Andare al lavoro in bici: 10 domande e risposte

Ma come fai ad andare al lavoro in bici? Proviamo a dare risposta a questa e ad altre domande su questa alternativa ad auto e mezzi pubblici

Andare al lavoro in bici: 10 domande e risposte

Ma come fai ad andare al lavoro in bici? È la domanda che mi fanno più o meno tutti i vicini pendolari che per andare e tornare da Milano usano il treno ma soprattutto l’auto. E quando comincio a raccontare ci sono tante altre domande a cui dare risposta e che a questo punto mi sono deciso di raggruppare in questo vademecum al bike commuting.
Intanto: cosa significa per me andare al lavoro in bici? Significano 30 km all’andata e altrettanti al ritorno, dalla Brianza al centro di Milano (tra le fermate della metropolitana di Palestro e San Babila). Normalmente lo faccio in treno: uscita di casa 7:10, treno alle 7:24 per Garibaldi, passante ferroviario fino a Porta Venezia e un breve tratto a piedi per essere in ufficio più o meno 8:45. Diciamo 1 ora e 30 di viaggio. Idem al ritorno: spegnere il computer 18:15 ed essere a casa 19:45.
L’abbonamento a Trenord mi costerebbe 30 euro a settimana oppure 82 euro al mese o 712 euro l’anno. Ma siccome sono un “privilegiato” e lavoro in smart working alcuni giorni della settimana già da prima della pandemia, ho sempre acquistato il biglietto singolo, 7,20 euro al giorno andata e ritorno. Mediamente vado 2 o 3 volte a settimana in ufficio, ma talvolta mi capita di dover utilizzare l’auto. Dal punto di vista di fare il pendolare in auto per me significa 4 euro di metropolitana (2 euro a viaggio), altri 2 euro per il parcheggio di interscambio, talvolta qualche casello delle tangenziali milanesi più ovviamente la benzina. E mai, davvero mai meno di 2 ore di viaggio. Insostenibile.

Andare al lavoro in bici: domande e risposte

Già così si capisce che l’auto è la soluzione meno economica (oltre che la meno ecologica e normalmente la meno veloce), il treno è sostenibile e poi appunto c’è l’andare al lavoro in bici. Di cui vediamo ora domande e risposte.

1. Ci metti più o meno tempo?

Secondo Google Maps (che è un algoritmo, quindi calcola i tempi medi di percorrenza in base al mezzo) dovrei metterci 2 ore precise. All’andata ci metto circa 1 ora e 10′, al ritorno circa 1 ora mezza (ci sono circa 220 metri di dislivello, in discesa all’andata e in salita al ritorno). Diciamo che è leggermente più vantaggioso all’andata e uguale al ritorno. Ma sicuramente concorrenziale con il treno e, a parte botte di fortuna clamorose, sicuramente più veloce anche dell’auto.

Andare al lavoro in bici

2. Ma non arrivi tutto sudato?

Al mattino no. Partendo comunque 7:10 da casa l’aria è ancora fresca dalla notte e arrivo giusto un po’ sudato sulla schiena dove c’è lo zaino con il computer. Al ritorno sì, tantissimo. Cioè, io sudo già parecchio di mio quando faccio sport, ma alle 18:30 quando parto dal centro di Milano la città è arroventata dalle ore di caldo (e mi riferisco a questi giorni di maggio in cui è arrivano il caldo africano con punte di oltre 30°C). Quindi arrivo a casa che sono un bagno di sudore e mi devo fare una doccia.

3. Ma poi ti cambi?

No, anche dal punto di vista del dress code sono un privilegiato, cioè posso vestirmi casual, anche con una t-shirt e in alcuni giorni anche con dei pantaloni corti. Annotazione supplementare: non uso nemmeno i pantaloncini con il fondello perché ho la fortuna di avere un sellino della gravel molto comodo anche così. L’unica cosa è che uso le scarpette SPD, e quindi tengo un paio di sneaker di ricambio in ufficio. Certo, dovessi mettere abito, camicia e cravatta non sarebbe fattibile, almeno in questi termini.

