L’Isola delle Rose: storie di micronazioni e di un film che parla di una splendida utopia

isola delle rose

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, la nuova commedia storica di Sydney Sibilia disponibile su Netflix, ha riacceso l’attenzione attorno alle cosiddette micronazioni, dietro le quali ci sono le idee di individui eccentrici e geniali che seguono l’utopia di creare con le proprie energie un’entità riconosciuta dai governi e dalle organizzazioni internazionali.
Alcuni di questi fenomeni sociali e mediatici li abbiamo già trattati, focalizzandoci ad esempio sulla República de la Concha in Florida (che ora è una semplice attrazione turistica), la République du Saugeais (tra Francia e Svizzera, un vero paradiso dello sport outdoor) e il Principato di Sealand a largo delle coste inglesi di Ipswich.
Partendo da L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, un film che ci è piaciuto molto, cerchiamo di capire come si stanno evolvendo i casi di micronazioni e perché, nonostante la loro impossibilità di diventare degli stati veri e propri, rimangono a dir poco affascinanti.
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L’incredibile storia dell’Isola delle Rose: perché è un film da non perdere

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, seppur omettendo diversi aspetti riguardanti il contesto politico dell’epoca, ha trattato in modo gradevole e romanzato le breve vita della piattaforma a largo di Rimini, fuori dalle acque territoriali italiane. Sibilia ha presentato l’Isola delle Rose, che nella realtà durò appena 55 giorni, come una specie di comune libertaria dove andavano in scena delle feste perfettamente in linea con il periodo storico (il Sessantotto).
Tuttavia, secondo le parole dell’esperto di micronazioni Graziano Graziani a Vice Italia, l’ingegnere Giorgio Rosa parlò solo di “grandi mangiate”, e le persone andavano e tornavano senza dormire in mezzo al mare.
Inoltre Rosa, interpretato dal sempre ottimo Elio Germano, in realtà era un 40enne in carriera che non puntava a creare un mondo in cui vivere in libertà, bensì un’attrazione turistica per rimarcare la sua insofferenza nei confronti della burocrazia italiana.

Genio e sregolatezza: il personaggio di Giorgio Rosa

Ma concentriamoci sul film. Nonostante la sua divergenza con i fatti reali, stiamo parlando di una commedia in grado di tenere incollati allo schermo tutti i target di pubblico: da chi quel periodo l’ha vissuto davvero a chi, essendo giovane o molto giovane, conosceva poco o nulla di quella che nel riminese è un po’ come se fosse una leggenda popolare.
Uno degli aspetti più interessanti della commedia è la perseveranza di Giorgio Rosa, che fino alla fine ha difeso la sua creazione contro tutto e tutti, andando dritto verso l’obiettivo di ogni creatore di una micronazione: avere una lingua, una moneta, un servizio postale e un riconoscimento a livello internazionale. L’ingegnere bolognese non si è fatto ingolosire dai soldi facili e ha resistito alle tentazioni nelle quali sono cascati i suoi compagni d’avventura, diventando una figura scomoda ai piani alti di Palazzo Chigi.
Un po’ semplicistico il motivo dietro le velleità di Rosa, che dal film pare che abbia lottato con cotanta caparbietà solo per impressionare la sua ex fidanzata. Tuttavia, il regista salernitano è stato bravo a rendere questa storia d’amore non pervasiva e ben amalgamata all’interno della trama.

Le micronazioni e il web

Un caso riuscito di micronazione è quello della Repubblica di Molossia (di cui vi avevamo già parlato), costituita nel 1999 nel Nevada (USA) da un bizzarro cittadino di nome Kevin Baugh. Si tratta, secondo molti esperti, della repubblica più piccola al mondo, in quanto è formata da un territorio di circa 4 mila chilometri quadrati composto da una sola abitazione (il cosiddetto Palazzo del Governo). La Repubblica di Molossia ha una sua moneta, non paga le tasse e, proprio così, si considera tuttora in guerra con la Germania dell’Est; all’ingresso potrete anche ricevere un timbro sul passaporto.
È proprio attorno alla fine degli anni Novanta che il fenomeno delle micronazioni ha subìto un cambiamento a causa dell’avvento di internet, che sotto certi aspetti ha tolto un po’ di magia a queste storie così particolari (spesso acquisiscono le fattezze delle più comuni operazioni di marketing). Sul web, infatti, esistono diverse guide che consentono di creare micronazioni fittizie che chiaramente non potranno mai essere riconosciute dagli stati e dalle organizzazioni sovranazionali, ma che stanno facendo aumentare il numero di micronazioni virtuali sparse per il mondo.

[Photo by Netflix / YouTube]

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