Come mettere un alveare in casa (anche in città)

Anche le api – gli effetti della cui impollinazione sono responsabili del 70% di ciò che mettiamo in tavola – sono protagoniste dell’Expo di Milano 2015 dedicato all’alimentazione, futuribile e sostenibile. Una serie di grandi arnie, realizzate da designer e artisti di fama, sono state installate per l’occasione nel centro città per sensibilizzare la gente sull’importanza dell’insetto e suggerirne l’allevamento. Basti pensare che tanti anni fa c’era un’arnia in ogni scuola.

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Ma è davvero possibile avere il proprio alveare personale? Serve un giardino o basta un balcone? Bisogna per forza vivere in campagna o è possibile anche farlo in una metropoli come Milano o Roma? E quanto costa? Lo abbiamo chiesto a Claudia Zanfi, esperta apicoltrice e membro della direzione di Green Island, il progetto internazionale (www.amaze.it) che – anche a Milano – propone mostre, conferenze, incontri e installazioni sulla sostenibilità urbana degli alveari e sulla salvaguardia delle api e del miele, alimento naturale per eccellenza.flickr forest wander cc

Cominciamo dall’ABC: qual è la differenza tra alveare, arnia e favo?
“L’alveare è l’intero sistema di api, della loro attività e della loro casa, di miele, cera e di tutto quanto ci sta attorno. L’arnia è la casa delle api realizzata artificiosamente dall’uomo. Il favo è la casa che le api si costruiscono da sole, solitamente nell’incavo di un tronco o sul ramo di un albero. La struttura del favo è virtualmente perfetta: da milioni di anni, teoricamente dall’inizio della storia naturale, il favo non è mai cambiato nella sua forma e continua ad essere realizzato da questi imenotteri sempre nello stesso modo”.

Voi avete installato delle arnie metropolitane: ma esistono dei favi da qualche parte in città?
“Bisogna sapere che un’ape alla ricerca del nettare può volare fino a 10-12 km lontano dalla base. Quindi, trovare un’ape in Piazza del Duomo a Milano significa che c’è un’arnia o un favo nei dintorni. Del resto, soprattutto in primavera, anche le città possono offrire molto polline alle api con i fiori delle piante, dei giardini e delle ville comunali e perfino con quelli delle aiuole tra i semafori e quelli sui balconi. Le api sono dappertutto. Ci sono interi alveari a Parigi sul tetto dell’Opera, a Londra sul tetto delle università, ma anche a Bruxelles, a Berlino e in molte altre città d’Europa. All’estero, le istituzioni favoriscono e incentivano l’apicoltura urbana. La presenza delle api è un chiaro segnale che l’ambiente, l’aria e perfino la biodiversità urbana sono migliori. Ora vogliamo provare a farlo anche a Milano”.

Da dove bisogna cominciare se si vuole provare a mettersi un’arnia in casa?
“È molto più facile e divertente di quanto possa sembrare. Per prima cosa bisogna fare un corso per imparare a gestire le api. Ci si può rivolgere a Legambiente, piuttosto che a Italianostra e a moltissime associazioni ambientaliste e agrarie locali. I corsi si tengono sempre solo durante l’inverno, mentre il ciclo vitale delle api è rallentato. I nostri costano relativamente poco (tra gli 80 e i 100 euro) e durano 4-5 settimane, un giorno la settimana, durante il weekend”.

E poi c’è l’attrezzatura…
“C’è almeno un negozio specializzato in ogni città. Il kit minimo comprende innanzitutto un’arnia. Le più piccole (prevalentemente a scopo didattico) costano anche solo 20 euro. Le più grandi possono contenere fino a 50.000 api e superano i 300 euro. E poi servono almeno una maschera e i guanti, un abito di protezione e un affumicatore, oltre ai telai estraibili che stanno all’interno dell’arnia. Il tutto per 150-200 euro, anche se il numero degli accessori potrebbe essere infinito. E ovviamente poi serve un’ape regina (al costo più o meno di 20 euro) ed eventualmente tutta la popolazione dell’arnia. Le api vengono acquistate a pacchi o a chili: un chilo equivale più o meno a 10.000 api e viene venduto a circa 100 euro.fkickr cc james patrick casey

 

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