4. Ma non ti stanchi?

Be’ no, se vai un po’ in bici 30 km, o 60 in un giorno spezzati in due, non sono una distanza stancante. E francamente non dovrebbero esserlo se si pedala senza velleità di prestazione o velocità.

5. Ma hai una e-bike?

No, ora ho una gravel, prima l’ho fatto anche con una MTB front. Ecco, una bici adatta forse sì è fondamentale: con la MTB ci mettevo sicuramente di più e facevo anche sicuramente un po’ più fatica, perché il rotolamento degli pneumatici è decisamente meno vantaggioso. Ho provato a farlo anche con delle e-bike: non si guadagna in tempo (l’assistenza arriva fino a 25 km/h, dopo è tutto gambe) sicuramente c’è meno impegno, per quanto riguarda il mio tragitto soprattutto al ritorno.

6. Lo faresti anche in inverno?

No, ma non per il freddo bensì per il buio. Il freddo è un “problema” che si risolve tutto sommato facilmente, cioè con l’abbigliamento adeguato. Ma quello che mi spaventa davvero è il buio: non tanto per me, che con le luci si può comunque pedalare anche al buio, quanto per gli altri, cioè gli automobilisti, che nonostante metta le luci di segnalazione mi lasciano per niente tranquillo. E non ho nessuna voglia di essere in tensione e nervoso per andare al lavoro in bicicletta.

7. È rilassante?

Dipende. Sicuramente è endorfinico. Arrivare in ufficio alle 8 e qualcosa dopo aver pedalato è sicuramente più benefico che dopo aver fatto 1 ora e mezzo di traffico o di mezzi pubblici. Idem quando arrivi a casa la sera, ti fai una doccia e poi ceni. Poi pedalare in una città come Milano è tutto fuorché rilassante. Da Monza e poi in Milano, lungo Viale Monza e Corso Buenos Aires, ci sono le bike lane ma francamente è una gimkana in cui non si può mai abbassare l’attenzione. E mi riferisco ovviamente al comportamento dei veicoli. C’è da dire che al mattino ci sono tantissimi genitori con figli in età scolare che usano le bike lane e li accompagnano a scuola in bicicletta ma siamo ancora lontani dal poterlo fare senza stare sempre allerta.

8. Preferisci il treno o la bicicletta?

Dipende. Ho la fortuna di usare una linea di Trenord non così affollata a livelli da carro bestiame, ma devo anche ammettere che dover tenere la mascherina FFP2 per tutto quel tempo comincia davvero a stancarmi. Se posso uso la bici, se devo lavorare pago 7,20 euro per avere la possibilità di guadagnare quasi 3 ore di lavoro nel corso della mia giornata.

9. Ma dove la metti la bici?

Questo è un punto importante. Il mio ufficio è in un edificio con custode e cancello, e con rastrelliera per le biciclette, quindi sicuro. Poi io ho anche il privilegio di portarla letteralmente in ufficio, e metterla accanto alla scrivania. Ma se dovessi lasciarla in strada avrei molti ma molti più dubbi.

10. Ma perché lo fai?

Ecco, questa è LA domanda. Perché lo faccio? Per un mix di motivi. Perché non sono obbligato a farlo ma posso scegliere se e quando farlo. Perché l’obbligo di mascherina FFP2 anche sui mezzi, soprattutto ora con il caldo, mi ha abbastanza stancato. Perché non sempre riesco a ritagliarmi del tempo per fare sport nel corso delle mie giornate, e allora anche questo è un modo per fare un po’ di movimento. Perché l’abitudinarietà mi disturba e mi spaventa, e a volte ho voglia o bisogno di cambiare il modo in cui faccio le cose. Perché fare le stesse cose in modi diversi cambia il mio punto di vista. Perché in bici non ho modo di guardare il telefono o usare il computer o leggere e diventa tempo per pensare e ne ho bisogno. E forse c’è qualche altro motivo che non ho ben messo ancora a fuoco.

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