Lo sappiamo tutti: le cose che ci piacciono di più sono quelle che ci fanno ingrassare, che ci fanno più male.
Spoiler: non è vero.
Ritmi frenetici, restrizioni continue, senso di colpa. Ci convinciamo che tutto ciò che ci piace finisca per farci male. La brioche del bar, il cioccolato dopo cena, le patatine condivise, la pizza del sabato sera: tutte “tentazioni”, tutte cose da controllare.
E più proviamo a controllarle, più diventano irresistibili.
Ma se smettessimo di considerarle nemiche? Se provassimo a capire davvero perché le cose buone ci attirano così tanto?
Perché pizza, cioccolato e patatine non sono il problema
Alla fine, le cose buone non fanno male. Fanno male quando gli chiediamo di fare un lavoro che non spetta a loro: colmare il vuoto, calmare la tensione, riempire la stanchezza, darci quel piacere che nelle nostre giornate non trova spazio altrove. in questo senso… fanno benissimo il loro lavoro.
Se tornano al loro posto — quello di un piacere dentro una vita ricca di altri piaceri — allora non c’è niente da temere. Pizza, cioccolato, patatine non sono nemici. Sono momenti. E i momenti, quando li scegli con presenza, non fanno male. Ti fanno bene.
Il nostro cervello è ancora programmato per la scarsità
Il piacere non è un errore. È un meccanismo biologico.
Ogni volta che proviamo qualcosa di piacevole, il cervello rilascia dopamina per dirci: “Questa cosa è utile, ripetila”.
Per gran parte della nostra storia evolutiva, alimenti ricchi di carboidrati e grassi erano rarissimi. Trovarli significava sopravvivere meglio a un inverno difficile, a una carestia, a condizioni ambientali ostili.
Il nostro cervello ha sviluppato un “allarme piacere” potentissimo per questi cibi perché erano preziosi.
Oggi viviamo in un mondo dove una focaccia è sotto casa e le patatine arrivano in 15 minuti. Ma il nostro sistema nervoso è ancora tarato sulla scarsità.
Non è debolezza desiderare cioccolato la sera. Non è mancanza di controllo volere la pizza quando sei stanca. È biologia, non colpa.
Restrizione e senso di colpa: il vero cortocircuito
Il problema non sono le cose buone. È il contesto. Se la pizza arriva quando sei sfinita, diventa un’ancora di salvezza.
Se il cioccolato è l’unico istante di consolazione, finisce per prendere troppo spazio.
Se vieti, desideri di più. La restrizione accende l’ossessione. L’ossessione porta a mangiare oltre la fame.
Il cambiamento vero nasce quando il piacere non è più l’unica via di fuga in giornate piene di pressione.
Come godersi le cose buone senza farsi male
-
Parti dalla fame vera.
Mangia cibi “piacere” quando hai fame fisiologica, non quando sei esausta o nervosa. -
Cerca soddisfazione, non stordimento.
La misura giusta è quella che ti fa dire: “Ok, sono contenta”. -
Rallenta.
Sedersi, respirare, mangiare con attenzione aumenta il piacere e riduce la quantità necessaria. -
Non usarli come anestetico.
Le patatine non curano lo stress. Lo sospendono per pochi minuti. -
Aggiungi altri piaceri alla giornata.
Luce naturale, movimento, natura, pause vere.
Perché l’outdoor regola l’appetito meglio di una dieta
Muoversi all’aperto, camminare, respirare aria fresca, prendere il sole: tutto questo regola l’appetito più di qualsiasi schema rigido.
Non perché “ti tiene impegnata”, ma perché abbassa lo stress e ristabilisce l’equilibrio naturale del corpo.
Quando stai meglio, non hai più bisogno di mangiare le cose buone come se fossero una scialuppa di salvataggio.
Il corpo torna a chiedere ciò che serve, non ciò che anestetizza.
Cosa mettere nello zaino per evitare l’abbuffata al rientro
Quando sei nella natura il corpo si regola meglio. Ma la fame improvvisa può arrivare forte. Lo zaino è prevenzione intelligente.
-
Uno snack che ti piace davvero.
Mandorle, una barretta buona, un pezzetto di cioccolato fondente. -
Un carboidrato semplice.
Pane, gallette, frutta secca con uvetta. -
Qualcosa di fresco e idratante.
Una mela, dei mandarini, una borraccia piena. -
Un comfort food intelligente.
Un muffin fatto in casa, pane con un velo di marmellata, qualche dadino di formaggio. -
Mai escursioni a digiuno “strategico”.
Non fa dimagrire. Porta solo a compensare dopo.
Monia Farina è Biologa e nutrizionista. Già referente provinciale per l’ordine Nazionale dei Biologi, è ideatrice del metodo Mangiaperpiacere di educazione alimentare per il benessere della persona.
Leggi anche
Mindful Eating: 10 strategie per controllare il mangiare emotivo
Il segreto per mangiare sano: cosa, quanto e soprattutto quando mangiare
Cosa deve mangiare una donna dopo i 50 anni per tenersi in forma
> Iscriviti alla nostra newsletter compilando il form qui sotto!
Spoiler: ne mandiamo poche, ma buone!
©RIPRODUZIONE RISERVATA





