Perché non buttare la buccia di banana per terra

Perché non buttare la buccia di banana per terra

Lo facciamo, lo abbiamo fatto, lo faremmo tutti di buttare la buccia di banana per terra. Ma anche il torsolo della mela, o la buccia di un’arancia o del cocomero. Quanti ciclisti abbiamo visto gettare la buccia di banana a bordo strada? Quanti escursionisti farlo con il torsolo della mela? Quanti runner lanciare la buccia dell’arancia dopo il ristoro? Quanti, dopo un pic-nic. hanno lasciato la buccia dell’anguria tra i rovi o accanto al fiume? Magari non in città, ecco, ma in campagna, in una zona periferica, semirurale, oppure davvero in montagna, quanta gente abbiamo visto gettare i “rifiuti organici” nel prato, o tra i rovi? Be’, ma “in fondo è roba naturale, mica è spazzatura” abbiamo pensato più o meno tutti.
Sì, tecnicamente sì, un torsolo di mela e una buccia di banana o di arancia sono naturali e si decompongono. Anzi, è roba organica come si dice oggi, e l’organico pensiamo tutti che siano rifiuti che si decompongono diventando fertilizzante per il suolo.

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Ma, perché c’è un ma, ci sono almeno due obiezioni da fare a questo ragionamento:
1. In quanto tempo si decompone una buccia di banana?
2. Ma una buccia di banana (o di arancia, o un torsolo di mela) gettati per terra sono comunque “rifiuti”?

Cominciamo dalla prima domanda. Una buccia di banana ci può mettere anche un paio di danni a diventare scura, decomporsi, degradarsi e scomparire (succede con le temperature basse, perché è ricca di fibre di cellulosa, altrimenti ci vogliono almeno un paio di mesi). Così anche una buccia di arancia. Un torsolo di mela meno, un paio di mesi. Quindi sì, è roba organica, è roba biodegradabile, è roba che si decompone e sparisce, ma questo non succede dalla sera alla mattina. Provare per credere? Mettete una buccia di banana, un torsolo di mela o una buccia di arancia sul terrazzo, o nel prato davanti a casa (nel vostro prato privato…) e vediamo quando si decompongono.

Poi c’è la seconda domanda, e a questo proposito scommettiamo che se lasciate una buccia di banana o di arancia, o un torsolo di mela, in bella vista sull’erba del vostro giardino, in pochi giorni trovate altri rifiuti? È l’effetto imitazione, quello delle discariche abusive, che basta uno che scarica il primo sacco e poi lo seguono tutti (o almeno tutti quelli che vogliono smaltire abusivamente i propri rifiuti). La stessa cosa succede lungo il sentiero con la buccia di banana, in montagna con il torsolo di mela, nel prato con la fetta di arancia masticata al ristoro della tapasciata: “Se l’han fatto altri lo faccio anche io, tanto è roba naturale, organica“. Sì, roba naturale e organica che però ci mette mesi a decomporsi, se non anni, e che ne attira altra. E qui, senza scomodare la teoria della finestra rotta, vale sempre il vecchio adagio dell’escursionista consapevole: “Non prendere nulla se non i ricordi, non lasciare traccia del tuo passaggio“. Perché l’escursionista consapevole sa come fare un trekking a impatto zero, ma anche il turista consapevole sa come non lasciare tracce in spiaggia.
E il fatto che il sentiero, il prato, la montagna, la spiaggia, il letto del fiume o le sponde del lago siano di tutti, della comunità, non è un’attenuante. Anzi, è un’aggravante.

Con un paio di problemi collaterali non da poco: i rifiuti organici attirano topi e altri animali che se ne nutrono, e i semi, in determinate condizioni, potrebbero germogliare determinando la crescita di specie alloctone che colonizzano un territorio diverso dal loro habitat storico.

Quindi davvero, riportiamo a casa i nostri rifiuti, anche quelli organici. Anche al ritmo di una buccia di banana a testa possiamo contribuire a rendere il mondo un po’ più pulito.

Credits photo: Pexels

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