I caschi da sci e snowboard proteggono davvero la testa?

Secondo il Ministero della Sanità ogni anno sulle piste da sci si riscontrano circa 35mila incidenti, su un totale di circa 3 milioni di presenze. Per la maggior parte (84,6%) si tratta di contusioni, distorsioni, ematomi e fratture. Ma circa 3300 incidenti riguardano la testa.

Il casco è stato reso obbligatorio per i minori di 14 anni a partire dal 2005 (decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 20 dicembre), ma sempre più esperti sostengono che anche gli adulti dovrebbero indossarlo ogni volta che infilano gli sci ai piedi. E sempre più adulti sono convinti che indossare il casco sulle piste da sci sia un ottimo investimento per la propria sicurezza.

Ma, adulti i ragazzi che siano, quanto protegge un casco per sci o snowboard? Che impatti è in grado di assorbire? E quali caratteristiche deve avere?

L’omologazione UNI EN 1077

Come sempre, dobbiamo conoscere ciò che acquistiamo, a cominciare dall’etichetta che dovremmo trovare all’interno: se riporta la scritta UNI EN 1077 e l’indicazione di un anno significa che abbiamo in mano un vero casco che risponde ai requisiti di legge. Altrimenti abbiamo tra le mani un semplice cappello rigido, probabilmente di polistirolo, la cui capacità di assorbimento degli urti è tutt’altro che rassicurante. La stessa norma stabilisce anche due tipologie di casco per la pratica dello sci: quelli di classe A, obbligatori per le competizioni agonistiche, e quelli di classe B, che rispondono agli stessi requisiti di sicurezza ma sono più comodi, spesso perché non hanno una copertura rigida per le orecchie.

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Appunto, quando calziamo un casco omologato, fino a che punto possiamo sentirci sicuri?

I requisiti di sicurezza stabiliti per legge

Fino al punto in cui la legge garantisce determinati requisiti. A questo proposito i test stabiliscono che:

L’ampiezza di campo visivo deve essere almeno di 210° in orizzontale e 70° in verticale.
Per la capacità di assorbimento degli urti il casco deve sopportare un impatto alla velocità di 20 km/h.
Il casco deve anche resistere alla penetrazione di oggetti appuntiti. Secondo il test un punzone con punta di mezzo millimetro percosso con un peso di 3 kg che cade dall’altezza di 75 centimetri non deve perforare il casco fino ad arrivare a toccare la testa.
Il casco non deve sfilarsi con l’urto, ovvero se sottoposto alla trazione di un peso di 10 kg che cada per 17,5 cm tramite un cavo agganciato alla parte posteriore del casco stesso, e se ben allacciato, il casco non deve sfilarsi dalla testa.
La larghezza del sottogola deve essere di almeno 15 centimetri e non deve avere la mentoniera.

Come si capisce, si tratta di prove da laboratori, che per esempio non contemplano urti laterali oppure urti con rotolamento o sfregamento, molto più probabili in caso di caduta con gli sci e per i quali per esempio è stato inventato e omologato il sistema MIPS Multidirectional Impact Protection System.

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Le indicazioni per indossare correttamente il casco da sci

La norma UNI EN 1077 non si limita a stabilire i requisiti strutturali del casco, ma indica anche il corretto modo per calzare il casco:

Regolarlo sempre in modo da calzare senza muoversi o dondolare, meglio se utilizzando il regolatore micrometrico.
Evitare di spingerlo all’indietro verso la nuca, una posizione davvero pericolosa in caso di cadute sulla schiena (il casco potrebbe schiacciare la zona dell’inizio della colonna vertebrale).
Sostituire il casco dopo ogni urto violento: la stragrande maggioranza dei caschi in commercio sono di categoria B e sono omologati per un solo urto; dopo un impatto violento la loro capacità di assorbimento si riduce fino a dimezzarsi.

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