non ero mai arrivata a un livello tale da dire “faccio solo questo”, così ho deciso di andare a studiare all’università a Innsbruck ed è stata una delle decisioni migliori della mia vita: durante l’università cercavo sempre qualche “scusa” per perdere qualche giorno così mi sono iscritta alle gare di freeride. Il primo anno non sapevo nemmeno che ci fosse un circuito mondiale, poi nel giro di 2 anni mi sono qualificata per il Freeride World Tour. Insomma, è stata una progressione abbastanza lenta ed è l’amore per lo sci in ogni sua forma che mi ha fatto arrivare dove sono arrivata.

E adesso, dopo aver vinto il FWT, quali sono gli obiettivi? Punti sempre alla classifica?

Ovviamente mi piacerebbe ripetere quanto fatto lo scorso anno, però l’obiettivo vero comunque è continuare a divertirmi sciando, senza sentire pressioni di nessun genere. Spero che nevichi tanto perché ho due idee in testa, due progetti diversi. Uno è più su me stessa e sulla mia vita nel FWT, su ciò che accade al di fuori del giorno di gara: vorrei mostrare quello che di solito non si vede e non si conosce, oltre alla mia vita. L’altro è ancora un progetto di gruppo, sullo stare insieme in montagna e divertirsi.

Sei anche una grande appassionata di surf, forse per il senso di libertà di questo sport?

Sì, il senso di libertà penso sia un punto in comune molto importante anche rispetto alla mia vita. Quando avevo 14 anni e ho iniziato a surfare l’unico sogno era di diventare una surfista professionista, poi ho capito che vivendo nelle Dolomiti non era così facile da realizzare, tuttavia il surf gioca ancora un ruolo molto importante per me, è rimasto molto presente nella mia vita. ,Gli ultimi anni forse un po’ meno, ma ho scoperto la MTB da freeride e uno sport che mi permette di vivere la montagna in estate e questa è la mia nuova passione, molto simile al freeride invernale, perché riesci a muoverti velocemente in montagna e raggiungere tanti posti bellissimi in bici.

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