Come stanno i ghiacciai italiani?

(Credits: fran-42/Flickr)

Dove sono e come stanno i nostri ghiacciai? Era dal 1962 che non si faceva un check up completo ai ghiacci eterni italiani. Proprio in questi giorni è stato presentato all’Università Statale di Milano, in occasione del 19th Alpine Glaciology Meeting, il Nuovo catasto dei ghiacciai italiani. Si tratta del frutto delle ricerche condotte da un team di esperti coordinati dal professor Claudio Smiraglia, glaciologo della Statale, con il supporto scientifico del Comitato Glaciologico Italiano. Accanto a loro anche Levissima e l’Associazione Riconosciuta Ev-K2-CNR.

Dal rapporto emergono alcuni dati significativi. Innanzitutto, rispetto al censimento di cinquant’anni fa, risulta un aumento del numero dei ghiacciai nostrani, da 835 a 903. Ma, paradossalmente, non si tratta di un dato positivo: questo fenomeno è infatti legato all’intensa frammentazione che le nostre unità glaciali hanno subito nel corso degli anni. La superficie glaciale è infatti diminuita di circa il 30% (da 527 a 370 chilometri quadrati totali) portando a uno scenario di molti ghiacciai di piccole dimensioni, in media intorno agli 0,4 chilometri quadrati. Solamente tre superano i 10 chilometri quadrati, ossia i Forni nel Parco Nazionale dello Stelvio, il Miage in Valle d’Aosta e il complesso dell’Adamello-Mandrone, nel Parco dell’Adamello, quest’ultimo a tutti gli effetti il più grande d’Italia.

Nel catasto si nota come predominino i ghiacciai di tipo “montano” (57%), davanti ai “glacionevati” (40%) e a quelli “vallivi” (3%), distribuiti sostanzialmente quasi tutti nelle regioni alpine. La Valle d’Aosta detiene il primato con 134 chilometri quadrati, seguita dagli 88 della Lombardia e gli 85 dell’Alto Adige. Veneto e Friuli posseggono rispettivamente 3,2 e 0,2 chilometri quadrati di ghiacci perenni. Sugli Appennini se ne trova solo uno, il Calderone, sui rilievi dell’Abruzzo.

 

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