Perché le valanghe non cadono sulle piste da sci?

Valanghe di neve fuori pista

Sembra che i telegiornali non parlino d’altro che delle tragedie della montagna. Le valanghe – causate dall’instabilità della neve fresca, dagli sbalzi di temperatura e dal passaggio incauto degli sciatori – fanno una manciata di morti ad ogni weekend, dal Monviso al Monte Lussari. Ovviamente, chiunque ha potuto notare che le valanghe colpiscono sempre e solo lontano dalle piste e che gli incidenti coinvolgono sempre solo freerider e scialpinisti.

Perché le valanghe non cadono sulle piste da sci?
“Perché tutte le piste da sci vengono generalmente protette e, in caso di necessità, bonificate”, ci dice Sergio Zeni, il responsabile del servizio sulle piste di Pampeago, in Val di Fiemme, in Trentino. Il turista sciatore difficilmente se ne rende conto ma c’è un grande lavoro a monte – nel vero senso della parola – per mettere le piste in sicurezza.

Due sono i tipi di approccio al problema: prevenire le valanghe o, al contrario, provocarle in tempi e modi per cui non possano diventare distruttive per cose e persone nel momento in cui cadano naturalmente.

“In ogni ski-area esiste una figura professionale con l’impegnativo compito di controllare tutti i giorni lo stato del manto nevoso comunicandolo alle istituzioni di competenza, bloccando l’accesso alle piste quando la situazione si fa pericolosa e soprattutto gestendo costantemente le bonifiche dei pendii”.

Partiamo dalla prevenzione: “I paravalanghe sono il sistema più efficace, da installare su quei versanti dove statisticamente si rivelano più frequenti i distacchi di cumuli di neve (le valanghe cadono solo su declivi la cui pendenza supera i 30 gradi, ndr). Il pericolo rimane solo nel caso rarissimo in cui l’altezza della neve superi addirittura quella dei paravalanghe. E poi c’è il sistema più empirico della battitura”, continua Zeni. “Mettendo un gatto battipista in sicurezza assicurato con i verricelli, è possibile compattare la neve su brevi tratti di pista in modo tale che sia più sicura”.

Al contrario, provocare artificialmente la valanga è il sistema più sicuro per annullare all’origine qualsiasi pericolo: “Tanti anni fa veniva usato l’esplosivo: si piazzava un candelotto di dinamite nella neve nei punti strategici perché l’esplosione facesse smuovere la massa e la facesse scendere a valle in un momento in cui non c’erano sciatori in pista. In casi di neve umida e compatta, a volte i candelotti non avevano alcun effetto e c’è voluto poco tempo perché si cambiasse tecnica: l’esplosione, infatti, è più efficace se avviene un paio di metri sopra la neve perché è lo spostamento d’aria a provocare la valanga e non la detonazione in sé”. E i candelotti vennero agganciati a pali di due metri infilati nella neve fresca.

Oggi la tecnologia si è ovviamente evoluta e si è arrivati a due sistemi perfettamente complementari: “Usiamo i cannoni non per sparare la neve ma per sparare alla neve. Lungo le piste più a rischio vengono installati dei cannoni speciali, chiamati Gas-Ex, all’interno dei quali, con una speciale miscela di gas (ossigeno e propano) e senza dinamite, generiamo delle esplosioni controllate che provocano un potente spostamento d’aria che a sua volta induce la valanga controllata”.

Basta un colpo di telefono da casa via GSM e il cannone spara, ovviamente quando non c’è nessuno nei paraggi. Decisamente più economico, più efficace e più facilmente gestibile rispetto all’uso della dinamite.

Lo strato di neve rimane “instabile” e quindi più facilmente “spostabile” per circa tre ore dopo il termine della nevicata; oltre questo tempo si assesta diventando una massa più compatta: “Basta una nevicata di 30 cm perché si renda necessario l’utilizzo dei Gas-Ex. In quei casi, dobbiamo agire velocemente all’interno di quell’intervallo di tempo, liberando dalla gente – nel caso – le piste su cui la neve incombe e sparando”.

Nel caso in cui una pista non sia tutelata dal cannone Gas-Ex, allora si interviene con il sistema “Daisy Bell”: “Il principio su cui opera è il medesimo ma c’è una sorta di cannone a forma di campana che viene calato da un elicottero fin sopra l’accumulo pericoloso. L’esplosione provoca uno spostamento d’aria perfettamente indirizzato e sempre efficace. Tre i problemi: in caso di maltempo e di buio l’elicottero non può alzarsi e bisogna arrivare sul posto entro la scadenza del tempo”.

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