Paola Gianotti: come ho attraversato la Siberia in bici

Si chiama ultracycling ed è la ‘specialità’ più estrema del ciclismo. Stiamo parlando di gare – le cosiddette “over 1000” – ai limiti del buonsenso come la Parigi-Roma nonstop da 1700 km, la Transcontinental Race da 4000 km che tocca dieci paesi europei, la Parigi-Brest-Parigi da 1200 km e la celebre Race Across America di 4800 km.

Gare di questo genere, su lunghezze intorno ai 6-700 km, ce ne sono parecchie anche in Italia. Quello che non s’era mai visto prima però era una gara da 9200 km (!) da Mosca a Vladivostok. È la Red Bull Trans-Siberian Extreme, 14 tappe – la più corta di 300 km e la più lunga da 1200 km e oltre.Redbull Transiberian race (6)
E la cosa incredibile è che le richieste per un pettorale per la prossima edizione intasano la casella di posta elettronica degli organizzatori. “Qualche mese fa, all’annuncio della gara, gli organizzatori hanno selezionato un gruppo di atleti in base al proprio curriculum. Io, al mio attivo, avevo soprattutto il record (in fase di omologazione) per il giro del mondo in bicicletta più veloce di sempre – 29430 km in 144 giorni, stabilito nel 2014″, racconta Paola Gianotti, 33 anni, nata a Ivrea, l’unica donna iscritta in coppia col suo socio di pedalate, Paolo Aste.

“Per questa prima edizione è stato stabilito un numero massimo di iscrizioni di 10 atleti per testare l’organizzazione e la capacità di garantire la sicurezza degli atleti”. Paola e Paolo hanno terminato l’impresa in 286 ore abbondanti, a meno di 4 ore dalla coppia vincitrice, i russi Mikhail Ignatyev e  Ivan Kovalev.

“C’erano due categorie di atleti in gara: quelli che gareggiavano individualmente e quelli che gareggiavano a coppie. Le coppie si sono divise la distanza, pedalando virtualmente ‘solo’ per 4600 km ciascuno e dandosi regolarmente il cambio con il proprio compagno. Per mantenere un ritmo alto e poter stare dietro alle coppie più veloci (questa è l’unica ultracycling marathon in cui è permesso stare in scia, ndr), io e Paolo abbiamo deciso di darci il cambio ogni ora, saltando su e giù dal furgone del nostro team che ci seguiva. Su quel mezzo abbiamo guidato, dormito (le altre notti sono state trascorse in tenda da campeggio, sui pullman dell’organizzazione o in ex caserme dell’Armata Russa), abbiamo mangiato, pianto e ovviamente aggiustato la bici. E poi, nel giro di un’ora, tornavamo sull’asfalto”.

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23 giorni di fatica ad una incredibile velocità media di oltre 30 km/h. “La prima tappa da 300 km è stata durissima, una vera cronometro chiusa a 36.5 km/h di media. La tappa da 1200 km è durata più di due giorni ininterrottamente durante i quali ho riposato sul furgone mangiando riso, barrette energetiche, banane e tanta frutta secca. Tornando a casa mi sono accorta di non essere dimagrita per lo sforzo di tre settimane in sella ma sono riuscita a perdere anche 5 kg in una sola tappa, soprattutto a causa dei venti caldi che non ci facevano respirare. Era d’obbligo poi reintegrarli al volo per poter affrontare quella seguente. Dire che il mio metabolismo era sballato è un eufemismo: in questi casi mangiavo grandi piatti di pasta anche alle tre del mattino”.Redbull Transiberian race (4)
Le condizioni meteo sono state la prima preoccupazione degli atleti (“si passava dal troppo caldo al troppo freddo“), insieme alle condizioni del manto stradale (“che poi, alla fine, si è rivelato meno disastroso di quanto immaginavamo”) ma il valore aggiunto dell’impresa sono state tutte le emozioni di questa esperienza che mettevano in secondo piano anche la stanchezza: “Da un punto di vista sportivo, è ovviamente più una questione di testa che di fisico, anche se mi sono allenata pedalando per mesi dalle 3 alle 5 ore al giorno. La voglia di mettermi in gioco è stata la molla di tutto. Le persone che ho incontrato e i luoghi che ho visto hanno fatto il resto”. Perm, Yekaterinburg, Omsk, Novosibirsk, Krasnoyarsk, il Lago Baikal (“poterci nuotare al termine di una tappa è stato emozionante e liberatorio”), Khabarovsk ed infine Vladivostok sulle sponde dell’Oceano Pacifico, dall’altra parte del mondo: “Ovviamente la gara è stata molto più dura del mio giro del mondo in bici. I ritmi sono stati impressionanti”.Redbull Transiberian race (5)

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